Può sembrare strano, ma nonostante quella tragedia shakesperiana chiamata brexit e pruriti antieuropeisti diffusi un po’ ovunque sul vecchio continente, per qualcuno l’Unione Europea resta un modello, in particolare quello che riguarda il trattato di Schengen ossia la libera circolazione delle persone. Stiamo parlando dell’Asia Centrale che, secondo diversi analisti, sta facendo numerosi passi sulla via dell’integrazione e dell’eliminazione delle frontiere, rendendo più semplici gli spostamenti tra le cinque repubbliche, una notizia molto interessante che potrebbe avere notevoli risvolti sia economici che politici.

Un visto unico per la Via della Seta

Settore particolarmente dinamico sembra essere quello delle formalità doganali: dopo Kazakistan e Kirghizistan anche l’Uzbekistan ha eliminato il visto d’ingresso per i cittadini di numerosi paesi, compresa l’Italia. Lo scorso marzo l’Uzbekistan ha poi stretto accordi bilaterali con il Tagikistan per la libera circolazione tra i due paesi dei rispettivi cittadini, riducendo notevolmente le tensioni tra i due paesi. A settembre sempre l’Uzbekistan ha iniziato colloqui con il Kazakistan per arrivare ad un visto unico per i due paesi, a loro volta i kazaki hanno invitato ad aderire al progetto anche Kirghizistan, Turchia ed Azerbaijan.

E il Turkmenistan?

L’idea di un visto unico per viaggiare sulla Via della seta ha suscitato l’interesse di Kirghizistan e Tagikistan, mentre l’unico paese della regione che sembra non essere interessato è il Turkmenistan, la più chiusa tra le cinque repubbliche centroasiatiche. Il Turkmenistan si trova in un momento difficile, alle prese con una crisi economica ed alcuni fallimentari tentativi di rilanciare il settore turistico. La situazione potrebbe tuttavia forzare le autorità turkmene ad uscire dal loro isolamento, segni di una timida apertura verso i paesi vicini si stanno già osservando, come la visita del presidente Berdimuhamedow a Tashkent nello scorso aprile.

Il ruolo dell’Uzbekistan

Come visto, una delle forze motrici di questa ventata di cambiamento in Asia Centrale è l’Uzbekistan. Grande merito di ciò va al nuovo presidente Shavkat Mirziyoyev, che sta radicalmente cambiando la politica estera del suo predecessore, il defunto Islam Karimov, tentando di disinnescare situazioni potenzialmente esplosive e dando alla volontà di leadership nella regione un carattere più collaborativo che competitivo. La scelta del governo uzbeko è quindi quella di uscire dall’isolamento sia politico che geografico: l’Uzbekistan è il solo paese al mondo, con il Liechtestein, circondato da paesi a loro volta senza sbocco sul mare.

Istinti di sopravvivenza

L’Asia Centrale ha vissuto per circa 70 anni senza frontiere all’interno dell’Unione Sovietica, la divisione era altrove ossia nel settore della produzione. Dopo l’indipendenza le cinque repubbliche si sono ritrovate con delle economie disastrate, a cui si sono aggiunti i vincoli imposti dai nuovi confini. Ora la strada sembra il ritorno verso l’unione ma senza l’autoritarismo ed il dirigismo sovietico, il recente boom nella costruzione di strade, l’inaugurazione di linee ferroviarie e l’apertura di nuove rotte aeree sembra andare in questa direzione, senza calcolare l’importanza per gli abitanti della regione di potersi muovere liberamente.

La Russia osserva con attenzione

Perché si possa davvero parlare di un progetto comune sul modello dell’Unione Europea o dell’ASEAN serve una maggiore integrazione economica, che non potrà avvenire in tempi brevi. Kazakistan e Kirghizistan sono membri dell’Unione Economica Eurasiatica insieme a Bielorussia, Armenia e Russia; non sembra che i due paesi abbiano manifestato la volontà di uscirne. Tuttavia un rafforzamento dei legami in Asia Centrale potrebbe essere uno scudo all’influenza cinese, il che a Mosca non dispiacerebbe. Per concludere va poi detto che Turchia ed Azerbaijan non avrebbero ancora risposto all’invito di settembre del Kazakistan.

 

Immagine tratta da vestnikkavkaza.net
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