Xinjiang, sulle orme dei demoni urlanti

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Verso le grotte di Kizil

Inutile negarlo, su questo blog amiamo molto il Xinjiang, di cui abbiamo scritto a più riprese. Questa regione cinese unisce due mondi diversissimi, la Cina propriamente detta e l’Asia Centrale. Il Xinjiang è forse una delle regioni più evocative del mondo, sia per la sua Storia – di qui passava la Via della Seta – che per il suo essere incrocio di popoli e culture. Una regione non facile da viaggiare, ma che saprà regalare delle soprese infinite a tutti coloro che vorranno avventurarsi nella sua scoperta, sulle rotte delle antiche carovane e dei cercatori di tesori, una terra che vi entrerà direttamente nell’anima, facendola sua.

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Nella città vecchia di Kashgar

Il Xinjiang è essenzialmente diviso in due parti, quella più settentrionale che corrisponde grosso modo alla Zungaria, ed il bacino del Tarim, al cui interno possiamo ritrovare uno dei deserti più famosi e temuti del mondo, il deserto del Taklamakan. Sono due aree molto diverse, la Zungaria incuneata tra Russia, Kazakistan e Mongolia, con le sue foreste ed i suoi laghi, protesa verso i monti Altai, mentre il bacino del Tarim è in gran parte desertico, circondato da catene di montagne come quella del Tian Shan a nord, i monti del Pamir ad ovest e quelli del Kunlun a sud. Un’area remota e desolata, profondamente suggestiva.

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Lungofiume a Korla

Gli ambienti naturali fanno del Xinjiang una meta unica, come dimostrato dai ben cinque parchi nazionali che costellano la Regione Autonoma: quelli intorno ai laghi Tianchi, Bosten e Sayram, quello del deserto chiamato Kumtag ed infine il Lopren Cunzhai. Tuttavia a rendere ineguagliabile questa regione è l’ambiente umano, con le sue numerose minoranze e le sue tradizioni che rimandano direttamente alla Via della Seta. Qui le popolazioni vivono in climi aspri, caratterizzati da inverni rigidissimi ed estati torride, proprio come tipico dell’Asia Centrale. Davvero un luogo non per tutti.

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Tra le dune del Taklamakan

Le leggende dicono che nel Taklamakan si possano sentire urlare i demoni, durante le terribili tempeste di sabbia che qui hanno in passato sepolto interi imperi. Sicuramente questo deserto è uno degli aspetti più affascinanti del Xinjiang. Un’esperienza indimenticabile si rivela essere la circumnavigazione del Taklamakan, partendo da Turpan, storicamente la porta d’accesso al Xinjiang, per poi proseguire verso Kuqa e le sue grotte che racchiudono delle raffigurazioni di Buddha senza eguali arrivando quindi a Kasghar, da dove si può raggiungere il Pakistan attraverso la Karakoram Higway, una strada spettacolare dal fascino pericoloso.

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Sulla Karakoram Highway

Da Kasghar si può anche continuare nel circuito intorno al Taklamakan, percorrendone il lato meridionale, ancora più remoto e senza tempo. Qui si può visitare Hotan, città famosa per la sua preziosa giada, attraversare diverse altre cittadine ed arrivare a Qiemo da dove parte forse la più bella strada che attraversa il Taklamakan, più piccola delle altre e molto più vicina alle dune del deserto. Da Qiemo si può anche decidere di affrontare un viaggio lungo e complicato per raggiungere Golmud, nel Qinghai, da cui raggiungere altre parti della Cina. Da Qiemo si arriva quindi a Korla, una città davvero bella.

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Urumqi, scorcio urbano

Situata ad uno degli angoli del Taklamakan Korla è la capitale della prefettura di Bayangolin, una zona di etnia mongola, ed è città perfetta per rientrare in una dimensione urbana dopo essersi immersi nelle profondità del Xinjiang. A Korla si trova un eccellente museo e si può visitare un luogo suggestivo come il Passo della Porta di Ferro, appena fuori città. Da Korla si può anche facilmente raggiungere la capitale del Xinjiang, Urumqi, città moderna che unisce le diverse parti della Regione Autonoma, da segnalare anche qui la presenza di un imperdibile museo, dedicato alle 12 principali minoranze del Xinjiang.

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Scene di vita – Karghilik

Il Xinjiang è questo e molto altro, basti pensare alle città fantasma di Jiaohe e Gaochan, nei pressi di Turpan, oppure alla mitica Lou Lan, visitabile solo dopo avere ottenuto costosi permessi. La Storia del Xinjiang ha visto scontrarsi nomadi e sedentari, ha visto culture procedere a dorso di cammello sulle rotte carovaniere, ha visto l’islam soppiantare il buddhismo ma non senza la presenza di comunità ancora più antiche. Visitare il Xinjiang significa bagnarsi nel flusso del tempo, dove la tradizione e la modernità si contraddicono, dove gli uighuri e gli han tentano di convivere. Il Xinjiang è vita, vera vita.

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Gaochang – Nei pressi di Turpan

Per chi volesse maggiori informazioni sul visto per la Cina, può leggere questa pagina. Invece troverete il racconto dei miei viaggi nel Xinjiang  acquistabile su questa pagina.

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Feb 29, 2016 @ 15:26:44

    Tu li hai sentiti, questi demoni urlanti, magari durante una tempesta di sabbia?

    Rispondi

  2. mirkhond
    Feb 29, 2016 @ 15:50:36

    Marco Polo (1254-1324) nel 1274, durante il suo viaggio verso la corte del Gran Khan, attraversando il Deserto di Taklamakan e il bacino del Lop Nor, racconta che vi udì dei suoi simili a timpani.
    Idem il Beato Odorico da Pordenone (c.1286-1331) nel suo viaggio di ritorno dalla Cina verso l’Europa negli anni 1327-1329, sempre attraversando il Taklamakan.
    Odorico parla di suoni simili a quelli prodotti dalle nacchere.
    Racconta inoltre di essere rimasto impaurito da un’enorme faccia di pietra scolpita su una parete rocciosa (forse una rappresentazione di Buddha, simile a quelli di Bamiyan?).
    Insomma parla di questi luoghi, come spaventosi e da attraversare il prima possibile!

    Rispondi

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