Panorami stupendi, natura incontaminata, una popolazione in gran parte nomade, le ragioni per visitare la Mongolia non mancano di certo. Oltre ad alcuni tra i luoghi forse più belli del pianeta, la Mongolia possiede anche una cultura di estremo interesse, spesso dimenticata a causa dell’ingombrante nome di Gengis Khan, che troverete letteralmente ovunque una volta arrivati in terra mongola. La Mongolia stessa sembra tesa tra un passato storico e mitico allo stesso tempo ed un futuro fatto di progresso e difficoltà, tutti elementi che si ritrovano nelle opere degli artisti mongoli e nelle immagini dei film che la vedono come protagonista.

  • L’ultimo lupo, di Jean-Jacques Annaud: Tratto da un libro di successo dello scrittore cinese Jiang Rong, questo film racconto di un giovane maoista partito dalla capitale cinese verso le steppe mongole. L’obiettivo è quello di educare i mongoli, ma ben presto il protagonista scoprirà il mondo dei lupi, divenendone uno strenuo difensore di fronte al progresso comunista che li vuole eliminare
  • I due cavalli di Gengis Khan, di Byambasuren Davaa: La cantante Urna, per una promessa fatta alla nonna morente, parte alla ricerca di un particolare morin khuur, il tradizionale strumento mongolo che ricorda il cavallo. Ne segue una discesa nelle profondità della cultura mongola e della sua musica, sulle orme del cavallo, animale con cui la Mongolia ha un rapporto unico e simbiotico.
  • Khadak, di Peter Brosens e Jessica Woodworth: Bagi è un giovane pastore nomade affetto da epilessia che ha il dono sciamanico di entrare in contatto con gli animali. Con gli altri membri del suo clan viene costretto a trasferirsi per lavorare in una miniera. Bagi conosce quindi Zolzaya, con cui organizza una banda di ragazzi con l’obiettivo di boicottare i lavori della compagnia mineraria.
  • La storia del cammello che piange, di Byambasuren Davaa e Luigi Falorni: Una delle pellicole dedicate alla Mongolia più famose, candidato ad un oscar nel 2004 per il miglior documentario. La storia è quella degli sforzi di un gruppo di allevatori nomadi di cammelli nel deserto del Gobi per salvare un raro cucciolo di cammello battriano albino, rifiutato dalla madre per la sua particolarità.

  • Il matrimonio di Tuya, di Wang Quanan: Altro film di grande importanza per il cinema dedicato alla Mongolia, vincitore dell’Orso d’oro al Festival del cinema di Berlino del 2007. La trama, ambientata nella Mongolia interna cinese, narra le vicende di Tuya che, d’accordo col marito paralizzato, decide di divorziare per cercare un nuovo sposo che la aiuti a farsi carico del sostentamento della famiglia.
  • Remote control, di Byamba Sakhya: Uno dei film più rappresentativi della nuova generazione di registi mongoli. La storia è quella di Tsogoo, che tutte le mattine dalla campagna si reca in città per vendere il latte. Con i soldi ricavati Tsogoo permette al fratello di continuare gli studi, mentre a casa lo aspetta il padre ubriaco. Un giorno Tsogoo conosce Anu, più grande di lui e dal rapporto in crisi…
  • Mongol, di Sergej Bodrov: Altro film molto famoso e che in qualche modo ha fatto riesplodere l’interesse per la Mongolia ed il suo grande condottiero. Candidato al premio Oscar come miglior film straniero nel 2008, il film racconta con tono hollywoodiano la vita di Gengis Khan e, nonostante sia stato girato in Cina e Kazakistan, permette di rivivere l’epica costruzione dell’impero mongolo.

  • La principessa e l’aquila, di Otto Bell: Questo film ci porta nell’estremo ovest mongolo, dove dominano i monti Altai e dove vive la minoranza kazaka del paese. Aisholpan ha tredici anni e viene da una famiglia di nomadi kazaki, che alternano la vita nella yurta a quella in città, vuole seguire le orme della sua stirpe e diventare la prima donna a partecipare al Festival delle aquile di Olgii.
  • Mongolian Bling, di Benj Binks: Un interessante documentario girato da un regista australiano, impegnato a capire come la gioventù mongola ha reagito alla fine del comunismo. La musica e la cultura hip hop come ancora di salvataggio per una generazione in cerca della propria identità. Per andare alla scoperta di una Mongolia che non è solo una cartolina turistica o un mito del passato.
  • Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure, di Akira Kurosawa: Un grande classico, è del 1975, della cinematografia dedicata alla Mongolia. Ispirata alle memorie del cartografo russo Arsenev, il film è la storia di un’amicizia che nasce nella sconfinatezza siberiana tra l’ufficiale russo ed il cacciatore solitario. L’incontro tra due mondi diversi che cercano di conoscersi meglio.
  • Il cane giallo della Mongolia, di Byambasuren Davaa: Altro commovente film della regista de “La storia del cammello che piange”. Una favola senza tempo ambientata negli splendidi paesaggi mongoli. La figlia di una coppia di nomadi trova un cagnolino ma deve rinunciare all’idea di tenerlo con sé, tuttavia quando il cagnolino salverà il fratellino le cose cambieranno decisamente in meglio.

  • Hyazgar, di Lu Zhang: Opera franco-coreana incentrata su un tema molto delicato per la Mongolia interna di oggi, ossia l’avanzare delle sabbie del deserto. Hangai, rimasto solo, tenta contrastare la desertificazione piantando gli alberi che la tempesta ha risparmiato, aiutato nella sua impresa da una donna coreana in fuga dal suo paese e dal figlio. Una lotta contro la sabbia e la solitudine.
  • Horse Boy – L’amore di un padre, di Michel O. Scott: Il film è la storia autobiografica di Rupert Isaacson e di sua moglie, alla ricerca della felicità per Rowan, il loro figlio autistico. Scoperto l’effetto positivo che i cavalli hanno su Rowan, la famiglia intraprende un duro viaggio che dalla loro casa in Texas li porterà a scoprire la Mongolia, tra nomadi e sciamani, con la speranza che Rowan guarisca.
  • Burn your maps, di Jordan Roberts: Anche in questo film abbiamo la storia del viaggio di una famiglia verso la Mongolia. Dopo una tragedia familiare Wes, bambino di otto anni, dice alla sua famiglia di essere un allevatore nomade mongolo nato nel posto sbagliato. Da qui l’inizio di un viaggio alla scoperta della Mongolia, ricercando la propria personale verità.
  • Urga – Territorio d’amore, di Nikita Mikhalkov: Vincitore di diversi premi, tra cui un Leone d’oro a Venezia, l’opera di questo grande regista russo racconta la nascita di un’amicizia tra un camionista russo rimasto in panne nella steppa ed una famiglia di allevatori nomadi che gli porge una mano. Un’altra storia che tratta dell’incontro e la conoscenza tra mondi molto diversi tra loro.

I migliori alberghi della Mongolia

  • Ondog, di Quan’an Wang: Nuova opera (2019) del regista cinese, innamorato della Mongolia, che ha diretto “Il matrimonio di Tuya”. L’indagine su di un delitto, l’immensità delle steppe mongole ed una coppia di poliziotti alle prese con ardue questioni filosofiche. Un film che nasce con l’apparenza di un giallo, apparenza ben presto spazzata via dal vento della steppa che tutto ridimensiona.
  • Le monde dont on reve n’existe pas, di Ayoub Qanir: Questo film è una coproduzione americana-mongola e affronta un tema molto caro alla cultura mongola: quello dello sciamanesimo. La trama si dipana intorno ad uno sciamano visitato da un antico spirito che gli porta il messaggio di intraprendere un importante viaggio. Un film per andare alla scoperta della Mongolia più profonda.
  • The men with blue dots, di Dorjsuren Shadav: Altro film che entra nel vivo della cultura della Mongolia, seguendo le vicende di un giovane mongolo che decide di lasciare la sua terra per andare in Francia. Un romando di formazione e di comprensione delle proprie radici, sulla difficoltà di integrarsi in un mondo diverso e sull’importanza di essere legato alle tradizioni della propria terra.
  • The Mongolian Connection, di Drew Thomas: Altro film recente del 2019, dai toni polizieschi. L’agente dell’FBI Wade Dalton cattura Serick Ibrayev, criminale mongolo, trovandosi a doverlo accompagnare in Mongollia dove sarà sottoposto a processo. Qui Wade conoscerà il rude detective Ganzorig ed insieme dovranno affrontare difendersi da chi non vuole che Serick arrivi al processo.
  • Nomads vs zombies, di Otgonzorig Batchuluun: Infine un film d cui non si sa praticamente nulla se non che la sua uscita è stata annunciata per il 2019. Un film dal titolo promettente e che sicuramente serberà delle sorprese per gli amanti del genere. Per ora un titolo da segnare in attesa che prima o poi possa arrivare anche sui nostri schermi. La Mongolia può davvero sorprendere!

Non resta che partire per la Mongolia e farlo assicurati, con World Nomads!

Fonte immagine: On film
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