L’identità centroasiatica ed il corpo delle donne

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Donne tagike

Sin dalla loro indipendenza, giunta quasi inaspettata e probabilmente non voluta, le cinque repubbliche centroasiatiche sono alle prese con la costruzione di un percorso identitario che giustifichi la loro esistenza. Regione di popolazioni spesso nomadi, l’Asia Centrale venne assorbita dall’impero zarista con un processo di conquista lungo e non certo facile. Il dramma venne quando l’Unione Sovietica, in un delirio regolatore, volle assegnare a queste popolazioni un luogo dove risiedere e, soprattutto, un’identità spesso artificiosa. Negli ultimi mesi un dibattito  sta investendo l’Asia Centrale, un dibattito che riguarda il “giusto” modo in cui le donne centroasiatiche debbano vestirsi. Altro

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Il Tempio della Terra – Pechino

Costruito nel 1530 durante la dinastia Ming, il Tempio della Terra occupa una piccola parte del Ditan Park, in un punto della città diametralmente opposto a quello dove si trova il più famoso e più grande Tempio del Cielo. Nel Tempio della Terra gli imperatori celebravano i sacrifici durante il solstizio d’estate, cerimonie in precedenza svolte nel Tempio del Cielo prima che venissero costruiti quelli della terra, della luna e del sole. Simboleggiando la terra questo tempio ha forma quadrata, con al centro l’altare dei sacrifici. Anche dal punto di vista della struttura si oppone al Tempio del Cielo, caratterizzato da forme tonde, grazie all’architettura che si rifà alle teorie dei cinque elementi (legno, fuoco, metallo, metallo, acqua ed appunto terra). L’elemento terra è associato al quadrato e rappresenta il momento in cui si ha l’equilibrio e l’armonia tra tutti gli altri quattro stati energetici. Il Ditan Park si trova nel distretto di Dongcheng, più precisamente in Andingmenwai Street, nella parte settentrionale del centro di Pechino.

Cambogia, quale modello per le classi medie?

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Monumento all’indipendenza – Phnom Phen

Come tutti i paesi della regione, la Cambogia sta vivendo un periodo di crescita economica, con una media annuale di oltre sette punti percentuali, sottolineato anche dalle stime della Banca Mondiale. Negli ultimi anni il tasso di povertà della popolazione è radicalmente sceso e la sua classe governante ha l’ambizione di aumentare notevolmente il reddito medio nel futuro prossimo. Il paese si avvia dunque verso un radicale cambiamento, guidato dal suo leader Hun Sen, che impatterà ovviamente sulla composizione sociale con una forte ascesa, peraltro già in corso, delle classi medie. La gestione di questo cambiamento sarà una sfida per l’élite del paese. Altro

Un negro è sempre un negro

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Raccogliere arance per 15€ al giorno (photo: EPA/FRANCO CUFAR)

Creare parallelismi tra fatti di storia o di cronaca non è mai buona cosa, le circostanze ed i protagonisti sono diversi. Il rischio è quello di generalizzare a cadere nello stereotipo. Al contrario è molto interessante confrontare le reazioni delle stesse persone a fatti diversi. Non è passato molto tempo da quando il mondo occidentale (ed una parte di quello non occidentale) si è ritrovato unito, deciso e combattivo in occasioni dell’assalto alla testata francese Charlie Hebdo. Decine di governanti hanno sfilato insieme per dire, ecco… per dire cosa? Ma soprattutto cosa c’entra questo con quanto successo in Kenya? Si, perché ora parleremo dei poveri negretti africani, senza peraltro chiedere nessuna offerta. Altro

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Sen Moronom – Cambodia

Una mattina all’alba in una delle zone più sperdute della Cambogia, uno dei pochi posti dove l’unico ATM accetta solo la carta di credito e non il bancomat. Siamo a Sen Moronom, capitale della provincia cambogiana del Mondulkiri, un tempo sperduta tra le foreste oggi sperduta e basta. La zona subisce infatti una fortissima deforestazione dovuta all’industria del legname. Addirittura Sen Moronom è ora unita a Banlung, capitale del Ratanakiri, da una strada che si snoda dove prima era un sentiero passante per la foresta che i più ardimentosi percorrevano in moto. Questo cane sembra comunicarmi qualcosa, forse un messaggio soprannaturale, diventando il centro di tutto l’esistente mentre la realtà intorno evapora. Una mattina all’alba mi sono svegliato e l’ho trovato lì, che mi fissava come a chiedermi dove stessi andando, in che direzione andasse la mia vita. Anche questo è viaggiare.

Altre foto da Sen Moronom su Flickr.

 

The fall of Dzungars and the state building, geopolitics of steppe

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The battle of Yesil Kol Nor – September 1759

The adage states “two dogs strive for a bone and a third runs away with it”, but if the two dogs shall seek agreement, the third one loses. This appears to be one of the messages of a monumental, very interesting and beautiful book: China marches West The Qing conquest of Central Eurasia, written by Peter C. Perdue, professor of Chinese History at Yale University. The book has over 700 pages full of names, data and geographical locations. It’s a real reference for people willing to deal with the issue, but which issue? This isn’t an easy answer, due to the multilevel complexity emerging throughout the narration. Altro

Il tempo violentato. Storie dal Sud-Est asiatico

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Malacca, una colonia di importanza strategica

Uno degli errori più grossi che si possono fare, cercando di capire quanto avviene nel mondo, è quello di usare categorie occidentali. Gli stessi organi di informazione, nel loro tentativo di rendere comprensibili al grande pubblico eventi complessi, abusano spesso di concetti molto diversi se riferiti ad una realtà non occidentale. Democrazia, diritti umani, stato nazione e molti altri sono termini che se usati male possono causare gravi conseguenze, soprattutto nell’opinione pubblica. Anche la storia di un continente come l’Asia spesso viene affrontata da un punto di vista eurocentrico, dove le grandi potenze occidentali diventano le vere protagoniste del racconto, ma è possibile raccontare le cose in modo diverso? La risposta non è così semplice. Altro

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Un ovoo mongolo

Chi ha viaggiato in Mongolia si sarà sicuramente trovato davanti a dei cumuli di sassi agghindati con sciarpe per lo più di colore: si tratta di ovoo, letteralmente “mucchio di pietre”. Quello nella foto è di una forma più grande ed elaborata, appena superata Ölgii, la capitale dell’aimag di Bayan-Ölgii. Gli ovoo si trovano spesso in luoghi alti come la cima di colline o passi di montagna, oppure in prossimità dell’incrocio di più strade. La consuetudine vuole che intorno all’ovoo si facciano tre giri in senso orario, lasciando offerte che possono andare dai sassi alle bottiglie di vodka, spesso anche copertoni usati. Oltre che punti di riferimento sono anche importanti elementi del culto sciamanico ancora vivo nonostante la religione ufficiale della Mongolia sia il buddhismo. La loro venerazione rimanda al culto di Tengri, Dio supremo spesso accomunato al cielo. Le sciarpe che adornano gli ovoo si chiamano khadag e sono riconducibili al buddhismo tibetano, ossia la dottrina diffusa in Mongolia.

 

Allo stadio in Cina

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Tifosi del Shandong Luneng Taishan F.C.

Dopo due mesi di viaggio nello Yunnan più remoto e nei deserti del Xinjiang eccomi a Shanghai, per una settimana di relax ed assoluto riposo prima del rientro in Italia. Dopo avere rischiato la vita in un attentato, essere arrivato nei pressi del confine con Pakistan, Tagikistan e Kirghizistan decido di buttarmi sulla cosa più comune che esiste : il calcio! Voglio andare allo stadio in Cina. Il calcio cinese, anche grazie ai soldi con cui compra allenatori e calciatori occidentali in cerca di una buona pensione, sta crescendo ed a me non resta che scegliere la partita da andare a vedere. Altro

Il Kazakistan tra sonno e risveglio

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L’incubo – Eugène Thivier (1894)

Kalachi è un villaggio di circa 600 anime situato nel nord del Kazakistan, nella regione di Akmola, a poco più di 200km dal confine con la Russia. Sarebbe rimasto un luogo oscuro senza raggiungere gli onori delle cronache se non fosse che, da circa due anni, vive quello che per i suoi abitanti sta diventando un vero incubo: la paura di cadere addormentati da un momento all’altro, senza nessun motivo apparente. Dal marzo 2013 questo villaggio kazako è conosciuto per questo stranissimo fenomeno, al momento inspiegabile, che ha ormai colpito quasi un quarto della sua popolazione. Le ipotesi sono molte, dalle miniere di uranio all’isteria collettiva, ma finora nulla di certo è emerso in merito. Altro

Voci precedenti più vecchie

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