I remoti monti Altai ed il lusso dello shopping esclusivo di Almaty, l’ex-capitale; le piste innevate di Shymbulak ed il mausoleo di Khoja Ahmad Yasawi, patrimonio dell’UNESCO. Queste sono solo alcune delle attrazioni su cui il Kazakistan può far leva per lo sviluppo del settore turistico, un settore che in passato non è mai stato tra quelli trainanti l’economia del paese, anche dopo della fine dell’Unione Sovietica e della sua atea mistica e produttiva meccanica. Ancora nel 2014, quindi ben oltre la data dell’indipendenza, il turismo partecipava al prodotto interno lordo kazako solo per lo 0,3%, ma oggi le cose sembrano cambiare.

Il mondo del turismo sta cambiando, alcuni studi hanno dimostrato che le nuove generazioni sono rispetto al passato molto più disposte a spendere per viaggiare, allo stesso tempo nel mondo aumentano le diseguaglianze e le masse di Cina ed India a seguito della crescita economica si sono messe in viaggio. Tutto questo rappresenta un business molto promettente che, di fatto, non esclude nessuna regione del mondo. Anche l’Asia Centrale sta vivendo un aumento del numero dei visitatori ed il Kazakistan ha approvato piani governativi per aumentare notevolmente la rilevanza economica del settore turistico entro il 2020.

Per un paese che aspira alla leadership regionale come il Kazakistan, il turismo rappresenta un’importante vetrina ed il 2017 per le autorità kazake un anno da ricordare. Gli arrivi sono infatti cresciuti mediamente, calcolando sia turismo locale che arrivi dall’estero, del 21% e le strutture alberghiere hanno visto un tasso molto alto di camere occupate durante l’anno, con punte di oltre il 50% per la fascia più alta. Fondamentale in tal senso è stato l’expo ospitato proprio dal Kazakistan, un evento che ha permesso al mondo di scoprire le bellezze e le potenzialità del colosso centroasiatico, un colosso spesso ritenuto dai piedi d’argilla.

L’expo 2017 è stato anche un’occasione per la ricerca di investitori, senza il cui denaro i progetti di sviluppo kazako rischiano di restare lettera morta. Dal 2014, anno in cui il Kazakistan è stato colpito da un’importante crisi del settore energetico, il paese vede un accesso dibattito sulla necessità di privatizzare gli assetti statali. Dal 31 ottobre alla borsa di Londra è quotata la miniera di uranio statale di Kazatomprom, un tentativo di privatizzazione fallito in passato quando il colosso minerario Eurasian Natural Resources Corporation fu quotato a Londra nel 2006 ed eliminato dal listino nel 2013 per accuse di corruzione.

Per uno sviluppo del settore turistico il Kazakistan ha reso decisamente più favorevole la politica dei visti per i visitatori stranieri, arrivando a dichiarare l’intenzione di realizzare insieme all’Uzbekistan un visto turistico unico. Le autorità kazake hanno fatto la stessa proposta anche ad Azerbaigian, Turchia e Kirghizistan all’interno delle organizzazioni che raccolgono i paesi legati al progetto, non esente da perplessità, di rilancio della Via della seta. In tale ottica favorito è sicuramente il sud del paese, dove passavano le rotte della Via della seta, mentre il settentrione kazako resta una questione delicata.

Il nord del Kazakistan ha infatti storicamente una larga presenza di abitanti di etnia russa. La colonizzazione russa risale al XVI secolo, quando i cosacchi stabilirono i primi forti. La forte presenza russa nelle regioni kazake di confine continuò ad aumentare soprattutto per la ricerca di lavoro nel settore industriale, basti pensa che la media di cittadini di etnia russa raggiungeva il 40% dell’intera popolazione kazaka. Al momento dell’indipendenza le autorità del nuovo stato kazako si trovarono di fronte alla minaccia di una secessione delle regioni settentrionali del paese, che videro poi l’esodo di molti abitanti di etnia russa.

Oggi il nord del Kazakistan vede numerosi abitati abbandonati, tanto che il governo ha recentemente deciso di accorpare in città più grandi i pochi abitanti di alcune decine di piccoli villaggi. I rapporti con la Russia continuano a non essere semplici, dopo aver temuto di diventare una seconda Crimea il Kazakistan ha deciso di riaffermare la propria indipendenza adottando l’alfabeto latino – scelta per nulla gradita da Mosca – e votando ad aprile contro una bozza di risoluzione sulla Siria proposta dalla Russia all’ONU. In questo contesto gioca un ruolo importante in chiave antirussa anche il recupero dell’identità islamica.

Il turismo in Kazakistan può contare sul lusso di Almaty, sulla modernità di Astana e sulla Storia del meridione, per quanto riguarda le regioni del nord deve invece affidarsi ad un turismo particolare. Nel frattempo la ricerca di capitali può acuire i limiti del turismo odierno sempre più di massa ed esclusivo allo stesso tempo.

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Fonte immagine: Wiki Commons

 

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