Ad inizio pandemia una frase che faceva abbastanza capolino in molti discorsi era “ne usciremo migliori”. Col senno di poi, che poi non è ancora, più che una previsione quella frase sembra una grande illusione, nonostante siano proprio i momenti di difficoltà quelli più utili per affrontare problemi e trovare soluzioni per sistemare quello che non va. Un punto di vista che appare permeare sempre più le politiche dei governanti dell’Asia Centrale, alle prese con la necessità di unire le forze non solo per combattere la pandemia, ma anche per creare le condizioni per la ripresa economica una volta finita questa emergenza.

Negli anni il turismo ha avuto un ruolo sempre più importante nelle economie dei cinque stan, le mete centroasiatiche si sono imposte all’attenzione dei viaggiatori internazionali, tanto da meritarsi nell’ottobre 2019 le attenzioni della celebre Lonely Planet che, all’interno della più ampia categoria di Via della seta, ha definito l’Asia Centrale come una delle più importanti aree del pianeta da scoprire. Proprio questa crescita costante del settore turistico ha dato il via ad una riflessione sulla sostenibilità del turismo nella regione, sino a quel momento caratterizzata da infrastrutture carenti e da strutture ricettive dai bassi standard.

L’Asia Centrale offre delle meraviglie uniche, andando dalle vette del Pamir alle bellezze architettoniche dell’Uzbekistan, dai fiumi e dai laghi kirghisi alla modernità del Kazakistan. Il fatto che nomi come Osh o Nukus fossero sempre più conosciuti nel resto del mondo, ha fatto riflettere diversi operatori del settore turistico ed esperti di numerosi altri campi come evitare che un eventuale turismo di massa andasse a pesare su realtà non in grado di accogliere grandi numeri. Senza contare che molte delle aree più interessanti sono abitate da comunità già alle prese con gli effetti causati dal cambiamento climatico.

A dare una risposta è stato forse il coronavirus, grazie al fatto che ha “permesso” di convogliare gli sforzi di progettazione con quelli di intervento immediato. La risposta trovata è stata il puntare sul turismo sostenibile, con il coinvolgimento delle comunità locali, un tipo di turismo che ben si concilia con le esigenze dei viaggiatori del dopo Covid, ossia ampi spazi ed aree non affollate, un ritmo meno frenetico e la possibilità di entrare in contatto con la natura; l’Asia Centrale ha esattamente tutto ciò e molto altro da offrire. Una parola chiave sarà quella di unità, unire gli sforzi per raggiungere insieme obiettivi comuni.

Di unità in Asia Centrale si parla spesso da molto tempo ma, fatta eccezione per il Turkmenistan alle prese da anni con una profondissima crisi interna, questo periodo di pandemia potrebbe essere la svolta per far diventare le parole realtà. I costi per combattere il Covid, quelli per la ripresa economica e quelli per contrastare la penuria d’acqua dovuta al riscaldamento globale sono infatti eccessivi per i singoli governi. Sotto questo punto di vista l’Asia Centrale è un vero proprio laboratorio di analisi e progettazione di linee guida per il futuro, con la collaborazione di enti privati, autorità pubbliche ed organizzazioni internazionali.

La banca mondiale ha lanciato il progetto RESILAND CA+ per coniugare agricoltura ed aree destinate all’ecoturismo, USAID sta formando operatori locali per lo sviluppo di infrastrutture sostenibili, EU SWITCH-Asia con il progetto MOST si concentra sulla preservazione della cultura e delle tradizioni delle comunità locali coniugandole con la difesa dell’ambiente naturale mentre gli undici membri del CAREC, un accordo regionale di cooperazione economica, puntano ad una strategia comune di lungo termine per lo sviluppo sostenibile del settore turistico. Sembra che l’Asia Centrale possa davvero trovarsi pronta per la ripartenza.

Tuttavia la vera prova del nove sarà la ripresa dell’accoglienza turistica. Al momento in cui scriviamo Tagikistan, Uzbekistan e Kirghizistan stanno riaprendo le proprie frontiere al turismo, in Kazakistan le frontiere sono ancora chiuse per la maggior parte dei turisti stranieri, mentre dal Turkmenistan non giungono segnali positivi. Anche questo fa dell’Asia Centrale una meta appetibile nonostante la pandemia, ovviamente raccomandiamo di informarsi con attenzione prima della partenza, soprattutto per quanto riguarda le frontiere terrestri; una fonte di informazioni davvero preziosa sono gli amici di Caravanistan.

Vedremo se tra tanti effetti negativi, la pandemia porterà tuttavia ad un’Asia Centrale più sostenibile.

Fonte immagine: silkroadexplore.com