Afghanistan, viaggio nel profondo

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Mercato afghano

I lettori più affezionati di questo blog ormai sanno che qui i collezionisti di mete esotiche sono molto amati, turisti troppo entusiasti ben rappresentati da un noto tour operator italiano, le cui dinamiche ricordano quelle di una setta. Eppure la sconsideratezza, in dosi più o meno massicce, è componente fondamentale di ogni viaggio, specie se la meta è l’Afghanistan. L’incontro con il diverso, con una realtà altra non è mai semplice, sbagliando si impara ma fondamentale è la volontà di apprendere dai propri sbagli. In alcuni casi, l’entusiasmo infantile e fuori luogo può anche essere perdonato. Altro

La voce del padrone, l’Italia e le multinazionali

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L’ingresso in fabbrica – Fonte Filmhafizasi.com

Secondo alcuni sondaggi, nel mondo occidentale l’Italia è seconda solo agli Stati Uniti nell’errata percezione della realtà. L’informazione italiana occupa la stessa non invidiabile posizione per quanto riguarda la mancata narrazione di quanto accade dentro e fuori il paese. In sostanza un paese che vive in una dimensione parallela, come può facilmente constatare chiunque provi ad informarsi tramite fonti estere. In particolare in campo economico-finanziario sembra davvero che nessuno, nel coro dei media nostrani, sembri ansioso di raccontare cosa sta succedendo. Altro

La foto della domenica

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Monti Fann – Tagikistan

Cime oltre i 5mila metri, ghiacciai ed una vegetazione aspra. Così appare il Tagikistan una volta usciti dalla galleria nei pressi di Ayni, ai tempi della foto (2011) ancora in costruzione. Attraversare quel tunnel è stata davvero un’impresa a tratti claustrofobica: niente luce, crateri enormi, acqua ovunque ed un’infinità di camion. Quelli nella foto sono i monti Fann, visti dalla provincia di Sughd, vale a dire una delle roccaforti dei nazionalisti al tempo della guerra civile. Questa provincia ospita una base dell’aereonautica ed è percorsa dall’M34, un’arteria vitale che mette in comunicazione la capitale, Dushanbe, con Khujand, la seconda città del paese antica di 2500 anni e storicamente di tradizione uzbeka. Khujand, chiamata allora Leninabad, è stata uno dei centri della guerra civile che ha incendiato il paese tra il 1992 ed il 1997, qui era la sede del “clan di Khujand”, un’alleanza politica che controllava il governo tagiko. Sebbene queste vette sembrino così distanti da tutto, anche ai piedi dei monti Fann scorrono le vicende umane, non sempre felici.

Khmer DJs, vite violente sospese tra Stati Uniti e Cambogia

 

Boomer, Boney, Dicer, Spooks e Seattle sono i soprannomi di alcuni dei protagonisti di una storia poco conosciuta, quella dei cambogiani espulsi dagli Stati Uniti e costretti a vivere in un paese che non è il loro. Arrivati negli USA in fuga dagli orrori della Kampuchea Democratica, come veniva chiamata la Cambogia ai tempi di Pol Pot, oggi molti di quegli esuli vedono i loro figli rimpatriati a forza verso un paese dove spesso non sono nemmeno nati, avendo visto la luce nei campi profughi a quel tempo allestiti in Thailandia. Una volta in Cambogia si trovano di fronte ad una realtà per loro sconosciuta. Altro

La Cina contro i suoi demoni

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Una moschea a Qiemo – Xinjiang

Secondo le leggende, il deserto del Taklamakan sarebbe stato popolato da demoni, la cui voce i viaggiatori potevano udire durante le tempeste di sabbia che, nel corso dei secoli, hanno ricoperto intere città. Per l’impero cinese il Taklamakan è sempre stato un confine oltre cui si stendeva un mondo poco conosciuto, spesso ostile, la cui conquista non poteva che andare di pari passo con la dominazione. Oggi i demoni sono usciti dalle sabbie del deserto per attestarsi nelle oasi che le circondano, prendendo il volto del terrorismo islamico. Demoni che forse la Cina non sa più riconoscere. Altro

La foto della domenica

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L’ingresso in Mongolia a Tsagaanuur

Il posto di confine di Tsagaanuur è situato nell’ovest della Mongolia e mette in comunicazione il paese con la Russia. La sua apertura ha rappresentato la possibilità di raggiungere una delle regioni mongole più remote. Qui l’etnia dominante è quella kazaka, lo si può vedere anche dalle gher, solitamente più grandi di quelle mongole e con delle differenze all’interno. Il confine è situato in una vera e propria terra di nessuno dato le cittadine più vicine, Tsagaanuur in Mongolia e Tashanta in Russia, distano tra loro circa 50km. Arrivando dalla Russia si resta colpiti dal cambiamento del paesaggio, dalle foreste degli Altai si passa ad alture brulle e spazzate dal vento. Personalmente ho trovato un vento talmente forte da non riuscire quasi ad aprire la portiera della macchina. Inoltre mentre in Russia le strade sono asfaltate, la Mongolia accoglie il visitatore con le sue piste ed il suo sterrato. Ma anche questo fa parte del fascino mongolo.

Sulla riva sbagliata del fiume, turkmeni d’Afghanistan

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Negozio di tappeti turkmeni ad Aqcha – Afghanistan

Com’è noto, l’Asia Centrale è un coacervo di etnie differenti, tanto più lo è l’Afghanistan dove lo stesso inno nazionale ne nomina ben quattordici. In questo angolo di mondo nascere a pochi chilometri di distanza significa crescere in un contesto culturale differente, in un villaggio dagli usi e dalle tradizioni diverse da quello vicino. Oppure potrebbe significare nascere addirittura in un altro stato che divide la stessa etnia a causa di confini artificiosi imposti da potenze straniere per poter controllare il territorio. Nascere dalla parte sbagliata di un fiume potrebbe costare la vita, ben lo sanno gli abitanti del distretto di Marchak nella provincia afghana di Baghdis, dove gli abitanti sono da tempo intrappolati. Altro

La foto della domenica

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La caduta di Saigon – Ho Chi Minh Trail Museum

Il 30 Aprile 1975 Saigon cade nelle mani delle truppe nordvietnamite, finisce la guerra del Vietnam ma per la città inizia una nuova era. Saigon venne infatti ribatezzata di lì a poco col nome di Ho Chi Minh City, per voler dare al paese futura memoria e testimonianza rivoluzionaria. Visitare il Vietnam significa avere costantemente a che fare col patriottismo legato alla guerra contro la Francia prima e gli Stati Uniti poi. I musei dedicati a quel periodo storico sono molti, spesso davvero belli. Quello che ospita il modellino multimediale dell’assedio di Saigon ripreso nella foto, si trova circa 15km a sud di Ho Chi Minh City ed è interamente dedicato al cosidetto Sentiero di Ho Chi Minh, la via per cui le truppe nordvietnamite portavano a sud uomini ed armamenti. La Guerra del Vietnam è onnipresente nel paese del Sud-Est asiatico, così come i libri che ne parlano venduti per strada da venditori ambulanti. Impossibile visitare il Vietnam, ma anche Laos e Cambogia, senza volersi interessare alla sua storia recente, se capitate ad Ho Chi Minh City non perdete l’Ho Chi Minh Trail Museum. Per arrivarci prendete il bus n.2 dal centro città e scendete al capolinea, il museo si trova 500 metri sulla destra.

Islam and Central Asian new generations, which co-existence?

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Old and young believers

Life under Soviet Union wasn’t easy for Muslims. After a promising beginning due to Lenin’s religious politics, things changed radically with the coming to power by Stalin. The Stalinist URSS terminated the religious liberty granted to Islam, from that time seen as the most dangerous threat to the integrity of Soviet republic. Worst comes to the worst in 1959, when the new First Secretary of the Central Committee of the CPSU, Nikita Khrushchev, launched a campaign for forced atheism in Central Asia. Despite this, Islam survived and continued to glow under the ashes of repression. Altro

Bello come una banca che brucia

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Bruegel il Vecchio – La torre di Babele (1563)

Quello che è successo a Milano il I Maggio 2015 potrebbe essere una cesura storica, oppure un evento del tutto insignificante. Oggi i fatti hanno perso il loro valore intriseco e contano solo per come vengono rappresentati. Sparita quasi del tutto la capacità analitica dagli organi di informazione, ma soprattutto dalle menti della gente comune, resta il sensazionalismo emozionale, un fuoco di paglia che si spegne presto, molto più interessante quindi osservare le reazioni ai fatti. Mentre tutti ormai possono dire la loro sui vari social network, la lettura deglie eventi cede il posto alla lettura di come questi vengano recepiti. In quest’ottica la giornata del I maggio a Milano assume contorni inquietanti. Altro

Voci precedenti più vecchie

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