La fine degli zungari e la costruzione statale, geopolitica della steppa

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La battaglia di Yesil Kol Nor – Settembre 1759

Il detto dice che “tra i due litiganti il terzo gode”, tuttavia se i due litiganti si accordano il terzo perde. Sembra essere questo uno dei messaggi che provengono da un libro monumentale, molto interessante e davvero bello: China marches West. The Qing conquest of Central Eurasia, scritto da Peter C. Perdue, professore di storia cinese all’università di Yale. Il volume si compone di oltre 700 pagine ricche di nomi, dati e luoghi geografici, risultando davvero indispensabile a chi voglia affrontare il tema, ma di quale tema stiamo parlando? Domanda non semplice, vista la molteplicità di livelli che emerge nel corso della narrazione, ce n’è davvero per tutti i gusti!

Il libro è nettamente diviso in due parti, tra loro talmente diverse da poter dire che nel volume sono accorpate due opere. La prima si rifà esplicitamente al titolo, ossia alle campagne che hanno portato la dinastia Qing (1644-1912) in Asia Centrale, con particolare attenzione per quello che riguarda lo scontro delle armate cinesi con il popolo nomade degli zungari, il cui nome è oggi quello di una regione del Xinjiang: la Zungaria, appunto. Perdue narra i fatti con estrema precisione, senza tuttavia essere pedante, anche se il lettore potrebbe avere a volte la sensazione di essere travolto dalla velocità degli eventi, sentendo il bisogno di tornare a rileggere qualche pagina precedente per ritrovare il nome di un comandante oppure il luogo di uno scontro.

L’abilità dell’autore è quella di riuscire a rendere i fatti con una scrittura che ne fanno quasi epica, capitolo dopo capitolo si diventa familiari con gli imperatori cinesi ed i khan mongoli, in un ritmo serrato che ci porta al finale tragico, per gli zungari. Le idee dell’autore qui quasi non traspaiono, facendosi lui umile cronista e dando spazio alla Storia ed alle sue comparse. Il grande merito di Perdue è quello di affrontare ogni situazione senza dimenticare che negli eventi lottano, agiscono e muoiono esseri umani. L’aspetto umano è forse uno dei punti di forza del libro, dovuto certamente anche alle convinzioni dell’autore a proposito del metodo storico, lontane anni luce dalla freddezza di un’esposizione meramente cronologica.

La seconda parte del libro è quindi direttamente connessa al metodo di Perdue, ossia uno sguardo che abbraccia tutti i campi che si possono prendere in considerazione. Questa parte del ibro è estremamente interessante e indaga sia le cause del conflitto tra i Qing e gli zungari, ossia due costruzioni statali in divenire e, soprattutto, in concorrenza. Vengono analizzate le diverse possibilità avute da nomadi e sedentari nella realizzazione del loro progetto, si va dallo sfruttamento di materie prime alla realizzazione di una rete commerciale, fino ad arrivare alle misure adottabili per affrontare problemi quali la carestia o la disparità sociale. Terzo attore sulla scenza risulta essere l’impero zarista, altra costruzione statale in progresso.

Cina e Russia, due imperi sedentari dalle frontiere in ogni caso molto mobili, strinsero un patto che si rivelerà essere una delle principali cause della fine degli zungari, ormai stretti tra i due colossi, senza avere più retrovie nella loro lotta contro i Qing. Una situazione che ricorda molto la storia della Mongolia contemporanea, fatte le debite differenze. Le cose sarebbero potute andare diversamente, ma l’impero zarista scelse di rifiutare gli accordi proposti dagli zungari, segno che forse due forze della stessa natura non possono che allearsi, seppure in maniera guardinga, contro una terza forza diversa da loro. Perdue scrive inoltre pagine molto interessanti sulla riscrittura della Storia resa necessaria dalla costruzione statale.

Gli zungari venendo sconfitti, sono infatti usciti dalla Storia. Questa una delle lezioni più importanti che questo libro ci impartisce. Impreziosita da un confronto tra vari modelli di costruzione statale, quello europeo compreso, analizzati dall’autore che, nel finale, qualche idea personale la lascia trasparire. Dietro allo scontro tra potenze non ci sono solo interessi diversi, c’è una vera e propria diversa idea di Storia.

Un sito molto interessante, da cui è tratta l’immagine di cui sopra, risulta essere www.battle-of-qurman.com

5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. carlo viale
    Dic 03, 2014 @ 17:40:36

    Sembra essere davvero interessante. Dove lo hai scovato ?
    Lo si può recuperare senza troppe difficoltà ?
    In effetti la Storia quasi sempre è un contrasto tra nomadi e sedentari, e spesso anche se apparentemente i nomadi sembrano avere la meglio, sono poi di fatto assorbiti e piegati al modello sedentario

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  2. mirkhond
    Dic 04, 2014 @ 13:38:47

    Il libro è disponibile anche in Italiano?
    Comunque la tragedia zungara, culminata in un genocidio di 600.000 persone da parte dei Quing nel 1755-1757, segnò effettivamente la fine degli imperi nomadi, che erano stati un elemento trainante nella storia e mediatore di scambi culturali per almeno 4000 anni.
    Ma con l’avanzata russa in Siberia e l’incontro sulle frontiere dell’Estremo Oriente siberiano tra le avanguardie cosacche zariste e quelle manciù quing intorno al 1650, il destino del mondo nomade era segnato….
    Ed è rilevante che in questo finale, ebbero il ruolo di protagonisti, due grandi imperi, con parti delle loro classi dirigenti di origine nomade uralo-altaica.
    Pensiamo alla Moscovia, forgiata da quasi 250 anni di dominazione mongolo-tatara (1237-1480) e gli stessi Quing, Manciù di ceppo tunguso!

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  3. mirkhond
    Dic 04, 2014 @ 18:42:51

    Grazie a te piuttosto, che ti occupi di queste affascinanti e poco conosciute tematiche!

    Rispondi

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