Uno degli errori più grossi che si possono fare, cercando di capire quanto avviene nel mondo, è quello di usare categorie occidentali. Gli stessi organi di informazione, nel loro tentativo di rendere comprensibili al grande pubblico eventi complessi, abusano spesso di concetti molto diversi se riferiti ad una realtà non occidentale. Democrazia, diritti umani, stato nazione e molti altri sono termini che se usati male possono causare gravi conseguenze, soprattutto nell’opinione pubblica. Anche la storia di un continente come l’Asia spesso viene affrontata da un punto di vista eurocentrico, dove le grandi potenze occidentali diventano le vere protagoniste del racconto, ma è possibile raccontare le cose in modo diverso? La risposta non è così semplice.

Le civiltà non hanno lasciato tracce tutte allo stesso modo, dettagli a prima vista banali come i materiali di costruzione oppure il supporto per la scrittura, ci impediscono la conoscenza di alcuni popoli. Basti pensare a edifici in legno ed a documenti scritti su foglie, divorati dal tempo che non ha lasciato quasi nulla. Il tempo è il grande artefice della Storia e non scorre alla stessa velocità in tutte le parti del pianeta. La nascita della civiltà moderna occidentale ha segnato la nascita di un tempo nuovo, il mondo non sarebbe stato più come prima, ben presto se ne sarebbe accorta l’Asia tutta, in particolare la sua parte sudorientale, investita da quel fenomeno chiamato colonizzazione.

La Storia del Sud-Est asiatico, anche nelle migliori opere diventa la cronaca del conflitto tra le grandi potenze europee, relegando le popolazioni locali sullo sfondo, manovalanza storica come furono manovalanza nelle grandi piantagioni dei possidenti europei. Significativo che un libro estremamente completo come Storia dell’Asia sudorientale scritto da D.G.E. Hall, dedichi la gran parte delle sue pagine agli imperi coloniali. Su oltre mille pagine le vicende precedenti all’arrivo dei colonizzatori ne occupano poco meno di trecento, non di più. Eppure in questa regione del mondo sorsero grandi imperi, come quello Khmer, convissero innumevoli etnie spesso in lotta tra loro ed accadde molto altro.

Come lo stesso Hall ammette, ad eccezione dell’archeologia le fonti storiche del Sud-Est asiatico sono scarse, spesso mitiche e non documentate, il che rende molto complicato farne uno studio esauriente. Eppure nonostante questo l’opera, che data alla fine degli anni sessanta, ha un taglio enciclopedico, sono annotati fatti, nomi e date senza tuttavia fare della trattazione un elenco arido ed annoiante. Grazie ad Hall si possono ripercorrere eventi come le gesta dei mercenari portoghesi creatori di regni immersi nella giungla oppure vedere all’opera la fittissima rete di relazioni diplomatiche dei sovrani della regione, per quanto piccolo fosse il loro impero. L’autore indaga a fondo le politiche colonizzatrici delle varie potenze e le ragioni che le muovevano.

La mole del volume non deve trarre in inganno, il libro risulta scorrevole ma soprattutto la vastità del contenuto spinge a continuare la lettura. Alcune pagine rivelano vere e prorpie soprese come la presenza di una forte comunità afghana su di un’isola al largo dell’odierno Bangladesh, oppure i tentativi italiani di crearsi un impero coloniale in Birmania. Conoscere il passato aiuta certamente a capire il presente, senza libri come questo sarebbe fin troppo facile leggere la realtà che ci circonda con le lenti deformanti della mentalià occidentale. Una mentalità che ha letteralmente travolto l’Asia, in particolare quella sudorientale, mettendola di fronte a delle scelte, ma soprattutto a dei tempi di reazione, che non le erano propri.

Il passato non può tornare ma sforzarsi di comprenderlo significa rispettarlo.

D.G.E. Hall, Storia dell’Asia sudorientale, Rizzoli

Fonte immagine Wikicommons

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