Il cavallo turco e la democrazia kirghiza

Un purosangue da corsa turco rischia di mettere in crisi il recente sistema democratico del Kirghizistan. Il Presidente kirghizo Almazbek Atambayev ha infatti da poco sciolto il governo a seguito delle accuse di corruzione rivolte al Primo Ministro Omurbek Babanov ruotanti attorno, per l’appunto, ad un cavallo turvo. Babanov avrebbe, secondo i suoi accusatori, ricevuto da una compania turca un purosangue, del valore di 1,5 milioni di dollari, in cambio della concessione di un contratto per la costruzione di alcuni edifici.

Lo scioglimento del governo segna il punto di arrivo di un percorso parlamentare difficile che, dalle elezioni del dicembre 2011, e’ stato caratterizzato da una forte instabilita’ della coalizione ministeriale sotto la spada di Damocle della litigiosita’ dei partiti facenti parte della maggioranza governativa. La vicenda e’ inoltre la punta dell’iceberg di una serie di accuse di coruzione rivolte all’ormai ex-Primo Ministro.

La democrazia parlamentare kirghiza rischia di venire messa in discussione, e da piu’ parti si invoca il ritorno ad un sistema presidenziale dismesso dopo il referendum del giugno 2010. La volonta’ presidenzialista sempre piu’ presente tra i partiti politici rischia di compromettere quello che puo’ essere definito l’”esperimento kirghizo”, dopo il paese divenne, dopo la dissoluzione sovietica, la prima democrazia parlamentare centroasiatica.

Tuttavia il piccolo, e povero, paese ex-sovietico nella sua pur recente storia ha visto l’instabilita’ come una costante della sua vita politica, al punto da avere visto in pochi anni, dal 2005 al 2010, il rovesciamento di ben due Governi a seguito di proteste popolari. Instabilita’ che sembra destinata ad aumentare ora che l’Asia Centrale e’ diventata oggetto di contesa geopolitica tra attori del calibro di Cina, Russia e Stati Uniti.

La caduta del Governo kirghizo arriva immediatamente dopo che Vladimir Putin avrebbe espresso la sua volonta’ di rafforzare i legami con il Kirghizistan che, dal 2010, fa parte dell’Unione Doganale Eurasiatica con Russia, Kazakistan e Bielorussia. Probabilmente le preoccupazioni di Putin nascevano dalla volonta’ kirghiza di avere una politica estera autonoma come dimostrato dai recentissimi accordi tra Bishkek e Pechino per la creazione di una pipeline dalla quale far transitare il gas turkmeno diretto verso la Cina. Sempre in tema di relazioni internazionali non va dimenticate le pressioni alle quali il Kirghizistan e’ stato sottoposto dopo le dichiarazioni di voler chiudere la base militare americana di Manas.

In conclusione siamo quindi in presenza di un ennesimo focolaio di instabilita’ in Asia Centrale, e perdipiu’ in un paese dove le tensioni poliche sono forti ed anche quelle inter-etniche (il sempre latente scontro tra kirghizi e uzbeki nella valle di Fergana) non sembrano essere ancora risolte. Solo il futuro potra’ dire quale direzione prendera’ il Kirghizista, “ostaggio” di potenti vicini e dei loro interessi geopolitici.

http://www.meridianionline.org/2012/03/29/panetta-in-kirghizistan-si-discute-della-base-militare-di-manas/
http://www.universalnewswires.com/centralasia/viewstory.aspx?id=12678
http://www.universalnewswires.com/centralasia/viewstory.aspx?id=12669
http://en.trend.az/regions/casia/kyrgyzstan/2058605.html
http://www.eastjournal.net/kirghizistan-elezioni-vince-atambajev-a-grandi-passi-verso-la-democrazia/10143
http://www.eastjournal.net/kirghizistan-adesione-allunione-doganale-un-altro-passo-verso-leurasia/10218

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