Nuvole nere sulla Via della seta, la Cina in Asia Centrale

La Nuova via della seta

Il rapporto tra Cina ed Asia Centrale è un rapporto antico e complesso, mutato nel corso dei secoli e recentemente travolto dalla dissoluzione dell’impero sovietico. La nascita delle cinque repubbliche centroasiatiche ha mutato lo scenario nella regione, creando nuovi equilibri su cui si è innestata la decisione di Pechino di “ricreare” la Via della seta. Il progetto One road one belt si configura come un enorme asse commerciale che mette in contatto la Cina con il continente europeo, dando all’Asia Centrale una dimensione strategica, un progetto non privo di incognite ed incertezze.

Per poter realizzare i suoi programmi, la Cina ha fortemente investito in Asia Centrale soprattutto nella costruzione di una rete di trasporti sia su strada che su rotaia. Sebbene le autorità centroasiatiche abbiano descritto la presenza cinese come un fattore di crescita, l’immenso afflusso di capitali rischia di danneggiare le deboli economie locali e creare dei legami troppo forti. In Asia molti paesi sono profondamente influenzati dall’andamento economico di Pechino ed un rallentamento della crescita cinese potrebbe avere effetti gravi, come avvenuto in Mongolia, in Laos ed altrove.

Ruolo chiave nella politica cinese in Asia Centrale è quello del Kazakistan, mentre le resistenze più forti alla penetrazione cinese si sono avute in Turkmenistan ed in Uzbekistan. Kirghizistan e Tagikistan sono invece i paesi che più rischiano di essere economicamente “colonizzati” da Pechino, a complicare la situazione il recente ridimensionamento voluto dal governo cinese dei gasdotti progettati in Asia Centrale. Da non dimenticare, in ogni caso, che Mosca non ha mai del tutto abbandonato la regione, ancora considerata come all’interno di una propria sfera d’influenza.

Il rapporto tra Cina e Russia è sicuramente l’asse attorno cui ruota la geopolitica centroasiatica. Quella che sembrava essere una divisione dei compiti in Asia Centrale tra le due potenze, ossia una presenza economica di Pechino e militare di Mosca, potrebbe essere definitivamente saltata dopo le manovre militari congiunte che Cina e Tagikistan hanno compiuto nell’ottobre 2016 sul confine afghano. La Cina ha poi notevolmente intensificato la vendita di armi alle repubbliche centroasiatiche nell’ottica di aumentare la sicurezza lungo i propri confine occidentali: ossia il Xinjiang.

Sicurezza e crescita economica sono i due cardini sui quali si impernia la visione cinese non solo dell’Asia Centrale ma di tutto il resto del mondo, come ben analizza un libro davvero interessante The New Great Game. Quest’opera, racchiude una serie di interventi che studiano le politiche cinesi degli ultimi decenni nei confronti dell’Asia centrale e meridionale, offrendo spunti di assoluto valore per capire anche quali saranno le scelte future di Pechino. Vengono presi in esame aspetti economici, culturali e militari per fare luce su di un quadro non semplice da comprendere.

Il libro evidenzia come chiusura ed apertura delle frontiere siano strettamente collegate alla percezione che le autorità cinesi hanno del mondo circostante. In questa prospettiva la questione del Xinjiang diventa fondamentale anche ai fini della presenza cinese in Asia Centrale, spiegando inoltre l’importante ruolo detenuto dal Pakistan. Una relazione, quella tra Pechino ed Islamabad, mai cessata anche dopo il notevole miglioramento dei rapporti cinesi con lo storico rivale indiano. La Cina rischia di assumere un ruolo militare che non desidera e che potrebbe anche danneggiarla.

Quello che emerge dal volume citato è una politica cinese molto meno solida di quello che viene comunemente creduto, retta da un sottile equilibrio tra economia e politica, due ambiti che potrebbero entrare in conflitto a seconda della congiuntura internazionale. Molto interessanti le pagine in cui gli autori mostrano lo stravolgimento delle politiche di Pechino verso le minoranze abitanti i confini cinesi, a seconda dell’esigenza o meno di integrazione con i paesi confinanti. Un libro non semplicissimo ma che fornisce dati fondamentali per capire il contesto della Via della seta.

Altro genere di libro, ma non meno interessante è La nuova Via della Seta, scritto da Claudio Landi. Sebbene il testo risalga al 2011 resta ancora una delle pochissime opere in lingua italiana – almeno tra quelle destinate al grande pubblico – ad occuparsi del tema. L’opera è agile, sintetica ed economica, rappresentando una perfetta introduzione all’argomento. Landi tratta soprattutto la questione della geopolitica energetica, procedendo per nodi in modo da risultare il più chiaro possibile. Dalle sue pagine emerge bene la complessa rete di gasdotti centroasiatici progettati da Pechino.

Oltre alle pipeline, tuttavia, troveremo in queste pagine anche la già citata e fondamentale rete dei trasporti della One road one belt su cui correranno persone e merci. Uno degli obiettivi nella realizzazione di questa opera epocale è infatti dare la possibilità alle merci prodotte in Cina di raggiungere altri mercati, evitando una crisi da sovraproduzione molto pericolosa. Non sembra essere un caso che il governo cinese stia favorendo la delocalizzazione di numerose aziende, verso altre zone come proprio l’Asia Centrale dove trovare manodopera a basso costo e senza troppi diritti.

Come detto, il libro di Landi è un po’ datato ma resta un testo importante per chi voglia avvicinarsi alla Via della seta oggi, comprendendone meglio le dinamiche. Un altro utile strumento è questo sito, tramite le cui grafiche multimediali potrà avere un certamente esaustivo quadro della situazione. In un mondo globalizzato i cambiamenti sono all’ordine del giorno, non possiamo quindi fare una colpa a libri e siti di non essere del tutto aggiornati, oggi come oggi le capacità di previsione degli analisti, se non interessate, rivelano tutta la loro fondamentale importanza.

In conclusione la presenza cinese in Asia Centrale potrebbe farsi complicata, vista la quantità di fattori che possono influenzarla: dal rapporto con la Russia alla radicalizzazione dei militanti uighuri, dal tasso di crescita economico ai sentimenti delle popolazioni locali. La Cina potrebbe trovarsi ad affrontare una sfida dai costi non previsti e non è scontato che le frontiere non tornino a chiudersi. Sullo sfondo l’incognita degli Stati Uniti a guida Trump, forse un’occasione per Pechino di assumere un ruolo internazionale nuovo. E sullo sfondo la Via della seta, da secoli.

Fonte immagine: Wikicommons

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