Tra le mille facce dell’Asia Centrale, la più difficile da interpretare è sicuramente quella del Turkmenistan. Un paese di cui si conosce molto poco, come la Corea del Nord visitabile solo attraverso l’acquisto di un tour organizzato e blindato, non da muri e recinzioni ma da deserti. I viaggiatori più audaci possono richiedere il visto di transito, documento con un tasso di rifiuto – spesso immotivato – che può raggiungere il 70%. Normalmente chi percorre il Turkmenistan lo fa attraversando il deserto del Karakum passando da Dervaza oppure Mary. Sono quindi davvero pochi i viaggiatori che visitano il Turkmenistan occidentale.

Punto di partenza sarà molto probabilmente Ashgabat, la capitale turkmena diventata stereotipo della stranezza del Turkmenistan, con i suoi immensi alberghi, perennemente vuoti, di marmo bianco e monumenti come quello dedicato al Ruhnama, libro scritto dal defunto primo presidente con l’intenzione di essere una guida per il popolo del Turkmenistan. Una volta usciti da questa spiazzante città, il viaggio verso ovest corre lungo le pendici del Kopet Dag, catena montuosa che separa il Turkmenistan dall’Iran, fino ad arrivare nell’estremo occidente del paese, una regione dall’inconfondibile sapore centroasiatico.

Yangikala

L’attrazione più sorprendente è del Turkmenistan occidentale è il canyon di Yangikala, un arcobaleno di colori formatosi circa cinque milioni e mezzo di anni fa dai venti e dai fiumi che percorrevano quello che oggi è deserto. Le rocce dalle strisce rosse, gialle e rosa rendono spettacolare questo bacino un tempo area costiera del Mare di Teti. Arrivare al canyon di Yangikala non è semplice, si trova a circa 160km sia da Turkmenbashi che da Balkanabat e pochi sono i turkmeni che lo conoscono. Se sei in Turkmenistan con un tour richiedi questa meta, ideale accamparsi una notte in tenda, spesso non inclusa nei tour tradizionali.

Mausoleo di Gozli Ata

Situato poco più di 130km a nord di Balkanabat, si tratta di un importante luogo di pellegrinaggio situato in una depressione naturale del deserto, qui pietroso. Gozli Ata era un sufi – appartenente quindi al sufismo, corrente dell’islam molto popolare in Asia Centrale – del XIV secolo molto popolare e con un largo seguito di fedeli, morto in occasione delle invasioni mongole. Poco distante è anche il mausoleo dedicato alla moglie, la cui tradizione vuole che venga visitato prima di recarsi a quello di Gozli Ata. Da notare anche il vicino cimitero dove le tombe hanno degli incavi dove si raccoglie l’acqua per nutrire le anime dei defunti.

Kow Ata

Sempre sulla strada tra Ashgabat e Balkanabat, sebbene sperso nel nulla, si trova il lago sotterraneo di Kow Ata, dove poter fare il bagno nelle acque sulfuree che si trovano sotto la superficie desertica. Le opinioni su questo posto sono discordanti, per alcuni un’esperienza unica mentre per altri solo una meta creata ad arte da operatori turistici locali e travel bloggers. In ogni caso per entrare gli stranieri devono pagare un biglietto decisamente più costoso degli standard locali, tanto più fastidioso se si considera lo stato in cui sembrano essere tenuti gli spogliatoi. In ogni caso nuotare in una grotta sotterranea è attività insolita in Asia Centrale.

Dekhistan e Tasharvat

Situata nell’oasi di Misrian, le remote rovine di Dekhistan furono un fiorente centro lungo la rotta commerciale che univa Corasmia e Persia. Oggi di quel tempo sopravvivono pochi edifici, tra cui va segnalata la necropoli islamica in cui svetta il mausoleo di Shir-Kabir, costruito nello stile di Serakh. Su una delle numerose diramazioni della Via della seta, si trovava anche il caravanserraglio di Tashrvat, distante circa quaranta chilometri da Balkanabat. La fortificazione rettangolare, oggi in rovina, si ritiene sia stata abitata fino al termine del XIX secolo, nei pressi di Tasharvat si trovano le omonime sorgenti d’acqua.

Turkmenbashi

Conosciuta in epoca sovietica come Krasnovodsk, Turkmenbashi è la principale città del Turkmenistan occidentale, nonché l’unico porto dell’Asia Centrale. Situata sulle coste del Mar Caspio, Turkmenbashi è stata il terminal della ferrovia Transcaspica nonché base delle operazioni per la conquista russa dei khanati di Kiva e Bukara. Città in qualche modo cosmopolita, da alcuni anni è al centro di un programma di investimenti da parte del governo turkmeno, che ne vogliono fare, in particolare nella zona di Awaza, un moderno centro turistico da dove raggiungere le spiagge, le montagne e le stazioni balneari della zona.

A Turkmnebashi si possono visitare:

  • Museo di storia regionale: Interessante per conoscere le vicende della città e del suo sviluppo
  • Palazzo dei lavoratori del petrolio: Situato al centro della città ospita cerimonie ed eventi culturali
  • Cimitero giapponese: Qui riposano i prigionieri di guerra giapponesi della seconda guerra mondiale
  • Cheryomushki Bazaar: Merita una visita, non fosse che per acquistare del caviale del Caspio

Attraversando il Mar Caspio

Da Turkmenbashi si può raggiungere la regione kazaka del Mangystau, ma molto più comune è utilizzare il traghetto che da Turkmenbashi arriva ad Alat (in Azerbaijian) oppure Olya (in Russia). Questo viaggio può rivelarsi una vera e propria avventura, come ben sanno i team del Mongolrally che decidono di percorrere questo itinerario. Non ci sono orari, i traghetti partono ogni due o tre giorni ma potrebbero essere di più, i biglietti hanno prezzi notevolmente diversi a seconda del punto di imbarco e generalmente nei porti regna il caos. Questa è davvero un’esperienza che può costare tempo e soldi, non adatta a chi soffre lo stress!

Parti con Farfalle e Trincee

Fonte immagine: Caravanistan.com