Quando si pensa alla Via della seta viene spontaneo pensare a carovane di cammelli che attraversano deserti, sostando nelle oasi per poi valicare impervi passi centroasiatici. Eppure è esistita anche una Via della seta marittima, una serie di rotte commerciali che tra il II sec. a.c. ed il XV sec. d.c. solcavano i mari partendo dai porti della Cina verso il sudest asiatico, per poi dirigersi attraverso lo stretto di Malacca alla volta del subcontinente indiano e raggiungendo quindi la penisola arabica. È provata la presenza di navi cinesi anche sulla costa orientale dell’Africa, ma alcuni studiosi sostengono la Cina arrivò molto più lontano.

Il rapporto della Cina col mare ha una lunga storia che sfuma nella mitologia, come nel caso dei viaggi di Xu Fu alla ricerca dell’isola di Fusang e dell’elisir di lunga vita. Fu tuttavia solo con la dinastia Song (960-1279 d.c.) che la Cina ebbe una marina stabile, sebbene sempre relegata ad un ruolo secondario visto che le più grandi minacce per il paese venivano storicamente dai nomadi delle steppe. Una vera rivoluzione si ebbe nell’epoca Ming con l’imperatore Zhu Di che regnò dal 1402 al 1424. Zhu Di allestì infatti una flotta di dimensioni mai viste prima, dando il via ad una serie di viaggi di esplorazioni guidati dall’eunuco di corte Zheng He.

Un libro estremamente interessante dedicato ai viaggi di Zheng He ed a questo capitolo della Storia cinese è 1421, la Cina scopre l’America, scritto dall’ex ufficiale della marina britannica Gavin Menzies. La tesi dell’autore è semplice ed affascinante, ossia il fatto che nel corso delle spedizioni realizzate dall’imperatore Yongle (il nome da sovrano di Zhu Di) le flotte cinesi abbiano realizzato la circumnavigazione del globo, raggiunto il continente americano ed i poli, scoprendo tutto ciò che gli europei avrebbero (ri)scoperto solo più tardi e grazie a mappe redatte dai cartografi imbarcati sulle navi della flotta di Zheng He.

L’autore non è uno storico, ma fonda le sue teorie su una massa di dati, luoghi e ragionamenti che fanno viaggiare il lettore sulle ali di un’idea, quella di Menzies. Alcuni capitoli sono davvero splendidi, come la descrizione della vita a bordo delle navi, tra concubine, diplomatici, artigiani e figli illegittimi oppure le pagine dedicate alle colonie cinesi formatesi nelle zone più disparate del mondo grazie ai marinai scampati ai naufragi. Un libro davvero poliedrico che si legge d’un fiato e che offre una miriade di spunti di riflessione, soprattutto sulle scoperte e sulle vicende storiche che gli europei avrebbero “scippato” alla Cina.

Una delle cause che fece cadere l’oblio su Zheng He fu la reazione che si ebbe alla morte di Yongle, quando la classe dei mandarini impose la chiusura della Cina al mondo. L’imperatore non era mai stato amato dai suo funzionari, che ritenevano troppo dispendiosa la costruzione della Città Proibita a Pechino e del tutto inutili le spedizioni delle immense (e costose) flotte. I mandarini temevano poi l’ascesa al potere di una nuova classe di mercanti, al tempo disprezzati. I resoconti dei viaggi di Zheng He e della sua flotta vennero distrutti e le navi abbandonate, privando il mondo di tutto quanto era stato scoperto dalle navi di Yongle.

Oggi è in corso un vero e proprio recupero della figura di Zheng He, ritenuto dal governo cinese un pioniere della politica della Cina di oggi, ossia lo stabilire una rete di relazioni commerciali ruotanti intorno al perno cinese.  Spesso la figura di Zheng He, con le sue navi cariche di porcellane, seta ed altri prodotti, viene contrapposta al colonialismo occidentale, diventando un simbolo di pace ed amicizia. Interessante notare come Zheng He, che era musulmano, viene particolarmente venerato in tutti i paesi di tradizione islamica del sudest asiatico, il che attribuisce a questa figura storica una doppia lettura non esattamente sovrapponibile.

Il governo cinese ha intrapreso una politica di grande sviluppo della propria marina, come da secoli non accadeva. Molti analisti ritengono questo sia strettamente connesso alle contese territoriali nelle acque del Mar Cinese Meridionale, altri – soprattutto americani – ritengono Pechino stia attuando una politica finalizzata al forte aumento della presenza nel subcontinente indiano; una politica che gli analisti americani chiamano “filo di perle”. Resta il fatto che la Cina stia concentrandosi sul controllo di porti in luoghi come l’Africa, il Pakistan ed anche l’Italia, solcando quelle rotte che furono il cuore della Via della seta marittima.

Qui il sito del museo del Guandong dedicato alla Via della seta marittima

 

Fonte immagine: ancient-origins.net
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