La Via della Seta, cuore d’Eurasia

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Cammelli di Bactriana, gli eroi della Via della Seta

Esistono luoghi, nomi, periodi che dalla Storia arrivano direttamente all’immaginario, evocando immagini e facendo sognare ad occhi aperti; a questa categoria appartiene la Via della Seta, che oggi sta tornando attuale ma con un significato forse molto diverso. La Via della Seta ha un potere evocativo fortissimo, rimandando a tempi in cui i commercianti rischiavano la vita per aprire nuovi mercati, arrivando in terre sconosciute, tra oasi, deserti e passi innevati, cavalcando cammelli, cavalli ed ogni altro animale possibile.

Già durante l’Impero Romano gli scambi con l’oriente erano numerosi, e la seta divenne presto un tessuto molto ricercato, al punto da attirare le critiche, ed addirittura l’intervento del Senato, per le sue trasparenze. Il punto di partenza della Via della Seta era nella città cinese di Chang’an, oggi Xian, e si snodava attraverso una pluralità di percorsi, sia terrestri che marittimi, al punto che sarebbe più corretto parlarne plurale, e proprio Le vie della seta è stato intitolato il libro di Xinru Liu e Lynda Norene Shaffer nella sua edizione italiana.

Questo libro rappresenta una delle pochissime pubblicazioni recenti in italiano sull’argomento, dimostrando come l’Italia sia un paese sempre meno interessato alla ricerca storica, e testimonia inoltre come, per chiunque abbia voglia di conoscere argomenti che esulano dal consueto reportage stereotipato, sia indispensabile leggere in inglese. L’opera in questione ha sia luci che ombre, e partendo proprio da queste possiamo sottolineare le pecche di un lavoro a quattro mani. Ci sono infatti ripetizioni, contraddizioni, ma soprattutto quello che emerge ad una lettura più attenta è una confusione sulla tesi di fondo, in particolare sul ruolo dei nomadi delle steppe nel formarsi dei commerci. Il libro risente inoltre dei pregiudizi antimongoli, e di un certo sinocentrismo che il tentativo di “rettifica” non fa che rendere ancora più evidente. I mongoli sono praticamente ritenuti la causa dell’abbandono della Via della Seta, questione in realtà ben più complessa.

Ma il libro ha anche il grande pregio di dare ai non specialisti un quadro esaustivo di cosa fu la Via della Seta, ed in particolare delle numerose rotte che la componevano. Come detto le carovane andavano sia per terra, dividendosi nell’odierno Xinjiang, in una rotta settentrionale ed in una meridionale, attraversando una le steppe centroasiatiche e l’altra le vette del Pamir. Vi era poi una rotta marittima che faceva rotta verso l’India per veleggiare poi alla volta dell’Arabia. Ma sulla Via della Seta non transitavano solo merci, ma, tramite i mercanti, anche religioni, idee e tecnologia. Tema che emerge dal libro molto bello di Frances Wood, ossia The Silk Road. Two thousand years in the heart of Asia.

Questo libro, a differenza del precedente, risulta meno accademico, pur essendo a tratti più tecnico ed ostico. Wood ha il pregio di trasportare il lettore nella quotidianità della Via della Seta, di farlo assistere agli stravolgimenti dovuti all’espansionsmo musulmano in Asia Centrale, di fare toccare con mano le merci che a rischio della vita (e molti la persero) venivano condotte a dorso di cammello da una parte all’altra dell’Eurasia. Forse peccando di un quadro generale questo libro fa conoscere l’universo che ruotava attorno alla Via della Seta, e le vicende storiche di cui fu protagonista, dalle grandi conquiste alle avventure del singolo mercante, perdipiù con un corredo fotografico di primo livello.

Quindi due libri da leggere insieme, per arrivare a conoscere un tema del quale si è ricominciato a parlare da quando la Cina ha dichiarato le sue intenzionioni di riaprire la rotta verso ovest alle sue merci. Ma oggi i gasdotti hanno preso il posto dei cammelli e chi commercia non rischia più in prima persona. Certamente non bisogna mitizzare il passato, la Storia è infatti fatta anche dai mezzi tecnologici a disposizione, ma la Via della Seta odierna ha decisamente perso il suo alone di romanticismo.

Fonte immagine Wikicommons

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