Uno dei personaggi più famosi ed affascinanti della Storia è stato sicuramente Gengis Khan, figura quasi mitica che guidò un esercito di nomadi provenienti dalle steppe mongole alla conquista dell’Eurasia. Gengis Khan costruì un impero vasto oltre 30milioni di metri quadrati, sottomise innumerevoli popolazioni ed espugnò città ritenute imprendibili. Nelle cronache del tempo Gengis Khan viene descritto come un implacabile distruttore al comando di una legione di essere demoniaci, tuttavia il formidabile guerriero è una figura molto più complessa ed il suo impero fu molto più che una barbara dominazione fondata sulla violenza ed il terrore.

Numerosi storici, infatti, sono sempre più propensi a riconoscere quanto l’impero mongolo sia stato importante per i paesi con cui entrò in contatto, rappresentandone un elemento di modernità e sviluppo. Questa la tesi di un libro interessante come Gengis Khan. La nascita del mondo moderno di Jack Weatherford, secondo cui Gengis Khan fu fondamentale nello smantellamento delle vecchie strutture sociali feudali e nel garantire diritti come la libertà di culto. I mongoli furono portatori di numerose innovazioni come l’introduzione del sistema postale, dell’immunità diplomatica e delle banconote di carta, decisamente lontani dagli stereotipi a cui siamo abituati.

Gengis Khan è poi al centro di un’altra questione legata alla contemporaneità, vale a dire la costruzione dell’identità nazionale kazaka, una volta ottenuta l’indipendenza dal colosso centroasiatico. In Kazakistan Gengis Khan è un vero e proprio eroe, sempre glorificato dallo stesso presidente Nazarbayev ed oggetto di grande attenzione in relazione alla promozione della Storia e della cultura kazaka. Il ministro dell’agricoltura Arman Yevniyev è recentemente arrivato a dichiarare pubblicamente che il celebre conquistatore rappresenta un’ispirazione ed un modello nella conquista commerciale che il Kazakistan deve intraprendere verso i paesi vicini.

Kazakistan e Mongolia non hanno molti rapporti commerciali, essendo l’economia mongola molto più orientata verso la Cina, la Russia e la Corea. Ad unirli c’è Gengis Khan, visto che entrambi i popoli se ne ritengono gli eredi, tanto che negli ultimi anni centinaia di kazaki hanno inviato i loro geni ad un laboratorio americano specializzato nello studio del DNA, l’obiettivo è ovviamente quello di rintracciare una discendenza gengiskkhanide. La necessità di fare di Gengis Khan un eroe kazako, da contrapporre al mito di Tamerlano del grande paese rivale, ossia l’Uzbekistan, rischia di complicare il panorama diplomatico dell’Asia Centrale.

In Mongolia vivono oltre 100mila persone di etnia e lingua kazaka, soprattutto nella regione occidentale di Bayan-Olgii, ed i loro rapporti con Ulaanbaatar non sono semplici, basti pensare al fatto che metà della popolazione kazaka della Mongolia si è trasferita in Kazakistan al momento dell’indipendenza di questi nel 1991. La politica nazionalista delle autorità kazake rischia di portare a delle frizioni tra i due paesi, dato che la Mongolia (dove il nome Gengis Khan è presente ovunque, dall’aeroporto internazionale alla birra…) non è certo disposta a lasciare al paese confinante uno dei più importanti ed amati simboli della sua identità, una parola che ritorna.

Un libro che ben rappresenta questa tendenza al nazionalismo in Kazakistan è The Turkic saga of Genghis Khan & the KZ factor, di Kairat Zakiryanov. L’autore è una personalità polivalente essendo, tra le altre cose, insegnante di matematica e presidente dell’Accademia kazaka di sport e turismo. Ma soprattutto Zakiryanov è un indefesso studioso della cultura e della storia del Kazakistan, a cui ha dedicato diverse opere. Leggere questo libro è un’impresa estremamente interessante, si finirà con l’essere sommersi dalla mole di dati e prove che l’autore porta a sostegno della sua tesi: ossia che praticamente tutto è di origine kazaka.

L’opera è scritta bene, una scrittura che avvolge il lettore e lo culla nel sogno dell’autore, vale a dire dimostrare che Gengis Khan era di origini kazaka, come tutti i mongoli del suo tempo. La tesi di fondo è infatti questa, ossia che le popolazioni mongole attuali non siano discendenti dai guerrieri mongoli che avrebbero terrorizzato l’Europa, ma di tribù provenienti da est che occuparono un paese lasciato vuoto. Il libro riserva poi diverse sorprese, come la scoperta che kazaki sono stati, per citare solo alcuni personaggi, anche Napoleone, Re Artù e Confucio! Tuttavia una volta “tarato”, il volume si rivela una lettura molto gradevole.

Come detto, l’autore sostiene le sue tesi con una moltitudine di dati, a volte un vero e proprio elenco, ma affronta numerosi campi di studio differenti nota come la linguistica, la Storia, l’antropologia ed anche la genealogia. Uno dei lati più affascinanti del libro è sicuramente la discesa nel mondo dei clan familiari mongoli e kazaki, davvero numerosi, di cui l’autore ha una conoscenza approfondita. Se Zakiryanov sia o meno convincente è un giudizio che spetta al lettore, sicuramente questo è un libro imperdibile soprattutto per gli amanti della Storia mongola e della vita di Gengis Khan, che forse era kazako o forse no. Un mistero da svelare.

Come da svelare resta il mistero della sepoltura del sovrano mongolo (o kazako?), da anni oggetto di spedizioni che raggiungono la Mongolia alla ricerca del luogo in cui Gengis Khan sarebbe sepolto. Secondo la tradizione questo luogo sarebbe il monte Burkhan Khaldun nella provincia mongola del Khentii, la stessa in cui il condottiero nacque. Alla sua morte, avvenuta nel 1227, il khan oceanico (questo il significato di Gengis Khan) sarebbe stato portato su queste montagne da un corteo funebre composto da mille guerrieri che, per mantenere il segreto, avrebbero ucciso qualunque forma di vita incontrata lungo il cammino.

Il mistero del sepolcro di Gengis Khan è parte stessa della cultura del popolo mongolo che, nel 1990, si oppose ad una delle prime spedizioni di ricerca, riuscendo a fermarla. Qualcuno ritiene che i mongoli non vogliano sia ritrovata la tomba del loro eroe anche per via di una maledizione, simile forse a quella legata alla tomba di Tamerlano la cui scoperta coincise con l’invasione nazista dell’Unione Sovietica. In ogni caso la zona del monte Burkhan Khaldun oltre ad essere ritenuta sacra è oggi un’area naturale protetta, il che rende più difficili le ricerche. Un interessante libro in italiano sul tema è Gengis Khan. La tomba segreta dell’imperatore scritto da Ippolito Marmai.

 

Fonte immagine: Silkroadadventure.pl
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