La nuova diga che minaccia il Mekong, in Laos

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Fonte immagine Wikicommons

Riprendiamo un articolo estremamente interessante pubblicato da Le terre sotto vento, dove si affronta il tema dell’ennesima diga in costruzione sul Mekong. Vengono analizzate inoltre le conseguenze che la costruzione di dighe ha sull’ambiente e sulla popolazione, un tema purtroppo sempre molto attuale.

La commissione del Fiume Mekong, MRC, ha tenuto la sua prima riunione consultiva sul controverso Progetto Idroelettrico Don Sahong, DSHPP, il 12 dicembre Pakse in Laos. La consultazione fa parte della procedura di notificazione, consultazione preliminare e processo di accordo PNPCA come richiesto dall’accordo del Mekong del 1995.

Secondo la MRC, la consultazione non è stata un processo per cercare l’approvazione per il progetto proposto ma un forum formale per tutte le parti interessate per sottolineare preoccupazioni sugli impatti potenziali della diga. Comunque mentre sono state poste varie questioni ambientali, è parso che non fosse di reale interesse all’eventuale decisione sulla diga. La consultazione del MRC ha lasciato tante questioni senza una risposta sul destino dell’industria della pesca e le centinaia di migliaia di persone colpite dalla diga.

La diga va avanti

don sahongL’accordo del Mekong tra i quattro paesi del bacino voleva promuovere una cooperazione amichevole di condivisione del fiume per una gestione sostenibile delle risorse e prevenire dispute regionali sul fiume Mekong tra Laos, Cambogia, Thailandia e Vietnam.

Secondo l’accordo il processo di consultazione permette la discussione delle preoccupazioni dei paesi sui progetti che hanno conseguene sul fiume Mekong, senza dare, però, un potere di veto ad alcun membro. Allo stesso tempo il processo di consultazione vuole assicurare che il paese che propone un progetto non vada semplicemente avanti senza tenere conto delle preoccupazioni dei paesi rivieraschi.

A proposito della diga di Don Sahong, questo significa che mentre si possono evidenziare le preoccupazioni, il governo laotiano ha il diritto di andare avanti con il progetto senza fare concessioni agli altri paesi del bacino.

Con questa diga le conseguenze ambientali sarebbero fortissime. La diga sarà alta 25 metri con una capacità di 260 MW e minaccia di avere un serio impatto sul pesce nel corso della migrazione nella regione del Mekong.

Si troverà nell’area delle Cascate Khone nel Laos meridionale a meno di due chilometri del confine tra Laos e Cambogia. Bloccherà per tutto l’anno il canale Hou Sahong, ossia il canale principale per il pesce che migra tra Cambogia, Laos e Thailandia; il canale è specialmente importante nella stagione secca quando la gran parte degli altri canali non sono praticabili per il basso livello delle acque. Questo blocco significa la distruzione della sussistenza e della pesca commerciale nel basso bacino del Mekong.

Comunque nonostante la controversia e l’immenso impatto ambientale e sociale posto dalla diga, i suoi costruttori hanno detto apertamente alla consultazione regionale di Pakse che non sanno ancora, come non lo sa nessuno, delle conseguenze potenziali sulle comunità cambogiane che si trovano soli due chilometri a valle dal sito della diga. I costruttori malesi della Mega First dicono inoltre che il progetto sta andando avanti.

Nell’ottobre scorso le comunità thailandesi e cambogiane hanno lanciato un’accusa presso la Commissione Nazionale malese dei diritti umani contro il costruttore, appunto malese. Mentre perseguono l’iter legale per fermare la diga, molti gruppi locali e gruppi della coalizione “save Mekong” hanno rilasciato una dichiarazione: “Crediamo che la diga di Don Sahong ponga un rischio inaccettabile all’industria regionale della pesca, alla sicurezza alimentare ed al futuro del fiume, per questi motivi deve essere subito cancellato…. Le decisioni che sono state fatte sul disegno e sulle operazioni della diga si basano sull’assunzione si prendono ei rischi con il futuro del fiume Mekong e la sua popolazione.”.

Il disegno della diga è un atto di fede

l'atto di fede della diga di son sahongLa diga si situerà nell’area di Siphandone, Cascate di Khone, provincia di Champasak nel Laos meridionale. Le cascate di Khone che sono nella zona conosciuta come le 4000 isole, sono le più grandi nel Sudest Asiatico, e sono caratterizzate da migliaia di salti, corsi d’acqua ed isole. E’ anche uno degli ultimi habitat del delfino Irrawaddy, di acqua dolce, in rischio di estinzione.

La signora Nguyen Hong Phuong, vice direttrice della Commissione Vietnamita del Mekong, VNMC, ha detto nell’incontro consultivo che la valutazione di impatto cumulativo condotto dal costruttore, dovrebbe essere prolungato e deve tenere conto di studi più completi sul Delta del Fiume Mekong in Vietnam.

Si dovrebbero tenere più studi sull’industria della pesca in relazione ai canali, come quelli di Hou Sadam e Hou Xangpheuk, dal momento che questi funzioneranno come rimpiazzo del canale maledetto di Hou Sahong, per la migrazione del pesce.

Per cominciare non ci dovrebbe essere alcuna costruzione sul sito proposto dal momento che PNPCA non è stato ancora completato. Infatti il vice ministro dell’energia e delle miniere laotiano, Viraphon Viravong ha detto ai media, tramite internet agli inizi del mese, che inizieranno una costruzione formale sulla diga di Don Sahong a dicembre, anche se le altre consultazioni nazionali non si sono ancora concluse.

Anche gli impatti transfrontalieri promettono di essere immensi. Il progetto non è riuscito ad affrontare le minacce potenziali alla salute del fiume. Sebbene i costruttori abbiano proposto un approccio adattivo alla mitigazione dell’industria, continuando a condurre studi per un periodo di dieci anni, questo non affronta la preoccupazione relativa al fatto che la diga distruggerà la sicurezza alimentare della gente, il fiume e le economie turistiche. Gli approcci di gestione adattivi non valutano bene l’incertezza, e spesso ridistribuiscono il rischio del progetto verso le comunità locali a vantaggio del costruttore che può continuare a costruire.

Oudom, ricercatore presso la Scuola del Mekong dell’ERI, ha detto che la diga di Don Sahong sembra essere un sito sperimentale per i metodi proposti di mitigazione, quali canali modificati per la migrazione contro corrente del pesce, la sedimentazione, la qualità dell’acqua che restano ancora senza test e sono stati criticati dagli scienziati.

“Specificamente, al momento non esiste un meccansimo sufficiente ed efficiente per far rispondere la ditta malese se il piano di mitigazione non funziona” ha detto Oudorm.

Una indagine scientifica del WWF Cambogiano del febbraio 2014 afferma anche che la strategia di mitigazione proposta ha la possibilità di impattare in modo serio il pescato. Più importante, questo passaggio proposto non è stato mai provato ed è in gran parte un atto di fede.

“Il passaggio effettivo del pesce si definisce di solito come capace di assicurare un passaggio del 95% delle specie indicate sotto tuttele condizioni di flusso. Mentre i sistemi di passaggio proposti possono ottenere questo livello per alcune specie e in alcuni momenti della vita del pesce, sembra impossibile che potrebbero ottenerlo per tutti i pesci e non è chiaro per quali specie indicate per il passaggio.” afferma il rapporto del WWF.

Centro dell’energia, orgoglio dell’energia

Le vendite di elettricità andranno in Thailandia e Cambogia. Insieme a questa diga il Laos pianifica una serie di altre dighe, compresa la miliardaria diga di Xayaburi, nella sua scommessa di diventare “il centro dell’energia” della regione del Mekong. Alcuni luoghi sono Pak Beng, Luang Prabang, Xayaburi, Pak Lay, e Sanakham in Laos settentrionale; Pak Chom and Ban Koum sul confine Thai-Lao; e Lat Sua nel Laos meridionale.

Le compagnie ed imprese statali thailandesi come l’EGAT collaborano col Governo Laotiano per costruire altre dighe idroelettriche in Laos, ed importare quindi elettricità specialmente per le aree urbane.

don sahong JazeeraIl sito ufficiale del Dipartimento di affari energetici, DEB, laotiano afferma chiaramente che il Laos è “un paese montagnoso senza sbocchi”, ha poche opzioni di diversificare le sue fonti energetiche. Il Governo laotiano pensa quindi ad un programma energetico idroelettrico come fonte di entrate, per ottenere uno sviluppo cosiddetto sostenibile sociale ed economico del paese. Secondo il governo laotiano i profitti derivanti dalla vendita dell’energia serviranno per combattere la povertà.

L’idroelettricità sostenibile oggi è una grande cosa nella regione del Mekong. Da parte dei governi e dei donatori, come pure da parte dei gruppi industriali come la International Hydropower Association si promuove l’idroelettricità sostenibile come un’offerta cosiddetta pulita, efficiente e poco costosa. Si dice che il Laos ha “il potenziale idroelettrico” di 26 500 MW dighe sul Mekong comprese; di questa capacità 18000 MW sono sfruttabili tecnicamente, 12500 dei quali già pianificati per lo sfruttamento.

Nel 2007 il governo laotiano ha dichiarato che, per il 2020, si sarebbe impegnato a dare 7000 MW alla Thailandia, 5000 al Vietnam e 1500 alla Cambogia. Tuttavia per poter ottenere questi rifornimenti il Laos deve costruire una griglia energetica nazionale che prenda energia non solo dalla Don Sahong, ma da altre dighe come Nam Ngum, Nam Ngiep, Nam Thuen e Nam Ou.

Mentre questo scenario sembra roseo, il Laos si lega alla forte dipendenza dalle vendite consistenti verso i grandi mercati esteri, come la Thailandia. Senza compratori che offrono un largo consumo energetico il Laos non può gestire gli impianti idroelettrici.

La ragione è anche il fatto che la richiesta di energia nazionale è ben al di sotto di quanto si pensava. Il 27 % delle famiglie laotiane non ha accesso all’elettricità e chi lo ha si trova a ridosso delle aree urbane. Inoltre non si capisce come i profitti derivanti dalla vendita dell’energia favoriranno la popolazione. Molti critici hanno già indicato il fatto che il Laos manca di istituzioni per gestire e distribuire gli introiti in modo equo e giusto.

Inoltre la corruzione è diffusa ovunque, mentre la burocrazia del paese ha reputazione di approvare progetti in cambio di mazzette. Tutto questo significa che la cosiddetta idroelettricità sostenibile si rivela un atto di appropriazione del fiume, mentre i suoi profitti porteranno povertà e disastro alle migliaia di comunità nel Laos e nel bacino del Mekong. La gente del posto è costretta a lasciare la pesca ed altri metodi di sostentamento legati al fiume, per via proprio della produzione idroelettrica.

Profitti energetici contro sostentamento della pesca

La stragrande maggioranza della popolazione laotiana (composta da sei milioni di persone) vive nelle aree rurali e il 32% vive al di sotto della soglia di povertà. Secondo il rapporto sull’industria della pesca del MRC, l’area totale delle risorse acquifere per la pesca di cattura si crede ammonti a 1,2 milioni di ettari con oltre 481 tipi di pesce identificati e 22 specie esotiche.

Delle 4000 tonnellate pescate ogni anno nel solo distretto di Khong, nel Laos meridionale, il 70% è consumato localmente fresco o conservato ed il 30% è venduto. Il consumo di pesce commerciato fuori del distretto di Khong, 72mila abitanti, è valutato attorno ad un milione di dollari. La pesca è importante per il Laos e le dighe minacciano la sopravvivenza delle entrate dell’industria del paese.

Si legge nel rapporto del 2008 della MRC che “le risorse della pesca meritano di essere componente fondamentale nel miglioramento della salute e della sicurezza alimentare dei laotiani. In modo specifico la pesca alle Cascate di Khone risulta essere di grande importanza nel sostenere la vita e la generazione di reddito per la gente del posto, ma anche il rifornimento di pesce di qualità per tutti i paesi del Mekong.

Ci sono molti modi alternativi per produrre energia e alleviare la povertà in Laos. Esistono molte alternative energetiche di piccola scala, provate e testate, di dimensioni appropriate e che possono dare alla gente l’accesso all’elettricità, mantenendo la salute ambientale del fiume Mekong. Una strategia energetica che dipenda dalla costruzione di queste dighe estremamente costose e distruttive, cancellerà la vera risorsa da cui dipendono le comunità locali per la loro economia e sostentamento.

Eppure non è troppo tardi per cambiare il corso di questo “sviluppo” pericoloso.

Un buon modo per cominciare sarebbe quello di non ignorare nel processo decisionale le voci della popolazione, specie di chi conosce meglio il fiume ed il suo ecosistema,ossia  le comunità stesse del bacino.

L’articolo originale su questa pagina.

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