Un gigante alla ricerca di se’ stesso

E’ notizia recentissima che il Parlamento kazako ha appena approvato una legge secondo la quale la proprieta’ di tutte le future pipeline dovra’ appartenere per almeno il 51% al governo del Kazakistan. La decisione rischia di avere notevole peso in un paese che e’ un vero e proprio colosso della produzione di gas, nonche’ la maggiore potenza economica dell’area centro-asiatica.

I giacimenti kazaki stanno attirando l’interesse di molte compagnie straniere, siano cinesi che occidentali (tra le quali ENI, attivissima nel panorama russo ed ex-sovietico) e questa legge sembra voler ribadire la volonta’ di affermare la propria sovranita’ nazionale. evitando situazioni come quella mongola dove le compagnie cinesi stanno “divorando” l’est del paese. Proprio la Cina sta diventando un partner commerciale fondamentale per il Kazakistan, come per tutti i paesi produttori nell’area.

Il rapporto con la Cina mette il Kazakistan di fronte al problema della gestione delle relazioni con la Russia, che della Cina e’ da sempre amica/nemica. La minoranza russa in Kazakistan e’ molto piu’ numerosa che negli altri paesi centroasiatici, e’ composta da quadri e tecnici ed e’ perlopiu’ presente nel nord del paese, nelle regioni piu’ ricche e dove sono situati i giacimenti di combustibile. Ne consegue che una politica troppo kazaka e poco russa potrebbe addirittura condurre ad una secessione di parte del paese.

Il kazakistan e’ tra gli Stati ex-sovietici quello con piu’ difficolta’ nella creazione di una propria identita’, e dove le contraddizioni sono piu’ evidenti. Autoritario (senza raggiungere i picchi turkmeni ed uzbeki) e con uno scontro sociale latente, come mostrato dai fatti di Zhanaozen (seguiti da East Journal) ma allo stesso tempo alla ricerca di aperture e investimenti stranieri. E proprio in tema di investimenti la nuova legge e’ presumibilmente legata alla spartizione degli utili del progetto di sfruttamenteo dell’enorme giacimento di Kashagan, che ha attirato una miriade di compagnie straniere.

Il Kazakistan si distingue dagli altri paesi produttori della regione; sia dalla chiusura turkmena, che rifuggendo dai rapporti con la Russia tenta di vendersi al miglior offerente, sia dalla non affidabilita’ uzbeka dove il governo e’ solito attrarrre investitori stranieri per poi spingerli a lasciare il paese incamerandone i beni (da ultimi gli operatori telefonici MTS e Carlsberg); da segnalare tuttavia l’aumento delle esporazioni di gas uzbeke. E’ poi lontanissimo dai due paesi non produttori e la loro poverta’: il Tagikistan e’ alle prese con i problemi derivati dal lunghissimo confine afghano pattugliato dall’esercito russo mentre il Kirghizistan, dopo avere affitatto il proprio territorio sia a basi militari russe che americane, ha da poco stretto importanti accordi militari con la Cina. E tutto questo mentre gli USA annunciano che ritirandosi dall’Afghanistan lasceranno parte del loro armamento ai paesi centro-asiatici facendo preoccupare, e non poco, la Russia…

In sostanza il Kazakistan potrebbe diventare una potenza regionale a tutti gli effetti, ma prima deve chiarire a se’ stesso i propri rapporti con il vicino russo. In ogni caso non sara’ un futuro facile…

http://www.universalnewswires.com/centralasia/viewstory.aspx?id=12220

http://www.universalnewswires.com/centralasia/viewstory.aspx?id=12223

http://www.lettera43.it/economia/macro/kazakistan-nuovo-west_4367545602.htm (tuttavia questo articolo mi sembra mettere piu’ in rilievo le luci che le ombre)

Si invita poi a consultare http://www.eastjournal.net/ per quanto riguarda i fatti di Zhanaozen

Appena arrivata sul gas uzbeko http://www.universalnewswires.com/centralasia/viewstory.aspx?id=12229

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