Oppio e vendetta, i nazionalisti cinesi nel Triangolo d’oro

Nei pressi di Chiang Rai – Triangolo d’oro

Dove finiscono i vinti della Storia? Semplice, nel Triangolo d’oro! A parte le facili battute, resta il fatto che le luci della ribalta spettano ai vincitori, soprattutto se a vincere sono i comunisti in Cina, guidati da un leader la cui fama pochi personaggi storici hanno eguagliato. Il Kuomintang, ossia il parito dei nazionalisti cinesi, fu il grande sconfitto di quella guerra civile durata decenni, eccezion fatta per una tregua utile a combattere insieme l’invasore giapponese. Di quegli anni un museo molto interessante e con aspetti unici si trova a Tengchong, una bella cittadina cinese non lontana dal confine con la Birmania.

Proprio la Birmania, oggi Myanmar, sarà la grande protagonista di queste vicende. Qui infatti si ritirò l’esercito nazionalista in rotta dallo Yunnan, sfuggendo la certa sconfitta ad opera dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese. In questa parte della Birmania, zona del paese popolata da minoranze  che il governo dell’allora Rangoon non aveva – e non ha ancora oggi – pacificato, i reduci nazionalisti gettarono le loro basi. Vicende estremamente avvincenti che ci sono raccontate molto vividamente da uno splendido libro: The secret army, scritto dallo storico americano Richard M. Gibson.

L’autore, oltre che storico, è anche un ex-diplomatico americano che, per motivi di servizio, ha soggiornato a lungo nel sudest asiatico. In quest’opera, che a mette a nudo un lato poco conosciuto del Triangolo d’oro, Gibson utilizza una quantità infinita di fonti, anche grazie alla collaborazione di un collega di Taiwan: Wenhua Chen. Taiwan è anche l’altra grande protagonista di questa storia, essendo il luogo dove lo Stato Maggiore del Kuomintang, guidato da Chiang Kai-Shek si ritirò sconfitto e covando pensieri di vendetta contro i comunisti di Mao. Vendetta che doveva essere compiuta dalle truppe rimaste in Birmania.

Questa non fu la prima volta che le vicende storiche cinesi videro gli sconfitti travolgere i mai netti confini con Birmania, Laos e Vietnam. Basti pensare alle black flag, comprendenti spesso reduci della rivolta Taiping, che ridussero in cenere i templi di Luang Prabang. Nel Triangolo d’oro banditi, ribelli e rivoluzionari sono sempre state figure mai facilmente distinguibili, come questo libro mostra in maniera esemplare. Le truppe del Kuomintang si insediarono in remoti villaggi, mischiandosi con minoranze ostili al potere centrale birmano, con controrivoluzionari laotiani e con trafficanti d’oppio, merce di cui questa regione era la principale produttrice mondiale prima di essere soppiantata dall’Afghanistan.

Pagina dopo pagina si dischiude l’esistenza precaria di questa armata, dove ormai i soldati di professione sono una minoranza, il suo spostarsi tra Laos, Birmania e Thailandia, senza dimenticare i nazionalisti fatti prigionieri dai francesi dopo la fuga nel Tonchino. Mentre i propositi di vendetta ed i piani di riconquista della Cina, partendo dallo Yunnan, si facevano sempre più sporadici e irreali, i nazionalisti si inserivano nel panorama del traffico d’oppio, stringevano legami con la corrotta polizia thailandese e diventarono un caso di conflitto internazionale che coinvolgeva anche la lotta per il seggio cinese all’ONU.

Questo seggio era conteso tra Pechino e l’autoproclamato governo cinese in esilio di Taiwan, una battaglia molto lontana ed allo stesso tempo molto vicina ai nazionalisti stanziati lungo il confine tra Thailandia e Birmania; in ogni caso una soluzione doveva essere trovata. Per tale scopo si mosse anche il governo americano, seppur con dipartimenti in lotta tra loro e su posizioni contrastanti, mentre da Taiwan Chiang Kai-Shek prometteva pubblicamente di evacuare le truppe nazionaliste ma segretamente le finanziava, come se non bastasse molte delle parti in causa erano pesantemente implicate nel traffico d’oppio.

Le vicende dei nazionalisti cinesi nel Triangolo d’Oro arrivarono ad un punto di svolta con il cambiamento della scena politica internazionale: molti di loro vennero evacuati a Taiwan, altri decisero di restare in Thailandia come privati cittadini e di altri si persero le tracce nell’universo del traffico d’oppio. Ancora oggi si possono vedere vilaggi abitati dai discendenti di questi soldati perduti, un aspetto del Triangolo d’Oro che forse pochi conoscono e che aggiunge ulteriore diversità al panorama già variegato delle minoranze etniche della regione. Un libro davvero interessante che tocca una quantità di temi diversi, assolutamente da leggere.

Fonte immagine: Wikipedia

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