Tutto iniziò una mattina dell’anno 842, quando Al Wathiq nono califfo della dinastia abbaside, al risveglio si ricordò di avere fatto un brutto sogno. Salito al potere da meno di un anno Al Wathiq era l’erede di una dinastia che si avviava verso la sua parabola discendente, l’impero era scosso da rivolte dovute alla rapacità del suo esercito e durante il suo regno la capitale venne trasferita da Baghdad a Samarra. Ma cosa sognò il nostro califfo? Il califfo in sogno vide una breccia in un muro tra le montagne, Al Wathiq decise che si trattava delle Porte di Alessandro Magno e che qualcuno doveva andare subito a cercare il muro e controllare la situazione.

Il viaggio di Sallam

L’arduo compito a toccò a Sallām at-Turjumānī, noto anche come Sallam l’interprete per via del fatto che si dice parlasse ben trenta lingue. A parlarcene è il geografo arabo Ibn Khordadbeh o Khurradadhbih, a cui Sallam raccontò il viaggio una volta rientrato. Nessuno sapeva dove si trovassero le Porte di Alessandro, il povero Sallam partì per il Caucaso ma non trovandole andò sempre più est attraverso il regno dei Cazari prima ed il bacino del Tarim poi. Al suo ritorno, due anni più tardi, disse di avere trovato il muro sognato dal califfo, in un luogo distante circa 500km da Igu, oggi identificata con la città di Hami, nella regione cinese del Gansu.

Gli ebrei di Kaifeng

Come detto non sappiamo molto di Sallam, per avere maggiori informazioni dobbiamo spostarci nella comunità ebraica cinese. Matteo Ricci, il celebre gesuita italiano, entrò in contatto con gli ebrei di Kaifeng ma si sbagliava nel ritenerla la comunità ebraica più antica di Cina, dato che lettere scoperte nelle grotte di Dunhuang e resoconti di mercanti arabi ci parlano di una presenza ebraica più antica. Qui scopriamo che gli ebrei radaniti erano mercanti molto portati per le lingue attivi lungo la Via della seta, se poi pensiamo che i sovrani cazari si erano convertiti all’ebraismo, ci sono forti sospetti che Sallam potesse essere uno di loro.

Gog e Magog

Quella di Gog e Magog, ques’ultimo a volte identificato con un popolo a volte con una terra, unisce le tre religioni monoteiste essendo presente nell’antico testamento e anche nel Corano, con il nome di Yajuj e Majuj. Alleati di Satana sono protagonisti di tanta letteratura medievale dedicata all’apocalisse, compresa quella che racconta di come Alessandro Magno, il quale sarebbe presente nel Corano come Dhul-Qarnay ossia il bicorne per via del suo elmo, costruì uno sbarramento tra le gole del Caucaso per imprigionarli fino alla fine dei tempi; si capisce così perché il califfo Al Wathiq fosse così preoccupato al suo risveglio.

Le Porte di Alessandro

Nel corso dei secoli gli studiosi hanno affrontato la questione delle Porte di Alessandro Magno, cercando di capire quanto ci fosse di vero nella leggenda. Gog e Magog sono state spesso ritenute essere le popolazioni nomadi delle steppe a nord dei monti del Caucaso come gli Sciti o gli Unni, alcune opere hanno anche identificato Gog con Gige re della Lidia. Per quanto riguarda il luogo della leggenda, di volta in volta è stato posizionato a Derbent, oggi nel Daghestan, Darial in Georgia oppure Gorgan e Rhagae nel nordest dell’Iran. Per la posizione geografica di queste località, queste leggendarie fortificazioni sono conosciute anche come Porte Caspiche.

Il potere dei muri

Quella dei muri è una presenza costante non solo nelle leggende, ma anche nella storia dell’umanità. Il vallo di Adriano, la Grande muraglia o il Muro di Berlino sono tutti esempi di muri eretti in luoghi e tempi differenti apparentemente con uno scopo pratico, difensivo e militare. In realtà il potere dei muri è molto spesso simbolico, un tracciare una netta demarcazione tra noi e loro, una sorta di difesa identitaria, il più delle volte quindi i muri non servono a tenere fuori qualcuno ma piuttosto a riunire chi sta dentro sotto una stessa bandiera. Tocca poi a persone come Sallam, dall’identità poco ortodossa, mettere i muri alla prova.

Parti assicurato!

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