La foto della domenica

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Una delle immagini più comuni quando si pensa ad un viaggio in Asia: un tramonto su di un paesaggio mozzafiato. Il sole tramonta in tutto il mondo, ovviamente, ma in Asia l’imbrunire ha un fascino particolare, quasi come se la sera calasse sulle disavventure umane con tutta la sua muta potenza. Qui siamo in Vietnam, in uno dei tour classici che partono da Hanoi, ossia la visita alla Pagoda dei Profumi navigando in barca lo Yen River, noto anche come Fiume Rosso. Questo fiume ha un’importanza di primo piano nella storia del Sud-Est asiatico, sulle sue acque correvano le comunicazioni ed i commerci tra lo Yunnan e l’odierno Vietnam. La colonizzazione francese accentuò questo aspetto commerciale facendone una vera e propria arteria vitale dell’Indocina. Secondo la tradizione popolare il Fiume Rosso ha anche un gemello: il Fiume Nero, suo affluente.

Altre foto possono essere viste su Flickr.

Draghi e mercanti, la Cina nella modernità

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Uno dei nove draghi al Beihai Park, Beijing – China

La nostra cultura razionale, a volte ci fa ritenere non degni di attenzione i fatti che sfuggono alla comprensione, che non possono essere spiegati scientificamente. Eppure le cose non sono sempre state così, ad esempio sono numerose le cronache medievali che registrano apparizioni di croci celesti, di globi infuocati nel cielo o altre stranezze. Ogni epoca filtra quello che non conosce attraverso gli strumenti del suo patrimonio culturale, come accade ancora oggi con i presunti avvistamenti di dischi volanti ed altri oggetti misteriosi. Nella storia cinese sono numerose le apparizioni di draghi, annotate con grande cura nelle fonti ufficiali del tempo. Altro

Siamo tutti crociati? Il fondamentalismo islamico e l’identità perduta

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Le crociate secondo un manoscritto medievale

La “lotta al terrore” sta assumendo contorni sempre più grotteschi, si stanno acculumando contraddizioni su contraddizioni e sembra che proprio in queste sia una delle chiavi per capire cosa succede. Purtroppo non si può ragionare in termini del tutto lucidi e distaccati quando di mezzo ci sono vittime innocenti. Tuttavia il fondamentalismo islamico queste vittime non le ritiene per nulla innocenti, come dimostra una foto apparsa su Twitter dove una delle persone morte a Tunisi viene etichettata come crociato “schiacciato dai leonei del monoteismo”., rallegrandosi ovviamente della sua morte. Ma cosa c’entra con le crociate un pensionato novarese, davvero allo Stato Islamico importa della sua morte? Altro

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Bayan-Ölgii, Mongolia

La provincia di Bayan-Ölgii si trova nella parte più occidentale della Mongolia, confinante con la Russia ed il Kazakistan. La popolazione di questa provincia è per la maggior parte di etnia kazaka (oltre l’80% della popolazione totale) e di religione musulmana. Dopo l’indipendenza del Kazakistan, nel 1991, oltre 30mila persone decisero di lasciare la Mongolia, ma negli anni successivi molte varcarono nuovamente la frontiera per farvi ritorno. Bayan-Ölgii è anche la provincia con la maggiore altitudine media del paese, sviluppandosi in gran parte sui monti Altai. Dal punto di vista turistico questa parte della Mongolia è tra le meno frequentate, ma negli ultimi anni sta vedendo l’aumento di turisti che visitano a cavallo i suoi numerosi parchi nazionali e le sue aree protette.

Orgoglio e gasdotti, la sfida del TAPI

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La costruzione del gasdotto

Il mondo della geopolitica energetica viene spesso trascurato, nonostante la sua importanza cruciale, a causa di un eccessivo tecnicismo. Vere e proprie valanghe di dati sommergono il lettore, arrivando al punto che anche degli esperti potrebbero avere difficoltà nel leggere certi articoli, se non del settore. Eppure la rete di gasdotti che si snoda attraverso il continente eurasiatico ha un suo fascino, conoscere meglio le dinamiche che ci permettono di cucinare la nostra cena potrebbe essere un’esperienza a portata di tutti. In questa galassia un gasdotto merita attenzione: il TAPI, che dovrebbe nascere in una delle regioni più complicate dell’Eurasia. Altro

Il volto del boia, Califfato ed autorappresentazione

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Martirio di San Giovanni Battista – Masaccio

La forza di una civiltà sta anche nell’immagine con cui rappresenta i propri nemici, una civiltà salda non avrà problemi a riconoscere l’avversario, combattendolo in nome di una presunta diversità. Questo non accade oggi. La civiltà occidentale è profondamente in crisi, prigioniera di uno sviluppo fondato sul denaro, un progresso economico che travolge ogni differenza in nome del valore della moneta. Possiedo quindi sono. Ma anche un mondo dove le uniche differenze sono date dal potere d’acquisto, una società dove la classe diventa transnazionale, al di sopra di ogni barriera etnica o geografica. Ma le resistenze sono molte. Altro

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Grande Muraglia, Mutianyu – China

La Grande Muraglia è forse tra le costruzioni più famose al mondo, sulla cui natura esistono molte opinioni contrastanti. Opera inutile costata la vita a moltissime persone secondo alcuni, grande sforzo collettivo della nazione cinese secondo altri. Di sicuro la Grande Muraglia come la intendiamo oggi è di fattura abbastanza recente, risalente all’epoca della dinastia Ming. Nonostante l’idea comune, la Grande Muraglia è l’unificazione di diversi bastioni già esistenti. Inoltre, l’immensa barriera più che una struttura militare destinata a fermare le scorrerie delle popolazioni nomadi, aveva grande importanza come elemento divisorio di culture appartenenti a mondi diversi, un vero e proprio confine tra “noi” e “loro”. La Storia spesso non è come sembra.

Sabbie immobili, l’identità a rischio del Turkmenistan

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Deserto del Karakum – Turkmenistan

Il deserto ricopre l’80% del territorio del Turkmenistan, il sottosuolo è talmente ricco di gas da farne il quarto paese al mondo per riserve stimate. Non è un caso che periodicamente in Europa si torni a parlare del Turkmenistan come di un’importante fonte energetica alternativa. Alternativa a cosa? Alla Russia, ovviamente. Così è stato anche in occasione della gravissima crisi ucraina, che tocca anche il rapporto con Mosca dei paesi centroasiatici, innescando meccanismi identitari e sconvolgendo sottili equilibri politici; tutte questioni alle quali il Turkmenistan ha sempre tentato di restare estraneo, ma sembra proprio che Asghabat debba fare i conti con la realtà internazionale. Altro

Travel blogger, i figli perduti della globalizzazione

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Quando viaggiare è cool e molto social

…è una questione di qualità…

(Io sto bene – CCCP)

I racconti di viaggio ci sono sempre stati, da quando esiste l’uomo esiste il fascino dell’ignoto, della scoperta di luoghi mai visti prima. La Storia ci offre molti esempi di viaggiatori i cui resoconti furono spesso di importanza straordinaria per la diffusione della conoscenza, basti pensare al grande esploratore Ibn Battuta ed alle sue narrazioni, oppure a Zhang Qian che trascorse diversi anni della sua vita in avventurose peripezie lungo la Via della Seta, portando per la prima volta in Cina conoscenze di prima mano dell’Asia Centrale. Ed ancora i mercenari portoghesi diventati protagonisti nel Sud-Est asiatico, la cui sola presenza deponeva sovrani. Infine il nome più celebre, Marco Polo, agiato rampollo dell’epoca la cui credibilità è a volte messa in dubbio. Ma oggi cosa succede? Altro

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Villaggio afghano visto dal Tagikistan

Un villaggio afghano fotografato dal Tagikistan. Siamo nei pressi del piccolo ponte che, appena prima della città di Khorog, unisce Afghanistan e Tagikistan. Tra i due paesi gran parte del lunghissimo confine è delimitata dal fiume Pyandzh (detto anche Panj), che nasce dalla confuenza dei fiumi Pamir e Wakhan, per poi correre verso ovest e gettarsi nell’Amu Daria. Nomi evocativi, come quello della strada che lo costeggia per un lungo tratto, vale a dire l’’M-41: l’autrostrada del Pamir. Questo confine è arduo da controllare, snodandosi tra valli molto profonde ed essendo a tratti, come nella foto, davvero breve la distanza tra i due paesi. Questo favorisce il contrabbando di merci illegali, in particolare droga dall’Afghanistan, vera e propria costante della regione. Dal Tagikistan si i vedono villaggi afghani, con le loro case di fango, davvero a due passi; sembra quasi impossibile esistano frontiere a dividere delle comunità molto simili.

 

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