Una delle caratteristiche dell’essere umano è sicuramente la sete di scoperta, la voglia di esplorare l’ignoto. Ogni epoca storica ha avuto i suoi grandi esploratori, ma oggi l’omogeneità di un’epoca globalizzata potrebbe rivelarsi un ostacolo alla comparsa di figure di rilievo in tal senso. Spesso la Storia delle scoperte geografiche e scientifiche si è intrecciata con la politica, portando alla damnatio memoriae di personaggi come Sven Hedin, uno dei più grandi esploratori di quel periodo a cavallo tra XIX e XX secolo vera età dell’oro per le scoperte scientifiche.

Svedese, Hedin condusse una vita all’insegna dell’avventura e della ricerca, in particolare in Asia Centrale, in Tibet ed in quella parte di Cina che è oggi lo Xinjang. Hedin fu il primo occidentale a mettere piede a Lhasa, rischiò di morire nel deserto del Taklamakan ed ebbe come imperativo quello di raggiungere luoghi mai esplorati da altri in precedenza. Nonostante a lui siano riconducibili più di sessanta opere, le sue vicinanze al nazismo – che comunque lo osteggiò per le radici ebraiche – ne fecero un autore da dimenticare ed oggi i suoi libri non sono di facile reperibilità.

Una delle sue più grandi scoperte è legata al Lop Nor, un lago nella regione cinese del Taklamakan che Hedin scoprì avere la caratteristica di spostarsi ciclicamente. L’opera dedicata a questa spedizione, Il lago errante, è stata recentemente riedita ed è uno splendido diario di viaggio e ricerca. Sullo sfondo di una Cina in guerra, Hedin ha l’abilità di immergerci nei paesaggi naturali che attraversa, di dipingere i suoi compagni di viaggio come fossero al nostro fianco e di trasmettere la tensione della scoperta, dell’andare incontro all’ignoto con leggerezza ma anche con consapevolezza del rischio.

Oggi il Lop Nor è uno dei luoghi più invalicabili della Cina, difficilmente visitabile se non grazie a costosi permessi che si ottengono con fatica. La zona, nella Cina comunista, è stata infatti destinata a poligono nucleare, il che ha portato a non poche polemiche per il tasso di radioattività presente nella regione. Ci restano tuttavia i preziosi racconti di Sven Hedin, meravigliosa chiave per entrare in un angolo di mondo dall’estrema importanza archeologica, basti pensare alle rovine dell’antica Loulan nei pressi della non distante Turpan. I racconti di un grande esploratore dimenticato troppo in fretta.

Un grande esploratore dal passato scomodo lo abbiamo anche in Italia, si tratta di Giuseppe Tucci, con molta probabilità uno dei più grandi esperti di Tibet del XX secolo. Protetto da Giovanni Gentile, Tucci realizzò spedizioni che si concentrarono nella regione dell’Himalaya, in Pakistan ed in Afghanistan. Le esplorazioni di questo studioso si intrecciano strettamente con le vicende politiche del tempo, come dimostrano gli incontri con personaggi quali il Dalai Lama o Julius Evola, i rapporti con Mussolini ed i carteggi con Giulio Andreotti, suo grande protettore nel dopoguerra.

Come Hedin, anche la fortuna di Tucci è andata incontro a sorte avversa per ragioni politiche, soprattutto dopo la pubblicazione di un libro del 2012, L’esploratore del Duce, poderosa opera in due volumi di Enrica Garzilli. Giuseppe Tucci ci ha lasciato una preziosa collezione artistica il cui trasloco ha recentemente suscitato diverse polemiche. Allestita fino a poco tempo all’interno del Museo d’arte Orientale di Roma situato nel centro di Roma, la collezione è ora stata trasferita nel quartiere periferico dell’EUR presso il Museo delle Civiltà, un progetto che vede la nascita di un grande polo museale nella capitale.

Proprio dedicata a Tucci è una imponente mostra che si è recentemente (Feb. 2018) aperta a New York presso la Asia Society Museum di Park Avenute ed intitolata “Tibet sconosciuto”. L’esposizione è dedicata all’iconografia buddista – come quella che si può ammirare nelle grotte del Xinjiang – e raccoglie reperti provenienti da otto spedizioni in Tibet compiute tra il 1926 ed il 1947. Il materiale presente a New York è lo stesso che una volta conclusa la mostra dovrebbe trovare spazio nei locali dell’EUR, nella speranza che l’Italia non si dimentichi ancora una volta di questo importante esploratore.

Il sito della Sven Hedin Foundaton: http://svenhedinfoundation.org/

Fonte immagine: La voce di NewYork
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