Dedicato a Matteo Renzi, certi del suo intervento

Pubblichiamo uno scritto relativo ad una vicenda che ci sta molto cuore. Pur essendo prettamente fiorentina, anzi d’Oltrarno, questa ha un valore universale. Le parole che seguono  appartengono ad una delle menti forse migliori d’italia, Miguel Martinez, il cui blog molto interessante potere leggere proprio qui.

Il 10 gennaio, le genti dell’Oltrarno manifesteranno per una vicenda che è uno specchio di tutte le vicende italiane, e con questa premessa speriamo subdolamente di convincere qualcuno da fuori Firenze a venirci a conoscere di persona. Con un divertente lapsus del correttore ortografico, il sindaco della nostra città ha dichiarato su Facebook, «Sono contento del grande fascismo che Firenze esercita su tutta Italia». Qualunque cosa sia che Firenze eserciti sull’Italia in questo periodo, il suo modello urbanistico è certo quello trionfante.

Immaginatevi la pietanza centrale, un centro storico grande quanto un grosso villaggio, trasformato in parco gioco per dodici milioni di annoiatissimi che si aggirano tra gli indigeni, costituiti da un mondo di servili omini in giacca e cravatta e donnette dai tacchi alti che costruiscono un’incessante ammuina di Eventi. Il contorno sono periferie dimenticate, dove la gente – divisa per censo e per ceto – svolge il compito di dormire.

1908017_602672166527498_1096909891769141953_nIn questo quadro – che mi dicono è anche Istanbul o San Francisco, uguale – c’è un angolo anomalo sul lato sbagliato dell’Arno, tra Santo Spirito e Porta San Frediano (lo percorri in quindici minuti senza fiatone). Una comunità estremamente variegata di persone, in parte gli storici sanfredianini che si dichiarano ignoranti e beceri accanto a immigrati da luoghi diversi come Napoli, gli Stati Uniti e il Senegal. Che, potendosi incontrare e salutare per strada tutti i giorni, non si accorgono nemmeno di essere “diversi” o di doversi integrare a qualcosa.

Ora, nulla è più mercificabile di un “autentico quartiere popolare”, e nulla uccide un autentico quartiere popolare quanto l’interessamento di chi lo vuole mercificare, per cui lo stesso fatto di essere un luogo vivo ne fa un bersaglio. Ecco perché ogni volta che sentiamo qualcuno che dice che in Oltrarno si respira la vera fiorentinità o altre amenità, ci preoccupiamo. Tutto questo si scarica con intenso valore simbolico su un’area che qui chiamiamo “Il Nidiaci” costituita da un grande giardino e diversi palazzi, e di cui abbiamo già parlato su Comune-info (leggi Comunità territoriali in rete). Tecnicamente, una ludoteca si potrebbe dire riduttivamente, un po’ come quando si dice che la Val di Susa è un posticino tra i monti.

Un antico conflitto divide la popolazione, tra la maggioranza che mette l’accento sulla seconda “i” e ha torto, e la minoranza che la mette sulla “a” e ha ragione; poi siamo in Toscana, per cui la versione migliore sarebbe, I’ Nidiàci, con la doppia “n”, e quindi sui giornali lo senti spesso chiamare I Nidiaci, al plurale. E per semplificare ancora di più la faccenda, abbiamo scoperto che non dovrebbe nemmeno chiamarsi così.

Lo spazio si trova direttamente a ridosso della Chiesa del Carmine, che per noi è quella cosa meravigliosa dove si sentono i tocchi delle ore, e lì c’è la Cappella Brancacci che un mercante di schiavi, anzi uno sponsor, del Seicento voleva buttare giù per farsi una cappella moderna come si deve, e la gente dell’Oltrarno glielo impedì, e così abbiamo ancora la culla del Rinascimento (diteci grazie).

Poi il Nidiaci è praticamente l‘unico spazio verde per i bambini del quartiere; e senza bambini non ci sono famiglie, senza famiglie, anche le pietre più antiche muoiono. Certo, potrete comprarle, ma vi si scioglieranno tra le dita…

Per un secolo, la gente di San Frediano è cresciuta e vissuta qui, per poi trovare l’area un giorno chiusa, con le ruspe di una società immobiliare al lavoro per ricavarne appartamenti di lusso e un parcheggio.

Come fa un luogo pubblico a diventare privato?

Siamo arrivati a ricostruire una storia dimenticata, partendo da una nota a piè di pagina su una rivista di storia dell’arte, che ci ha fatto scoprire un vecchio documento negli archivi notarili; e da lì ci siamo messi a indagare tra enormi libroni in archivi misteriosi, cercando di decifrare scritte ormai quasi illeggibili.

Apri il libro, gira il foglio,
un bambino che ti guarda…
Apri la porta, e là
poi la strada inizierà…
Apri il libro, gira il foglio,
un bambino su un cavallo…
Apri la porta, e là
poi la storia inizierà…

Giriamo il foglio allora,
giriamo il foglio ancora,
giriamo il foglio e dimmi cosa ci vedi.

L’area fu affittata proprio cento anni fa – nel 1915 – dal Comune per farci una scuola elementare; e poi acquistata e donata alla popolazione nel 1920 grazie a un certo Edward Otis Bartlett. Bartlett dirigeva la Croce Rossa Americana, capitata lì durante la guerra, con risorse immense. Siamo riusciti anche a trovare una foto di Bartlett, un puritano del New England con baffetti e occhiali… Bartlett decise che i soldi della Croce Rossa Americana venissero usati per mettere in piedi “un Ente, che, nel quartiere di San Frediano di questa Città, curi la istruzione e la educazione popolare, con speciale riguardo alla infanzia”. Tra l’altro, abbiamo scoperto che l’Italia è costellata di beni che, come “il Nidiaci”, furono donati alla comunità dalla Croce Rossa Americana in quegli anni, e che sono stati indebitamente privatizzati. E per questo oggi diciamo area Bartlett-Nidiaci.

Gira il foglio e gira il foglio ancora, abbiamo scoperto la storia di un avvocato probabilmente onesto, Umberto Nidiaci e di un meraviglioso artista, Carlo-Matteo Girard, incaricati di curare l’istituzione di quell’”Ente”. E poi abbiamo visto come i discendenti di Umberto Nidiaci, attraverso una serie di trucchi, abbiano fatto scivolare i titoli di proprietà dell’area nelle proprie mani, per poi venderla nel 2008 a una società dall’ineffabile nome di Amore & Psiche Holding, diretta – come si può immaginare – da qualcuno fissato con l’idea un po’ New Age che volere è potere e che basti pensarsi ricchi per diventarlo.

Della storia, si è appassionata una bravissima avvocata dell’Aduc – Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori – che a titolo volontario ha elaborato tre possibili azioni legali che il Comune avrebbe potuto intraprendere per riprendersi l’area, visto che i titoli di proprietà erano a dir poco discutibili e c’era stata certamente ciò che si chiama dicatio ad patriam (“l’educazione popolare” che ci siamo dati da soli girando attorno a questa vicenda ormai ci permette di fare sfoggio di simili espressioni).

L’amministrazione ci ha ascoltati e poi convocati di nuovo, per dirci che non intendevano affatto intraprendere azioni legali, e anzi erano intenzionati ad accettare la proposta dell’Amore & Psiche Holding, che avrebbe restituito uno spicchio di giardino e avrebbe pagato con una piccola somma la costruzione, in quello spicchio, di un nuovo edificio – in un quartiere già poverissimo di verde – che avrebbe ospitato una ludoteca.

In cambio, i rappresentanti del pubblico avrebbero messo una pietra sepolcrale su un secolo di storia di un bene pubblico.

Non farete gli ideologici, vero? Una ludoteca volevate, una ludoteca avrete!

La decisione definitiva spetterà questa primavera al Consiglio Comunale, dove ciascun eletto dovrà decidere da che parte sta.

Il 10 gennaio la gente di San Frediano e di Santo Spirito scenderà in piazza per manifestare contro questa rinuncia a un bene che si sarebbe potuto riacquisire all’uso di tutti. In nome di tutti i beni comuni abbandonati in questo paese che privatizza persino l’acqua.

L’articolo originale potete trovarlo su questa pagina, l’immagine raffigurante il raduno ferrarista tenutosi a Ponte Vecchio è da imputarsi esclusivamente a questo blog e viene usata solo per segnalare altre questioni affrontate dalla cittadinanza fiorentina, senza nessun intento di collegare le due vicende.

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Miguel Martinez
    Gen 07, 2015 @ 19:26:29

    Grazie dei complimenti stratosferici🙂

    Poi un giorno ci verrai a trovare nel nostro piccolo mondo, spero!

    Rispondi

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