Putin abbandona l’Europa, e l’Italia?

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Lire turche

Price is only one part in a business relationship. La telenovela della geopolitica energetica ha raggiunto il suo climax, la puntata che tiene gli spettatori incollati agli schermi, o forse no. Forse era un finale scontato non più rinviabile, come in quelle relazioni che si trascinano anni solo per l’interesse comune nel non vedere le malefatte dell’altro. In ogni caso l’annuncio russo della cancellazione del progetto South Stream, ha sancito una rottura tra Unione Europea e Russia dalle molte conseguenze, mettendo a nudo – una volta ancora – i nervi scoperti di una politica europea debole e senza una guida che sia capace di traghettarla verso un futuro si spera non troppo freddo. Vediamo di raccogliere alcuni spunti da quanto successo.

Come detto, la Russia ha detto no. La democrazia si ferma di fronte al rifiuto, tanto più si ferma un rapporto fondato su allusioni e frasi non chiaramente dette, come è stato fino ad oggi quello tra Mosca e Bruxelles. Elemento cruciale sembra essere il Third Energy Package, ossia un regolamento voluto dall’Unione Europea che impedisce al propietario di un gasdotto di essere proprietario anche dal gas che vi viene trasportato. Una provvedimento voluto contro eventuali monopoli che Mosca ritiene, forse a ragion veduta, pensato contro Gazprom. Forse la fine di un mito iniziato negli anni novanta, ossia la liberalizzazione forzata del mercato economico russo.

L’Unione Europea ha bisogno del gas russo, la Russia ha bisogno di vendere il suo gas. Apparentemente una situazione per ottimi rapporti, in realtà entrambe le parti hanno sopravvalutato il potere derivante dal proprio ruolo. L’Europa ha creduto che Mosca non potesse che accettare sanzioni come, ad esempio, la proibizione alle aziende europee di esportare in Russia tecologia estrattiva, spingendo invece i russi a non ritenere più primario il mercato europeo ormai stagnante ed ostile; Il gas russo prenderà la strada della Turchia, mentre altri accordi sono stati firmati con Iran e Cina, a costo di venderlo a prezzo inferiore. L’Europa dipende dal gas russo, ed in questo momento sono sembrano essere in vista soluzioni alternative valide, non il gas americano e nemmeno quello africano.

A quanto pare, il gas che doveva arrivare in Europa tramite South Stream prenderà la via della Turchia. La stessa Turchia mai voluta come membro diventa ora un elemento fondamentale nella geopolitica dell’unione Europea, senza dimenticare che proprio da questo paese dovrebbe transitare il gas azero, grande speranza del futuro energetico europeo. La cancellazione di South Stream danneggia fortemente i paesi balcanici, che perdono possibili diritti di transito, puntando inoltre i riflettori sulla Bulgaria, che ha giocato su più tavoli irritando Mosca e scaricando le colpe su Bruxelles. Ma si chiama in causa anche l’Ucraina, il cui aggiramento era il grande obiettivo di South Stream, obiettivo condiviso anche da Bruxelles nell’ottica di rendere maggiormente sicure le importazioni energetiche.

Eppure il gas russo in Europa continua ad arrivare attraverso North Stream, gasdotto passante per la Germania che ha addirittura incrementato i suoi volumi. Ma l’Italia? Il nostro paese è una pedina fondamentale nello scacchiere energetico europeo, basti pensare all’importanza del TAP (Trans Adriatic Pipeline); la chiusura di South Stream potrebbe renderlo anche più importante. Le autorità russe hanno infatti dichiarato la possibilità che il futuro gasdotto sostitutivo di South Stream possa prevedere un hub che porti il gas verso Italia e Grecia, in un’ottica di fornitura dell’Europa Meridionale. Tuttavia gli analisti russi non vedono ancora grossi vantaggi nel servire questo mercato. L’Unione Europea oltre ad essere disunita sembra essere ora letteralmente divisa da interessi regionali.

Nel frattempo il nostro governo ha dichiarato che South Stream era un progetto contestato che violava le norme europee, non considerato di primaria importanza dall’Italia, la quale non è quindi preoccupata dall’avvenuta cancellazione. Matteo Renzi ha inoltre aggiunto che strategicamente esiste la necessità di collaborare nel rapporto Est-Ovest, ma che importante è anche esplorare la possibilità di un rapporto Nord-Sud e quindi rapporti più stretti con l’Africa. Ancora una volta le dichiarazioni delle autorità italiane sembra dettate dalla volontà di non prendere posizioni nette, nonostante il peso derivante dal ruolo strategico dell’Italia nel panorama della geopolitica energetica europea.

Fonte immagine bob howl

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Dic 08, 2014 @ 20:32:44

    Abbiamo un governo senza dignità.
    Da dove dovremmo prenderlo il gas, in quantità da coprire le perdite di quello russo?

    Rispondi

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