L’Asia Centrale tra geopolitica e crisi economica

La tomba di Tamerlano – Samarcanda

Per capire l’importanza strategica dell’Asia Centrale basta osservare una qualunque cartina: confinante con due superpotenze come Russia e Cina, non lontana dall’India e dall’Europa, l’Asia Centrale si trova inoltre sul confine nord di una delle zone più calde del pianeta, ossia l’Afghanistan. Se poi passiamo ad analizzarne le risorse, non equamente distribuite al suo interno, ci renderemmo conto come il controllo di questa regione possa interessare a molti, nonostante gli aspetti, fisici e sociali dell’Asia Centrale rendano tale controllo una questione difficile e costosa.

I due grandi attori presenti nella regione sono, come detto, Russia e Cina anche se le potenze minori con interessi in Asia Centrale sono numerose. Pechino e Mosca sono apparentemente due alleati legati da solidi vincoli, per esmpio l’appartenenza comune alla Shanghai Cooperation Organisation, in realtà la situazione è più complessa di come appare.  La Cina dal 2008 ha infatti soppiantato la Russia come primo partner commerciale dei paesi centroasiatici, modificando inoltre la propria strategia non più di basata solo su una penetrazione economica ma sempre più estesa, sul lungo termine, anche al settore militare.

La Cina ha infatti tutto l’interesse a difendere la costruzione della one belt one road, vero e proprio perno della sua nuova condotta geopolitica. Tuttavia in questo campo la presenza cinese è ancora lontana da quella russa, a partire dalla mancanza di basi per le sue forze armate.  Tuttavia le recenti attività antiterrorismo che Pechino ha realizzato, senza coinvolgere Mosca,  in collaborazione con Afghanistan, Tagikistan e Pakistan rischiano di riportare alla luce la tradizionale rivalità in Asia Centrale tra le due superpotenze. Molto dipenderà anche dalle scelte di un altro grande attore: gli USA.

Una delle grandi incognite per il futuro centroasiatico sono le scelte che gli Stati Uniti faranno nel “dopo Afghanistan”. L’interesse americano per l’Asia Centrale negli ultimi anni si è notevolmente ridimensionato, ma non è chiaro se per la politica statunitense sia preferibile una regione guidata dalla Russia oppure dalla Cina. Potrebbe prospettarsi un asse tra Washington e Pechino in chiave antirussa, una soluzione di coesistenza che al momento sembra essere essere una soluzione anche ad altre zone del pianeta. Soprattutto ora che la Cina ha deciso di essere presente su più fronti.

Nel frattempo l’Asia Centrale sembra avere intrapreso un processo involutivo, dimostrato anche dal recente report di Freedom House sul livello di democratizzazione. Ad eccezione del Kirghizistan le altre repubbliche centroasiatiche sono sempre più autoritarie, con una crisi economica e sociale che potrebbe diventare esplosiva.  Il crollo del prezzo del greggio ed il rallentamento economico cinese hanno colpito le esportazioni uzbeke,  con il settore pubblico che sta subendo forti tagli di personale, come  in Turkmenistan dove i dipendenti pubblici rimasti si vedono sempre più spesso pagare gli stipendi in natura.

La crisi russa sta inoltre svalutando duramente le rimesse degli emigrati, una voce importante nel bilancio delle repubbliche centroasiatiche. Tagikistan e Kirghizistan sono alle prese con problemi di approvigionamento energetico mentre le classi medie kazake, le più ricche dell’Asia Centrale,  devono affrontare le loro aspettative deluse. I governi della regione sino ad ora hanno in qualche modo saputo gestire la situazione ma le cose potrebbero presto cambiare. Al momento è in esponenziale aumento il numero di arresti per reati finanziari, ma non è detto le cose restino sotto controllo.

Quello che sembra certo è il fallimento dei programmi di democratizzazione della regione finanziati soprattutto dai paesi occidentali. Oggi, tuttavia, l’Occidente ha deciso di cambiare rotta ed abbracciare il realismo, mettendo la sicurezza al primo posto tra i suoi interessi. I paesi centroasiatici non sono più pressati per riformare le loro istituzioni, rendendo in questo modo ancora più oscura la gestione dei fondi e dei finanziamenti, disincentivando inoltre gli investimenti privati. Un pessimo segnale per l’Asia Centrale, dove sempre più spesso anche gli scontri interetnici partono da domande politiche rimaste senza risposta.

Vedremo cosa riserverà il domani all’Asia Centrale e vedremo anche se le potenze che vogliono controllare la regione avranno i mezzi per farlo, il rischio è aggiungere caos al disordine.

Fonte immagine: Journeys On Quest – Flickr

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Mag 03, 2016 @ 19:39:00

    Da quando è crollata l’Urss, l’Asia Centrale non trova pace, ne un equilibrio…..

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  2. mirkhond
    Mag 03, 2016 @ 21:22:05

    Forse, dopo il crollo dell’Urss, la soluzione avrebbe potuto essere nella creazione di un Turan/Turkestan sotto un unico governo.
    Purtroppo sono prevalse le satrapie create da Stalin per tenere diviso il Turkestan occidentale……

    Rispondi

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