Le grotte buddhiste del Xinjiang

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Le grotte di Kizil

Posto lungo quella che fu la Via della Seta la regione automa del Xinjiang ha una storia lunga millenni, visitarla significa fare un vero e proprio salto nel tempo. Una della principali attrazioni sono le numerose grotte scavate nella roccia e decorate da affreschi buddhisti. Vero e proprio luogo di incontro tra culture diverse la Via della Seta ci ha lasciato questo preziosissimo tesoro, risalente all’epoca in cui nel Xinjiang la religione più diffusa era il buddhismo, portato dai mercanti a dorso di cammello. L’islamizzazione della religione fu un processo graduale iniziato nel X secolo con la dinastia dei Kaharakanidi e conclusosi solo vari secoli più tardi. Le grotte del Xinjiang sono dei veri e propri capolavori, sebbene non sempre facilmente raggiungibili, rappresentanti scene della vita del Buddha ed altre immagini tratte dall’iconografia buddhista.

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Esposizione al museo di Urumqi

Queste rotte non sono tuttavia presenti solo nel Xinjiang, anzi le più famose sono proprio al di fuori di questa regione come nel caso di quelle di Longmen, nei pressi dell’antica capitale imperiale di Luoyang ed edificate per volere dell’imperatrice Wu. Vi sono poi quelle di Yungang nei pressi di Datong ed infine le grotte di Mogao, forse le più conosciute in assoluto, situate nel Gansu, una vera e propria porta d’accesso al Xinjiang. Le grotte di Mogao si trovano nei dintorni di Dunhuang, cittadina che oltre ad essere molto bella è sempre stata confine estremo dell’impero cinese, roccaforte a guardia della linea che lo separava dalle tribù nomadi. Sebbene meno conociute le grotte che si trovano nel Xinjiang sono numerose e molto interessanti.

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L’ingresso delle grotta n.96 di Mogao

Alcune, come quelle di Bezeklik nei presso di Turpan, nella parte orientale della regione, sono il simbolo stesso delle rivendicazioni cinesi contro varie potenze occidentali. Queste grotte sono state infatti letteralmente depredate dagli esploratori del XIX secolo che ne hanno asportato intere pareti. Spesso questi “diavoli bianchi” erano finanziati da accademie ed altre istituti di ricerca, da qui il risentimento della Cina che da sempre chiede la resituzione delle opere d’arte trafugate. Quello che resta di queste grotte, adagiate alle pendici dei Monti Fiammeggianti (così chiamati per la caratteristica altra temperatura della zona) risale ad un periodo tra il X ed il XIII secolo.

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Esposizione al museo di Kuqa

Grotte in condizioni decisamente migliori sono quelle di Kizil, nel cuore del Xinjiang. Poco visitate a causa della loro posizione al di fuori delle principali vie di comunicazione, sebbene situate nei pressi di un’importante tappa commerciale al tempo della Via della Seta, queste grotte si trovano a circa 70km a nord della città di Kuqa. Le grotte di Kizil hanno la carateristica di essere le più antiche di Cina, dato che la loro realizzazione risale ad un periodo compreso tra il III e l’VIII secolo. Per visitare queste grotte bisogna soggiornare a Kuqa, schiacciata tra il bacino del Tarim ed i monti Thian Shan. Da qui servirà trovare un autista privato che attraverso zone pressoché desertiche vi condurrà alle grotte.

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Ancora al museo di Urumqi

Proprio a Kuqa si può fare una piacevole scoperta relativa alle grotte buddhiste. Nel museo della cittadina, situato in quello che era il palazzo, risalente al 1759, residenza del reggente la città per conto della dinastia Qing, vi è infatti una sala dedicata agli affreschi provenienti dalle grotte di Kumtura. Meno note delle altre, le grotte di Kumtura si trovano circa 25km ad ovest di Kuqa. La loro storia è travagliata, avendo dovuto sopportare spedizioni occidentali a caccia di reperti, danneggiamenti islamici e la costruzione di una diga che nel 1970 causò l’innalzamento del fiume Muzat, con gravi conseguenze per le pitture murarie, datate tra il V e l’XI secolo. Il valore artistico di queste grotte è tuttavia molto elevato, come si può constatare nel museo di Kuqa.

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Il museo di Kuqa

In conclusione le grotte buddhiste del Xinjiang sono un vero e proprio patrimonio artistico inestimabile, sopravvissuto alle intemperie ed alla mano dell’uomo. Meritano di essere visitate o perlomeno conosciute, come merita di essere vista la regione che le ospita. Di qui passava la Via della Seta, un simbolo delle vicende umane con i suoi monaci e di suoi mercanti, percorso tanto spirituale quanto commerciale. Le grotte buddhiste sono ancora presenti oggi a testimonianza di tutto ciò.

4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Nov 10, 2014 @ 12:51:39

    Osservando le fattezze dei cavalieri raffigurati nelle pitture di Kumtura, che hai postato, si possono notare le fattezze EUROPOIDI, tocarie, di questi cavalieri.
    Da aggiungere che oltre al Buddhismo, seguito dalla popolazione indigena indoeuropea tocaria del Tarim, oltre che dagli Iranici saka (Sariqol) di Tashkurgan e del Khotan, il Sinkiang conobbe anche, tra VII e XIV secolo almeno, una fioritura del Manicheismo, ovunque perseguitato tranne che in queste oasi, e dove si colorò esso stesso di buddhismo.
    Manicheismo che era poi la principale religione degli Uighuri, già nella loro patria mongola, tra 763 e 840 d.C., e poi nel Tarim stesso, dopo la loro migrazione tra l’840 e l’850 d.C., al seguito del crollo del loro impero in Mongolia, ad opera dei Khirghisi dello Jenissei (a loro volta scacciati dai Mongoli intorno al 924 d.C., iniziando così il processo di mongolizzazione dell’Otuken (Etugen Eke in Mongolo) di quello che era stato l’urheimat dei Turchi.
    Nel Tarim era presente infine, anche una notevole comunità cristiana nestoriana, fiorente nel X secolo dopo Cristo, come ricordato da fonti islamiche, e ancora nel XIII secolo, come ricordato nel Milione da Marco Polo (1254-1324), che visitò l’area nel 1274, diretto a Qanbaluq (Pechino) alla corte di Kublai Khan!
    Grazie infine per questi splendidi articoli corredati da splendide foto, con siti anche a me non noti, come appunto Kumtura.
    ciao!

    Rispondi

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