La Corea del Nord e la storia senza progresso

Dopo il clamore mediatico il regime comunista di Pyongyang è tornato nell’oblio, con tutte le sue contraddizioni. Tornando a quel fluire del tempo propriamente asiatico (così ben rappresentato dallo scorrere del Mekong in Apocalypse now) sempre più snaturato da un Occidente che morendo si fa modello assoluto, almeno in Asia.

L’impero del mai (sottotitolo Corea del Nord:realtà, immaginazione e rappresentazioni) è un ottimo libro edito da un’ottima casa editrice specializzata in Oriente (definizione tremenda, lo ammetto): la ObarraO edizioni. Definizione tremenda perchè l’Oriente è sempre stato mitizzato, respinto, troppo spesso visto con le lenti di un Occidente alla ricerca di “altro” salvifico, incapace di guardarsi in faccia e prendere per le corna il demone della sua autodistruzione. E con la Corea del Nord è avvenuto lo stesso, identificata come un comodissimo nemico, comunista quando nessuno osa più definirsi tale e ostinamente aliena al vortice del mutamento; una patente di comunismo forse data troppo in fretta.

La prima parte del libro, a cura di Giuseppina De Nicola, intitolata nord/sud, è un utilissimo aggiustamento di tiro. Analizzando la storia del rapporto tra le due coree (ognuna delle quali si ritiene l’unica legittima) l’autrice fa emergere come Seoul non sia la vittima innocente che l’Occidente disegna: si va dalla paranoia anticomunista nell’educare i bambini al boicottaggio culturale e artistico. Ed un’interessante analsi è dedicata alla politica di pacificazione fallita per l’avvento, nella capitale sudcoreana, di una classe politica profondamente nazionalista. Quello che ne emerge è la differenza riguardo al concetto di tempo tra le due coree, mentre il nord vive un eterno presente il sud invece è proiettato al futuro, con le nuove generazioni che nemmeno si pongono più il problema della separazione del paese in due entità in lotta tra loro.

La seconda parte, a cura di Marco Del Corona – est/ovest – è una splendida galoppata nell’immaginario che la Corea del Nord suscita in Occidente: musica, film (tra cui produzioni italiane abbastanza trash) e anche fumetti. La diversità nordcoreana non può non colpire la fantasia occidentale,  che a sua volta la spettacolarizza. Nella recente crisi diplomatica la Corea del Nord è stata sbattuta sulle prime pagine dei giornali: segno di come la cultura occidentale abbia bisogno di “fagocitare” il diverso, non essendo in grado di relazionarcisi. Si va dalla commercializzazione di ogni forma di ribellione interna (come non ricordare la triste fine che ha fatto il punk), alla creazione di un nemico quando i valori altrui sono pericolosamente in contrasto con quelli occidentali (e qui non si può non citare il grande fallimento della crociata antislamica).

In ogni caso Del Corona mostra come il regime nordcoreano, chiuso dietro alla rigidità della sua ideologia (lo Juche), sia assolutamente funzionale alla politica occidentale, facendo sorgere il grande dubbio: esistono alternative possibili? Ed i dirigenti nordcoreani questo lo sanno benissimo, riuscendo ancora a barcamenarsi tra le grandi potenze riuscendo a sopravvivere, spuntando anche qualche concessione. La Corea del Nord si fa forte della sua atemporalità resistendo come per secoli i regni della penisola coreana hano fatto  di fronte alle invasioni cinesi.

In conclusione un libro molto interessante, che permette di conoscere meglio un paese fino a pochi mesi fa addittato come una minaccia mondiale, ed oggi dimenticato. A chi interessano cose come il fatto che si è appena giocata una partita di calcio (femminile) tra le due coree, senza che nessuna guerra ne sia scaturita? Per l’Occidente se di qualcosa non se ne parla significa che non esiste, ma di certo resiste.

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