La foto della domenica

297 Going to Xieng Khuan

Freedom

Per concludere questa serie di Foto della domenica ecco una delle foto più apprezzate tra quelle da me scattate, risultando quella più vista in assoluto in tutte le mie gallerie su Flickr (per le quali non smetterò mai di ringraziare il mio amico Patrizio). Ho detto concludere in quanto per il momento il blog si ferma, con Luglio sono arrivate le vacanze ma soprattutto ci sono nuovi, si spera importanti, progetti in vista. La ragazza in motorino rappresenta bene un paese entrato di recente nella mia vita: il Laos. Un paese che corre verso la modernità, cercando di rimanere se stesso, lungo strade ancora polverose. La foto è stata fatta sulla strada che, correndo parallela al Mekong ed al confine con la Thailandia, conduce al parco tematico di Xieng Khuan. La “centaura” mi ha semplicemente visto impolverato ed appiedato (la fermata del bus era distante alcuni chilometri) e mi ha fatto capire che se volevo mi avrebbe dato un passaggio, semplicemente. Come semplice è la vita, nonostante tutto

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Il Turkmenistan è un paese dove tutto è possibile, anche l’esistenza di una strada che dal confine con l’Iran scende dalle montagne ed arriva dritta nel cuore della capitale. Quella nella foto è Revival Square (Piazza del risveglio), in turkmeno Galkynysh, situata nel centro di Ashgabat in una zona nevralgica per la vita economica e culturale del paese. Il monumento al centro della piazza venne inaugurato nel 2011 e rappresenta la Festa del risveglio (18-19 maggio), l’unità del popolo turkmeno e la poesia di Magtymguly Pyragy, importante leader spirituale turkmeno del XVIII secolo. Quella del risveglio è solo una delle numerosissime feste nazionali del Turkmenistan, tra cui si annoverano la Giornata del melone e quella del tappeto. Ovviamente non si può resistere e si scattano miliardi di foto alla selva di marmo bianco che è Asghabat, ma fatte attenzione perché potreste far arrabbiare la polizia del paese più pazzo del mondo.

La foto è stata fatta giusto pochi mesi dopo l’inaugurazione del monumento, conoscendo le abitudini turkmene non se ne assicura la presenza al vostro arrivo.

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Choijin Lama Temple, Ulaanbaatar – Mongolia

Questa foto, scattata nel 2011, mostra già come da alcuni anni la capitale mongola sia in espansione, con il nuovo che sovrasta il vecchio, a volte anche in maniera arrogante come nel caso della collina di Zeisan. Il monastero buddhista della foto venne completato nel 1908, per essere poi trasformato in museo nel 1938, durante il regime comunista. La sua costruzione si ritiene sia stata voluta da Jebzundamba, l’ottavo Bogd Khan, in onore del fratello il Choijin Lama Luvsanhaidav. Il tempio si compone di diversi edifici che ospitano una serie molto interessante di dipinti e sculture, tra cui quelle delle maggiori divinità buddhiste mongolo-tibetane. Gli interni del tempio sono inoltre abbelliti da elaborate decorazioni, mentre all’esterno si protende la moderna Mongolia con i suoi nuovi palazzi che rendono quasi straniante la presenza di questo bel tempio.

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456 Jinghong

Il fiume Mekong a Jinghong, Yunnan – Cina

Jinghong è una città nell’estremo sud della regione cinese dello Yunnan. Solitamente viene usata come tappa dai turisti che attraversano la frontiera con il Laos. Il turismo più tradizionale si concentra infatti nel nord dello Yunnan, attorno Kunming e verso il Tibet, a Dali o Lijiang. Eppure Jinghong, che i cinesi chiamano Banna dal nome della provincia di Xishuangbanna, è un luogo che merita di essere visitato, con i suoi viali ombreggiati dalle numerosissime palme e con le numerose etnie che la vivono. La città si trova infatti in una regione dalla forte presenza thai, zona di regni i cui confini si estendevano sulle attuali Birmania, Thailandia (Chiang Mai fu fondata nel 1296 da un sovrano strettamente imparentato con la dinastia regnante a Jinghong), Cina e Laos. Simbolo di tutto ciò il fiume Mekong che attraversa Jinghong, dove viene chiamato Lancang, snodandosi lungo i confini di tutto il Sud-Est asiatico. Basti dire che in cinese Jinghong significa scenario immenso.

Altre foto possono essere viste su Flickr

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Mausoleo di Tamerlano – Samarcanda

Il Gur-e Amir rappresenta uno dei monumenti imperdibili di Samarcanda, la meta turistica più famosa dell’Uzbekistan. La sua costruzione iniziò nel 1403, sui resti di un edificio precedente, quando morì Muhammad Sultan erede designato al trono di Timur, ossia Tamerlano. Nel mausoleo oltre al celebre sovrano ed al suo mancato erede, riposano i figli Shah Rukh e Miran Shah, nonché l’altro nipote Ulug Beg. Dopo la sua morte Timur fu disturbato una prima volta nel 1740 quando il sovrano persiano Nadir Shah tentò di recuperarne i resti, fermato dalla rottura della pietra tombale letta come presagio di sventura, quindi nel 1941 quando archeologi sovietici ne ricomposero i tratti somatici partendo dal teschio. L’importanza di questo mausoleo sta anche nell’essere stato un modello architettonico per le successive tombe Moghul, tra cui il Taj Mahal di Agra, in India.

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Monti Fann – Tagikistan

Cime oltre i 5mila metri, ghiacciai ed una vegetazione aspra. Così appare il Tagikistan una volta usciti dalla galleria nei pressi di Ayni, ai tempi della foto (2011) ancora in costruzione. Attraversare quel tunnel è stata davvero un’impresa a tratti claustrofobica: niente luce, crateri enormi, acqua ovunque ed un’infinità di camion. Quelli nella foto sono i monti Fann, visti dalla provincia di Sughd, vale a dire una delle roccaforti dei nazionalisti al tempo della guerra civile. Questa provincia ospita una base dell’aereonautica ed è percorsa dall’M34, un’arteria vitale che mette in comunicazione la capitale, Dushanbe, con Khujand, la seconda città del paese antica di 2500 anni e storicamente di tradizione uzbeka. Khujand, chiamata allora Leninabad, è stata uno dei centri della guerra civile che ha incendiato il paese tra il 1992 ed il 1997, qui era la sede del “clan di Khujand”, un’alleanza politica che controllava il governo tagiko. Sebbene queste vette sembrino così distanti da tutto, anche ai piedi dei monti Fann scorrono le vicende umane, non sempre felici.

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L’ingresso in Mongolia a Tsagaanuur

Il posto di confine di Tsagaanuur è situato nell’ovest della Mongolia e mette in comunicazione il paese con la Russia. La sua apertura ha rappresentato la possibilità di raggiungere una delle regioni mongole più remote. Qui l’etnia dominante è quella kazaka, lo si può vedere anche dalle gher, solitamente più grandi di quelle mongole e con delle differenze all’interno. Il confine è situato in una vera e propria terra di nessuno dato le cittadine più vicine, Tsagaanuur in Mongolia e Tashanta in Russia, distano tra loro circa 50km. Arrivando dalla Russia si resta colpiti dal cambiamento del paesaggio, dalle foreste degli Altai si passa ad alture brulle e spazzate dal vento. Personalmente ho trovato un vento talmente forte da non riuscire quasi ad aprire la portiera della macchina. Inoltre mentre in Russia le strade sono asfaltate, la Mongolia accoglie il visitatore con le sue piste ed il suo sterrato. Ma anche questo fa parte del fascino mongolo.

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La caduta di Saigon – Ho Chi Minh Trail Museum

Il 30 Aprile 1975 Saigon cade nelle mani delle truppe nordvietnamite, finisce la guerra del Vietnam ma per la città inizia una nuova era. Saigon venne infatti ribatezzata di lì a poco col nome di Ho Chi Minh City, per voler dare al paese futura memoria e testimonianza rivoluzionaria. Visitare il Vietnam significa avere costantemente a che fare col patriottismo legato alla guerra contro la Francia prima e gli Stati Uniti poi. I musei dedicati a quel periodo storico sono molti, spesso davvero belli. Quello che ospita il modellino multimediale dell’assedio di Saigon ripreso nella foto, si trova circa 15km a sud di Ho Chi Minh City ed è interamente dedicato al cosidetto Sentiero di Ho Chi Minh, la via per cui le truppe nordvietnamite portavano a sud uomini ed armamenti. La Guerra del Vietnam è onnipresente nel paese del Sud-Est asiatico, così come i libri che ne parlano venduti per strada da venditori ambulanti. Impossibile visitare il Vietnam, ma anche Laos e Cambogia, senza volersi interessare alla sua storia recente, se capitate ad Ho Chi Minh City non perdete l’Ho Chi Minh Trail Museum. Per arrivarci prendete il bus n.2 dal centro città e scendete al capolinea, il museo si trova 500 metri sulla destra.

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Spiaggia a Cholpon-Ata – Kirghizistan

Questa foto potrebbe sembrare scattata in una qualunque spiaggia, magari nel fine settimana. Invece siamo in Kirghizistan, a circa 1600 metri d’altitudine, sulle rive del lago Issyk Kul. Il nome del lago in lingua kirghisa significa “lago caldo”, infatti questo specchio d’acqua – primo al mondo per volume e secondo per superficie – sembrerebbe che non ghiacci mai, pur essendo circondato da vette innevate. Nel Issyk Kul sfociano ben 118 corsi d’acqua grandi e piccoli, facendone un area di particolare importanza per la biodiversità. Questo lago è stato una rinomata meta turistica al tempo dell’Unione Sovietica, soprattutto per quanto riguarda la cittadina di Cholpon-Ata. Oggi arrivando da Bishkek, capitale del Kirghizistan distante circa 250km, una volta arrivati al lago si incontra la città di Balykchy, abbastanza in rovina e desolata, del cui ufficio del turismo sono stato il primo cliente nel 2011! Ma non fatevi scoraggiare e proseguite fino a Cholpon-Ata, finirete col trovarvi in una piccola Rimini centroasiatica. Infine una nota informativa, nei pressi del lago c’è un posto di confine con il Kazakistan, ma la strada sarebbe in così pessime condizioni che anche i locali tenderebbero ad evitarlo.

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cavalli

Dice un proverbio che “un mongolo senza cavallo è come un uccello senza ali”. Questo animale è infatti fondamentale nella cultura e nella società mongola, tanto più considerando le origini nomadi di questo popolo. In Mongolia i cavalli sono diversi milioni, più della stessa popolazione del paese. I cavalli mongoli fecero la fortuna dell’esercito di Gengis Khan e sono presenti anche nel folklore, ad esempio nella narrazione epica dello Jangar. Uno dei più importanti strumenti musicali della tradizione mongola, il morin khuur, considerato un vero e proprio simbolo della nazione, è strettamente legato ai cavalli sia nella forma che nel suono. Viaggiare in mongolia significa fare ripetuti incontri con branchi di cavalli lasciati quasi allo stato brado. In realtà questi animali hanno un proprietario, essendo quelli selvatici poco numerosi, riconoscibile dal marchio sull’animale. Il furto dei cavalli è in Mongolia un crimine molto grave e severamente punito. Infine va ricordato come nel tengrismo, credo religioso mongolo di tipo sciamanico, il cavallo rappresenta l’anima delle persone, chiamata proprio “cavallo del vento”.

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