Demoni venuti dagli inferi metà uomini e metà bestie, implacabili distruttori assetati di sangue ma anche validi guerrieri e amministratori incorruttibili. Intorno ai mongoli è sempre aleggiato una sorta di mistero, alla cui diffusione hanno in gran parte contribuito le fonti del tempo, i cui autori per tentare di razionalizzare gli eventi usarono gli strumenti a disposizione, come i testi biblici ed i miti popolari (sul tema è interessante questa tesi di Laurea consultabile on line). Ma chi furono davvero i mongoli? Il tema è ampiamente dibattuto tra gli storici, così come la ricerca di ciò che il loro impero ha lasciato ai posteri.

Siamo nel XIV secolo, Naran ha vent’anni e corre come il vento in sella al suo cavallo, sta cavalcando nella steppa da ore ed è una figura importante: è un messaggero. Uno degli aspetti che più colpiva i viaggiatori occidentali del tempo, era l’organizzazione dell’impero mongolo a partire dal suo sistema postale conosciuto come yam, dal mongolo zam ossia strada. I messaggeri viaggiavano tra una stazione e l’altra, solitamente distanti tra i trenta ed i sessanta chilometri, dove si fermavano e passavano il messaggio al cavaliere addetto alla tappa successiva, dando il via ad una catena che portava il messaggio a destinazione.

I messaggeri dello yam, che potevano arrivare a percorrere anche 300km al giorno, avevano priorità su tutto ed erano di fatto dei pubblici funzionari, vitali in un impero esteso come quello mongolo. Il sistema postale veniva utilizzato per portare ordini, sia civili che militari, ma anche informazioni dato che i mongoli utilizzavano una rete di spie che li informava sulle mosse del nemico che si preparavano ad affrontare. L’efficienza dello yam era tale che venne presto usato anche dai mercanti per fini personali, tanto che le autorità dovettero imporre il pagamento del servizio quando non adoperato per motivi di pubblica utilità.

Come detto, lo yam ebbe una parte importante nelle conquiste militari dei mongoli, ma non fu l’unica innovazione che portò alla creazione dell’impero. L’abilità dei mongoli non fu tanto quella di creare nuovi strumenti, ma di sapere adeguare quelli già esistenti alle loro necessità. Il sistema postale dello yam, ad esempio, non fu il primo ma fu sicuramente il più efficiente. Tuttavia, è nella tecnologia militare che troviamo le innovazioni più ardite, come l’invenzione della bomba a mano, derivata dalla polvere da sparo usata dai cinesi per i fuochi d’artificio, oppure il passaggio dalla staffa di cuoio a quella metallica.

I mongoli colpivano l’immaginario per il loro modo di combattere, riuscivano infatti a scoccare frecce in qualunque situazione finendo col sembrare tutt’uno col proprio cavallo. Questo, oltre alla staffa non più in cuoio quindi più stabile, era dovuto alla particolare forma della sella che permetteva loro di girarsi agevolmente. Ma i mongoli furono anche maestri della guerra psicologica, distruggendo alcune città e risparmiandone altre con abile calcolo, oppure fingendo la ritirata per poi tessere imboscate al nemico lanciato alla loro rincorsa; le strategie militari dei mongoli sono infatti uno dei temi più studiati dagli storici.

La capacità dei mongoli di adattarsi alle situazioni era tale che durante le invasioni della Cina, nel corso del XIII secolo, una volta distrutte gran parte delle colture di gelso indispensabili per la produzione della seta, svilupparono notevolmente l’uso del cotone come tessuto. Ai mongoli risale anche l’uso del latte in polvere, un alimento molto importante nella loro vita di guerrieri nomadi. Restando in Cina, qui lo yam arrivò a contare circa 1400 stazioni postali con l’utilizzo di oltre 50mila cavalli, 6mila barche e anche 200 cani, con la dinastia Yuan che si distinse per numerose scoperte in campi come la medicina e la matematica.

L’impero mongolo cosa fu dunque? Sicuramente fu un momento di grande circolazione delle conoscenze in tutta l’Eurasia. Presso i conquistatori mongoli, gli artigiani erano tenuti in grande valore, come notato dai viaggiatori del tempo che raccontano anche le vicende un orafo francese rapito a Belgrado e portato nella capitale Karakorum per la sua maestria. Soprattutto dopo la presa di Baghdad, avvenuta nel 1258, i mongoli seppero fare propria la cultura tecnologica araba, utilizzandola per la presa delle città fortificate, anche se va detto che alcune di queste resistettero a lungo, come Fishing Town, inespugnabile fortezza cinese.

L’impero mongolo arrivò a misurare circa 12milioni di chilometri, il che rende comprensibile come si rendesse necessario l’uso di strumenti come lo yam. La capacità amministrativa mongola è ben rappresentata da quella che viene chiamata pax mongolica, ossia la possibilità per commercianti e viaggiatori di percorrere senza alcun pericolo le rotte note comunemente come Via della seta, grazie al rigore delle autorità nel controllo e difesa del territorio. Una pax Mongolica in cui vi era anche la presenza della Repubblica di Genova, in perenne conflitto con Venezia, in qualità di importante alleato dei mongoli.

Chi oggi volesse portarsi sulle tracce dello yam può partire dalla Russia, per l’esattezza da Gavrilov-Yam cittadina nei pressi di Mosca così chiamata proprio per via del sistema di comunicazioni mongolo. Il lascito mongolo è ben presente nella storia russa e nell’ascesa di Mosca a scapito dell’Orda d’oro, il khanato erede dell’impero mongolo. Ripercorrere le orme di Naran potrebbe essere un modo diverso di affrontare un viaggio, magari lungo la Transiberiana e la Transmongolica, verso la Mongolia.

Parti per la Mongolia con Farfalle e Trincee

Fonte immagine: ipfactly.com