Uno degli aspetti più affascinanti della Via della seta è quello di regalare, ancora oggi, storie. Sulle rotte commerciali che componevano il famoso percorso, è passata un’intera umanità composta dalle persone più diverse: dai commercianti sogdiani ai monaci buddhisti in cerca dei testi sacri, dal popolo degli Yuezhi fondatore dell’impero Kusana ai nestoriani in fuga dalle persecuzioni. Immaginare queste genti in marcia per i motivi più diversi, tra deserti e vette innevate, rende la Via della seta davvero unica. Ci furono tuttavia anche principesse, tra loro la principessa Taihe la cui storia ben rappresenta cosa sia stata la Via della seta.

Non si sa quando sia nata di Taihe, ma si conosce bene il fatto che sia stata la figlia dell’imperatore Xianzong della dinastia Tang, nonché sorella del futuro imperatore Muzong. La sua notorietà inizia nel 821 quando, quasi per caso, si ritrova ad essere scelta come futura moglie di Chongde Khan, nono sovrano del khanagato turco. La principessa prescelta doveva essere un’altra e per un altro khan, ma alla notizia della morte di Baoyi Khan la principessa Yangan si affrettò a chiedere di poter diventare monaca daoista. La dote era stata già pagata ed il nuovo khan voleva una moglie: toccò a Taihe partire per la lontana Ordu-Balik.

Il viaggio di Taihe durò oltre un anno, arrivò nella lontana capitale solo nel tardo 822 dopo aver attraversato luoghi mitici ancora oggi come l’Ordos, ansa del fiume giallo da sempre luogo di incontro e scontro tra nomadi e popolazioni sedentarie. Attraverso Taihe possiamo scoprire molto della Cina del tempo, a partire dalla politica matrimoniale con cui l’imperatore si assicurava uno stretto legame con altri popoli, in questo caso la protezione armata degli uighuri contro la minaccia tibetana a quel tempo davvero presente. Con Taihe possiamo avventurarci nelle steppe dell’Asia Centrale, scoprendo lo stile di vita e la cultura uighura.

Ho scoperto la storia di questa principessa cinese grazie ad un libro davvero bello, Life along the Silk Road scritto da Susan Whitfield, specialista della Via della seta e prima direttrice dell’International Dunhuang Project, progetto nato per la catalogazione e la conservazione dei manoscritti trovati nelle grotte di Mogao. In quest’opera l’autrice ci mostra cosa fu la Via della seta dal punto di vista di chi la percorse, non solo Taihe ma anche Chudda, pellegrino del Kashmir, Ahmad scrittore persiano, Nanaivandak a rappresentare gli immancabili mercanti sogdiani e diverse altre figure alle prese con il proprio viaggio sulla Via della seta.

Tornando a Taihe, Suan Whitfield come una volta arrivata a Ordu-Balik non fu solo la moglie del khan, ma una vera e propria sovrana. Tra le popolazioni nomadi le donne, infatti, godevano tradizionalmente di diritti ben maggiori rispetto a quanto avveniva nelle società sedentarie, tanto che alla corte di Chongde Khan fu per esempio Taihe ad accogliere Tamin ibn Bahr, inviato dal capo delle forze arabe stanziate nella Transoxania. Seppur remota, Ordu-Balik era pienamente inserita nella geopolitica del tempo, in cui ruolo non indifferente avevano tributi e commerci, per esempio dei cavalli di Fergana per i cinesi metà drago.

Le pagine della Whitfield sono magistrali nel rendere l’idea di cosa fosse viaggiare lungo la Via della seta nell’epoca Tang, così come riescono a descrivere nel minimo dettaglio come vestivano e come vivevano i protagonisti della nostra storia. Un turbinio di popoli, luoghi ed eventi che riesce ad immergere il lettore tra le dune del deserto del Gobi o sulle rive del fiume Orkhon, talmente avvolgente da essere trasportati sul dorso di un cammello o all’interno di una yurta. L’autrice, grazie alla sua immensa conoscenza, è veramente attenta ogni dettaglio riuscendo a far anche di un piccolo gioiello il simbolo delle rotte della Via della seta.

Le vicende di Taihe non si conclusero a Ordu-Balik, nonostante decidesse di restare anche dopo la morte del consorte, tornò infatti nell’843 a Chang’an – l’odierna Xian al tempo capitale dell’impero – quando il khanagato uighuro crollò a seguito delle invasioni kirghise. Ad attenderla non c’era più Li Heng, il fratello più noto come imperatore Muzong, ma dal nono figlio di questi diventato a sua volta imperatore con il nome di Wuzong. La politica imperiale verso gli uighuri era del tutto cambiata, Taihe fu accolta con grandi onori ma di lei, da quel momento, non sappiamo più nulla. Svanita come un miraggio nel deserto del Gobi.

Fonte imamgine: news.ctgn.com