Come nel resto del mondo, la pandemia globale causata dal virus Covid-19, anche in Asia Centrale ha messo in evidenza molti dei limiti delle strutture sociali contemporanee. Circondata da vicini particolarmente colpiti come la Cina e l’Iran, le repubbliche centroasiatiche hanno dato risposte diverse all’emergenza, risposte che vanno dalla negazione del problema all’affermazione della propria impotenza. La tipologia e la qualità delle risposte è in gran parte dovuta alle caratteristiche delle classi dirigenti che, date le condizioni eccezionali, non possono che arrendersi all’evidenza, oppure mostrare pubblicamente la loro incapacità.

Anche per quanto riguarda gli effetti economici della pandemia dovuta al Coronavirus, l’Asia Centrale non fa eccezione. Gli introiti del recente sviluppo del settore turistico sono stati letteralmente spazzati via, il crollo del prezzo del petrolio ha particolarmente colpito gli Stati della regione che esportano greggio e la chiusura delle frontiere, specialmente di quelle russe, ha di fatto bloccato gli spostamenti dei lavoratori stagionali creando inoltre problemi per quanto riguarda il flusso di denaro legato alle rimesse degli immigrati, che per alcuni paesi della regione rappresenta una percentuale importante del bilancio statale.

Per quello che riguarda la società l’Asia Centrale è di fronte ad una vera e propria polveriera, con le proteste della popolazione che montano per l’aumento dei prezzi e la scarsità delle merci disponibili. Interessante notare come le risposte siano diverse a seconda del grado di interazione con l’economia globale e la distanza dal passato. Alcuni studiosi hanno infatti notato come i dirigenti più strettamente legati al passato sovietico siano quelli più propensi alla riduzione del problema ed al controllo sociale, nascondendo le difficoltà dietro ad una retorica comunitaria che può assumere tinte xenofobe e razziste.

Kazakistan

Il governo kazako ha preso misure simili a quelle attuate in Occidente, dichiarando la chiusura di confini, scuole ed attività economiche. Sono state attuate misure economiche a supporto della popolazione che ha, tuttavia, preso d’assalto banche ed uffici postali temendo di perdere il proprio lavoro. Da segnalare un problema legato ai sentimenti anticinesi, che ha portato folle di dimostranti a letteralmente togliere letti da un ospedale nella città di Saryterek ed alla fuga dal paese di circa ventimila kazaki musulmani di etnia cinese, dopo assalti avvenuti nella città di Qarakemer. Dalla Cina arrivano tuttavia tecnologie di controllo.

Kirghizistan

Il paese ritenuto il più democratico dell’Asia Centrale, dovendo quindi fare i conti con una più libera opinione pubblica, è anche quello che più ha apertamente ammesso le proprie difficoltà. Il Kirghizistan sta applicando il più possibile delle misure simili a quelle applicate in Europa inclusa l’educazione a distanza, con in più il coprifuoco notturno nelle principali città. Le autorità hanno tuttavia dichiarato di non essere in grado di sostenere economicamente la popolazione e sarà, di conseguenza, il primo paese a ricevere l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale per cause legate al Covid-19. Altri aiuti sono negoziati anche altrove.

Tagikistan

L’Istiklol ha vinto la Super coppa, proprio prima della riapertura del campionato di calcio. Il Tagikistan è infatti uno dei pochi paesi al mondo dove ancora si gioca, sebbene a porte chiuse. Le autorità dichiarano non esserci casi di contagio nel paese, dopo iniziali provvedimenti sono state riaperte moschee e scuole, con gli studenti universitari obbligati a partecipare ad una cerimonia pubblica in cui è stata elogiata l’igiene tagika. Il paese, è poi alle prese con la pesante conseguenza della chiusura delle frontiere russe e l’impennata dei prezzi al dettaglio. In tagikistan non esiste più opposizione politica, oggi in prigione o in esilio.

Turkmenistan

Nonostante quello che sostengono media indipendenti, in Turkmenistan non c’è il Covid-19! Almeno questo quello che sostengono le autorità, tanto da assegnare ad agenti in borghese il compito di sorvegliare che le persone non parlassero di questo virus. Nonostante il presidente Gurbanguly Berdymukhamedov abbia preso parte ad eventi sportivi, una situazione già difficile sta diventando esplosiva. Si diffondono proteste per la mancanza di generi alimentari, i negozianti non accettano i pagamenti con carte emesse in Turkmenistan ed il governo ha trasformato in moneta locale tutti i conti correnti bancari in valuta estera.

Uzbekistan

La crisi dovuta al Coronavirus, sta confermando l’importanza di Shavkat Mirziyoyev per la geopolitica dell’Asia Centrale. Il presidente uzbeko sta infatti tentando di coordinare una risposta comune regionale, ad esempio nel fornire aiuti al vicino Afghanistan, tentando di sfruttare le strutture statali autoritarie ex-sovietiche finalizzandole al superamento della crisi. Le misure prese, comuni a quelle occidentali, sono qui applicate con rigore tanto da lasciare diverse migliaia di Uzbeki bloccati in Turchia a seguito della chiusura delle frontiere uzbeke. L’alto numero dei casi di contagio nel paese è correlato al numero di tamponi fatti.

Quello che emerge da questa breve panoramica della situazione odierna in Asia Centrale è che per superare una crisi, soprattutto una grande crisi, non servono uomini forti ma uomini intelligenti che sappiano anche ammettere le proprie sconfitte. Senza l’intelligenza un uomo forte non può fare altro che utilizzare tutti i mezzi a disposizione per nascondere la verità. Emerge anche che il Coronavirus sta letteralmente mettendo a soqquadro le strutture sociali, con il forte rischio che si spezzino per non piegarsi; l’unica soluzione è un lavoro comune per affrontare insieme il momento, forse non serve un uomo forte ma una forte società.

Per chi volesse restare informato sul tema, un utile strumento è fornito da Eurasianet.org

Fonte immagine: menafn.com