Nella mente del drago: la Cina, il passato e la visione del futuro

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Il rapporto con il passato è una questione spinosa, la memoria storica crea identità. Oggi sta accadendo una separazione del presente dal passato, si sta creando una visione del mondo senza radici che affondino nel passato rendendola solida. Ogni minimo dissenso assume un potenziale esplosivo e disgregante, rendendo necessario che tutti si conformino al pensiero dominante. Questi temi solo alcuni degli spunti forniti da un libro estremamente interessante, vale a dire A short History of China and Southeast Asia, scritto dallo specialista in materia Martin Stuart-Fox.

Il libro tratta un argomento a prima vista distante, vale a dire il rapporto storico della Cina con i paesi del sudest asiatico, come evidenziato dal sottotiolo: tribute, trade and influence. L’autore ripercorre la Storia cinese dalle origini per seguirne l’evoluzione dei rapporti con quella parte di Asia, evidenziandone i cambiamenti e le linee di continuità. Capire secondo quali schemi Pechino agisce nella regione è di fondamentale importanza alla luce delle vicende odierne, soprattutto quelle legate alle contese nel Mar Cinese Meridionale che coinvolgono un gran numero di stati.

Proprio in questi giorni  è accaduto  un evento di grande importanza per tutta l’Asia, ossia il primo storico incontro ufficiale tra Cina e Taiwan. Uno dei cardini della politica estera cinese è sinora stata la rivendicazione di Taiwan come facente parte della Cina, l’incontro tra Xi Jinping e Ma Ying-jeou rappresenta quindi una svolta fondamentale nelle dinamiche regionali. Da un lato la necessità di Pechino di essere ritenuta affidabile per esercitare la sua influenza, dall’altro la ricerca di sostegno da parte dei nazionalisti taiwanesi, secondo uno schema tributario antico come la stessa Cina.

Ma il libro di Stuart-Fox corre anche su un’altro piano, ossia la conoscenza della visione del mondo propria dell’interlocutore, amico o nemico che sia. Dalle pagine emerge il modo in cui la Cina vede se stessa ed il mondo che la circonda, sottolineando come le potenze occidentali siano origine di uno spasmodico desiderio di affermazione che cancelli le umilazioni inflitte all’impero cinese. Senza capire il risentimento per i soprusi subiti, senza capire su quali basi si fonda la mentalità dei governanti cinesi, senza capire il modo corretto di dialogare con Pechino non ci può essere che scontro.

Oggi più di ieri l’Occidente sembra invece incapace di capire, di accettare che esistano modi di pensare diversi, senza ragionare sulle cause dei conflitti. Oggi più di ieri la memoria storica deve essere controllata, dominata ed addirittura creata a tavolino. Tutto quello che serve è il consenso della popolazione verso i governanti a costo di reprimere ogni minima voce contraria, troppo pericolosa la sua sola esistenza. Se ieri furono le guerre dell’oppio e la soppressione della rivolta dei boxer, nel secolo della globalizzazione viene coinvoltao ogni singolo cittadino, senza se e senza ma.

Stuart-Fox delinea alcuni possibili scenari futuri delle contese territoriali nelle acque del sudest asiatico, ma soprattutto quello che insegna è come qualunque tipo di rapporto esiga il riconoscimento e la comprensione dell’altro, anche per combatterlo. Basta leggere le pagine dei giornali per capire come l’Occidente stia andando nella direzione esattamente contraria, preannuncio di un futuro molto triste. Se mancano gli strumenti per capire ad esempio le linee che guidano i rapporti della Cina con le Filippine, diventa impensabile capire un fenomeno complesso come lo Stato Islamico.

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

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  3. andream
    Gen 16, 2016 @ 22:15:16

    ammetto che in occidente si abbia la visione occidente-centrica, ma d’altro canto anche i cinesi non scherzano:
    taiwan e’ cina, perché? perché si
    il mar cinese del sud : nostro, non lo vedi e’ indicato anche nelle cartine scolastiche del 1950 volute da San Mao…e poi scusa, ma non funziona così anche da voi eheheheh
    e a proposito dei nippo?…ahahahah lasciamo perdere.
    almeno noi europei un po’ di questi complessi li abbiamo superati: è raro sentire un giovine italiano rinfacciare ai crucchi la seconda guerra mondiale

    Rispondi

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