Nonostante quello che sembra la Russia sta vivendo un momento molto difficile.

Il piu’ grande esportatore di petrolio, insieme all’Arabia Saudita, si trova a fare i conti con problematiche sia tecnologiche che fisiche.  Putinlandia si trova alle prese con impianti di estrazione e mezzi tecnici non al passo con i tempi; il suo vivere di monopolio (sia come URSS prima che come Russia poi) ha danneggiato la ricerca e la modernizzazione delle strutture. Il trovarsi adesso in un settore di mercato tra i piu’ competitivi sta rivelando tutte le debolezze delle sue compagnie statali (in primis Gazprom) che debbono industriarsi per reperire fondi destinati al rinnovo del “parco teconologico”. E questo e’ un tema che ci promettiamo di approfondire a breve, cosi’ come prenderemo in considerazione le possibili fonti di tali introiti che Putin dovra’ prendere in considerazione: dall’alzare il prezzo del combustibile nel mercato domestico (con ripercussioni sul consenso) alla riduzione dei privilegi dell’oligarchia russa che nel settore energetico e’ saldamente presente. Ma come detto ne parleremo in futuro…

Per quanto riguarda i probemi di natura fisica e’ presto detto: i giacimenti presenti nell’ovest della Siberia stanno accusando un calo produttivo, con l’urgenza quindi di sfruttare altre regioni del paese: in particolare il governo russo sa studiando delle soluzioni per poter rendere totalmente operativi i giacimenti artici. Per quanto detto sopra la Russia necessita di capitali esteri con la conseguente apertura alle compagnie petrolifere occidentali; in territorio russo sono gia’ attive ENI (in diversi progetti e su tutti South Stream) e Total (in particolare nella zona artica). Va da se’ che questa “apertura ad ovest” potrebbe avere pesanti ripercussioni sulla politica estera (ed interna) russa.

Ma se la Russia non ride qualcuno piange. Abbiamo gia’ detto della debolezza dell’Unione Europea ma aggiungiamo che ora a spronare i paesi membri nella ricerca dell’unita’ e’ paradossamente il paese piu’ “spartito” della storia: ossia la Polonia. I polacchi hanno assunto la presidenza dell’UE, nel secondo semestre 2011, proprio nel momento in cui i sondaggi davano il paese, insieme alla Repubblica Slovacca, come decisamente favorevole all’Unione. Se l’onda di entusiasmo polacco potra’ portare benefici non e’ dato sapere ma e’ dato sapere che tra le priorita’ di Varsavia ci sono state l’attenzione per l’allargamento ad est dell’UE, il problema della determinazione dei budget e la sicurezza energetica: tutti e tre i punti sono riconducibili al rapporto, energetico e non solo, con la Russia.

La Polonia da sempre non ha buoni rapporti con il vicino russo e, come il resto d’Europa, sta tentando di trovare delle alternative alla dipendenza energetica da Mosca. Da qui l’interesse per la ricerca nel campo della sicurezza energetica, e relativi dibattiti sul nucleare. La Polonia inoltre ha visto propri esponenti nei ruoli di presidente del Parlamento Europeo e di commissario al bilancio. Risulta quindi chiaro l’interesse polacco alle tematiche dei budget, e relativa determinazione. Rimane il punto dell’attenzione all’allargamento ad est, ma penso che sia abbastanza lampante come “molti amici molto sostegno” sia un motto geopoliticamente piu’ producente di “molti nemici molto onore”. La Polonia inoltre ha appena rivisto al ribasso le stime dei giacimenti di gas di casa propria con il risultato che anche Varsavia si trova nella necessita’ di trovare fondi per nuove ricerche, e come la Russia sta cercando di attirare capitali stranieri. Il governo polacco sta inoltre valutando la possibilita’ di emettere speciali bonds destinati al finanziamento del mercato energetico (relativamente al gas): sara’ interessante vedere le reazioni degli altri paesi europei a tale proposta.

Una situazione quindi difficile dove nessuno sembra avere la forza di determinare le mosse altrui e dove sia Russia che UE devono affrontare proprie debolezze che paradassolmente potrebbero spingere ad un accordo piuttosto che ad uno scontro, con buona pace della Polonia (e non solo) ma il compiacimento delle compagnie petrolifere. Con l’economia che sempre piu’ sembra dettare l’agenda alla politica…

P.S. Nella prima stesura dell’articolo data l’ora tarda ho commesso un grave errore scrivendo della presidenza polacca al presente, ovviamente la presidenza polacca e’ stata nel 2011.

http://www.europeanenergyreview.eu/site/pagina.php?id_mailing=283&toegang=0f49c89d1e7298bb9930789c8ed59d48&id=3739

http://www.euractiv.com/future-eu/polish-eu-presidency-budget-solidarity-linksdossier-505551

http://www.euractiv.com/energy/poland-issue-special-shale-gas-b-news-513296?utm_source=EurActiv%20Newsletter&utm_campaign=294d47d73c-newsletter_energy&utm_medium=email

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