Qui non c’è nulla! Queste le parole che probabilmente verrebbe spontaneo pronunciare una volta superato il confine tra Cina e Mongolia. A meno che non si sia preso un comodo treno diretto per Pechino, il nostro treno, una volta attraversati gli orizzonti del deserto del Gobi, si fermerà ad Erlian, il punto di confine tra Cina e Mongolia più vicino alla capitale cinese. Un po’ far west ed un po’ suk, Erlian è la porta della Mongolia Interna, una regione tra le più complicate della Cina, dove l’avanzare del deserto è un serio problema e dove vivono più persone di etnia mongola di quante siano presenti nella stessa Mongolia.

Questa regione è infatti stata al centro della Storia cinese più antica, come tutto il nord della repubblica cinese. Sulla steppa sono sorti e caduti imperi, la sabbia spazzata dal vento ripercorre antiche rotte carovaniere e qui non può fare a meno di fermarsi chi è appassionato di vicende storiche. La nascita della Cina, secondo gli studiosi, ha origine in un’ansa del Fiume Giallo, ossia quello che per lungo tempo è stato ritenuto un vero e proprio confine di civiltà tra nomadi e sedentari, tra mondi così diversi da non poter quasi nemmeno comunicare. Una visione che le recenti più ricerche tendono a letteralmente demolire.

Proprio questo il tema affrontato da un libro imperdibile per gli amanti dell’antica Cina, stiamo parlando di Sui-Tang and Its Turko-Mongol Neighbors scritto da Jonathan Karam Skaff. Questo libro purtroppo non è stato ancora tradotto in italiano, in realtà avrei dubbi tale traduzione possa avvenire, ma è davvero una lettura fondamentale per approfondire la conoscenza di quella che era la vita alla periferia nord al tempo della dinastia Tang, il periodo storico considerato l’età dell’oro della Cina imperiale. L’autore prende in analisi questa epoca storica in quanto la prima con fonti ben documentare nel rapporto tra cinesi e nomadi.

Quello che si propone di fare Skaff è proprio rivedere la visione di un rigido fossato culturale a dividere i cinesi dai loro vicini turco-mongoli, una visione che l’autore ritiene frutto di una revisione della Storia cinese messa in atto dai letterati confuciani nei secoli seguenti. In parte questa riscrittura della frontiera cinese era già stata messa in pratica da altri storici, ad esempio Thomas J. Barfield di cui abbiamo in passato recensito The Perilous Frontier altra opera da non perdere. Per storici come Barfield i rapporti tra nomadi e sedentari erano di tipo materiale, Skaff invece ritiene che esistesse un comune fondamento culturale.

La bellezza di Sui-Tang China è infatti proprio quella di delineare, attraverso un rigoroso studio di questioni quali le politiche matrimoniali o i rapporti di potere locali, un comune sentire che accomunava quella che oggi è la Cina settentrionale alla Mongolia e più estesamente all’Asia Centrale. La dinastia Tang, erede di imperi che sarebbero poi stati definiti barbari, sarebbe uno dei punti di svolta della Storia cinese, una dinastia famosa per il suo essere multiculturale che si sarebbe poi chiusa in un rigido dogmatismo confuciano. Causa scatenante di questa inversione sarebbe stata la celebre rivolta di An Lushan del 755.

Il libro di Skaff è un libro per appassionati, ma l’autore non ha una scrittura particolarmente accademica e risulta anche coinvolgente. Un libro che apre squarci su molti aspetti della cultura cinese estremamente interessanti come la società multiculturale, il mandato del cielo o il celebra sistema dei tributi. Le relazioni tra nomadi e sedentari sono uno dei temi centrali di qualunque Storia della Cina, relazioni che termineranno quando i popoli nomadi si troveranno schiacciati dalla costruzione di due imperi, quello russo e quello cinese. Sul tema per cui è fondamentale leggere China Marches West scritto da Peter C. Perdue.

In conclusione un libro che trasporta il lettore a Chang’an (l’odierna Xian) ma sostenendolo con robuste palizzate fatte di dati e nomi. Leggendo questo libro sembrerà di guardare l’orizzonte allo stesso modo in cui lo facevano le guarnigioni di frontiera dai camminamenti del più tardo forte di Jiayuguan, forse con meno timore e più voglia di commerciare. In ogni caso la frontiera cinese che Skaff fa rivivere è una frontiera viva, ricca di relazioni e contatti tra popoli diversi. Probabilmente il lato più significativo di questo libro è proprio il saper riempire il vuoto in cui ci si ritrova una volta scesi dal treno alla stazione di Erlian.

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