La maratona di Bamiyan, liberi di correre

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Maraton di Bamiyan – Foto di gruppo

Associare Afghanistan a lutti, violenza e guerra è abbastanza semplice, ma rischia di deformare la realtà di questo meraviglioso paese. L’Afghanistan non è solo tragedia, è anche una grandissima voglia di vivere ed andare avanti, un senso di libertà che si può trovare in ogni ambito della vita quotidiana, anche nello sport. Si è infatti appena conclusa la  seconda edizione della maratona internazionale di Bamiyan, un appuntamento che sta rapidamente diventando un punto di riferimento per tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Afghanistan e lo dimostrano correndo. Altro

Storie dall’Afghanistan, per caso e per amore

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Villaggio afghano visto dal Tagikistan

Esiste il destino? Non lo so, ma so che esiste l’Afghanistan. Uno di quei paesi spesso violentati dai mass media più ancora che dalla Storia. Ormai per molte persone, quelle che non hanno tempo o voglia di conoscere troppo il mondo in cui vivono, Afghanistan è sinonimo di Talebani (ancora oggi confusi con l’ISIS), guerra e donne infilate in un burqa. In realtà scavando tra i comodi, soprattutto per i giornalisti, stereotipi si scopre che questo paese è meraviglioso ed ha un passato importante ed affascinante,  diciamo che basta poco per innamorarsi dell’Afghanistan. Altro

Afghanistan, viaggio nel profondo

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Mercato afghano

I lettori più affezionati di questo blog ormai sanno che qui i collezionisti di mete esotiche non sono molto amati, turisti troppo entusiasti ben rappresentati da un noto tour operator italiano, le cui dinamiche ricordano quelle di una setta. Eppure la sconsideratezza, in dosi più o meno massicce, è componente fondamentale di ogni viaggio, specie se la meta è l’Afghanistan. L’incontro con il diverso, con una realtà altra non è mai semplice, sbagliando si impara ma fondamentale è la volontà di apprendere dai propri sbagli. In alcuni casi, l’entusiasmo infantile e fuori luogo può anche essere perdonato. Altro

Sulla riva sbagliata del fiume, turkmeni d’Afghanistan

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Negozio di tappeti turkmeni ad Aqcha – Afghanistan

Com’è noto, l’Asia Centrale è un coacervo di etnie differenti, tanto più lo è l’Afghanistan dove lo stesso inno nazionale ne nomina ben quattordici. In questo angolo di mondo nascere a pochi chilometri di distanza significa crescere in un contesto culturale differente, in un villaggio dagli usi e dalle tradizioni diverse da quello vicino. Oppure potrebbe significare nascere addirittura in un altro stato che divide la stessa etnia a causa di confini artificiosi imposti da potenze straniere per poter controllare il territorio. Nascere dalla parte sbagliata di un fiume potrebbe costare la vita, ben lo sanno gli abitanti del distretto di Marchak nella provincia afghana di Baghdis, dove gli abitanti sono da tempo intrappolati. Altro

Afghanistan: non se ne va nessuno, vince la politica del Gattopardo

Sembra davvero probabile che l’attesa per i cambiamenti afghani del 2014 vada delusa. È in fatti in corso un balletto di cifre e scenari che fa seriamente pensare che in Afghanistan non cambierà nulla, a parte il nome e la consistenza delle missioni militari, chiamarle di pace è davvero troppo ipocrita, che sono attualmente in essere sul suolo afghano. E che le cose restino come sono interessa a molti. Altro

I Talebani e la democrazia che non funziona

La guerra segreta della CIA, scritto da Steve Coll, è un libro che va letto. L’autore utilizza una mole impressionante di fonti – tra cui centinaia di interviste a funzionari americani, pakistani, afghani e sauditi – per tracciare le vicende della CIA in merito alla guerra afghana, dall’intervento sovietico del 1979 fino alla vigilia degli attentati del settembre 2001. Quello che sconcerta è il pensiero che da allora in fondo non sia cambiato poi molto, dato che la politica americana sembra ancora ferma al dilemma se combattere o negoziare con i Talebani, mentre il futuro dell’Afghanistan continua a restare oscuro. Altro

Gli USA e il caos afghano, forse sono di troppo

In vista dell’annunciato ritiro americano dall’Afghanistan, che ritiro rischia di non essere, fervono le manovre tra gli attori della regione. La “questione afghana” rischia di essere sommersa da interessi geopolitici, in particolare riguardanti temi energetici, ed in questo campo un ruolo di notevole interesse è ricoperto dall’India, che gli Stati Uniti hanno forse troppo marginalizzato, ritenendola sicura alleata, per concentarsi sui legami col Pakistan; ora le cose sembrano essersi notevolmente complicate. Altro

Vittime sacrificali. Chi vuole destabilizzare il Pakistan?

A volte delle notizie per quanto tragiche quasi nemmeno ci sfiorano, ci passano accanto facendoci provare giusto qualche secondo di cordoglio per le eventuali vittime. E se poi le tragedie avvengono in posti mai sentiti e che mai saremmo in grado di identificare su di una cartina, allora i secondi di cordoglio diventano davvero pochi. Ma sono le piccole cose che annunciano le grosse, e questo sembra essere il caso di quanto successo nel  Gilgit-Baltistan. Altro

Le borchie di Allah, quando l’islam si fa punk

Cosa fareste se nel cuore della notte foste svegliati da un musulmano con la cresta (rossa), che dal tetto chiama a raccolta i fedeli con la sua chitarra elettrica? L’islam è stato fatto entrare nell’immaginario collettivo come turbanti, attentati, lutti e divieti, e quindi il punk? Il punk islamico esiste, così come esiste il death metal in Iran, non certo un posto dove uno si sognerebbe di ascoltare gruppi che si rifanno ai Cannibal Corpse. Altro

Talebani, passato o futuro?

Talebani, di Ahmed Rashid, è un libro non recente, essendo stato scritto nel 2000 per poi essere integrato a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001. Tuttavia è un libro imprescindibile per chi voglia tentare di capire qualcosa di quello che sta accadendo in Afghanistan. Altro

Voci precedenti più vecchie

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