Oggi i tatuaggi sono una cosa comune, moltissime persone ne hanno almeno uno ad adornare la loro pelle. Si può dire che ormai il tatuaggio è diventato, con buona pace dei tatuatori che ne fanno filosofia di vita, un pratica non più rivolta a categorie sociali socialmente marginali come detenuti e marinai ma un prodotto di consumo. L’origine del tatuaggio è antichissima, risalente a tempi ormai remoti e, grazie alle scoperte degli archeologi, sappiamo oggi che l’uso di tatuarsi ha viaggiato sulla Via della seta, diffondendosi in più direzioni strettamente legato alla popolazione detta degli sciti.

Innanzitutto bisogna fare una precisazione, il nome sciti ci arriva attraverso fonti greche, che conoscevano solo un ramo di questo popolo. La forma più corretta per indicare gli antichi abitanti dell’Asia Centrale di cui stiamo parlando, sarebbe invece saci. I saci non avevano scrittura, tutto quello che sappiamo deriva dai racconti delle civiltà che si sono scontrati con questo popolo nomade di origine indo-europea (nelle antiche fonti cinesi erano descritti come alti, dai capelli rossi e dagli occhi verdi), oppure dalle loro tombe ornate dai gioielli d’oro per la cui lavorazione erano famosi.

Una mostra molto interessante dedicata agli sciti si è appena conclusa a Londra, tra gli oggetti di inestimabile valore giunti dal museo dell’Hermitage di San Pietroburgo ve n’era anche uno di particolare interesse, vale a dire la pelle tatuata proveniente dal torso di un guerriero morto circa 2400 anni fa. Il tatuaggio è nel tipico stile delle steppe, ossia con soggetti animali, rappresentante gli artigli di una tigre. L’area di diffusione degli sciti (dei saci) si estendeva dal Caucaso a quello che oggi è il Xinjjiang; il clima di gran parte di questa regione ha permesso il mantenersi dei corpi.

In Asia Centrale sono diverse le mummie ritrovate molto ben conservate grazie al clima ed al terreno, alcune delle quali presentano degli splendidi tatuaggi. La più famosa di queste venne ritrovata nel 1947 a Pazyryk, località siberiana che ha dato il nome ad una cultura connessa a quella degli sciti. Quello che probabilmente era un capo guerriero ha le braccia, le spalle, parte del torso ed una gamba ricoperti da disegni di animali, tatuaggi che secondo gli archeologi erano uno strumento per il riconoscimento sociale, sia durante la vita che nell’aldilà. Il tatuaggio quindi come forma d’identità.

Uno degli aspetti più affascinanti dei tatuaggi del guerriero di Pazyryk sono i rimandi artistici assiri, persiani, indiani ed i forti parallelismi con l’arte di alcuni periodi della Storia cinese come la dinastia Zhou o il periodi detto “degli stati combattenti”. La diffusione delle culture nomadi centroasiatiche fu talmente vasta da trovare delle somiglianze anche nella cultura celtica, oppure tra gli indiani d’America. Lo stile utilizzato per i tatuaggi del guerriero di Pazyryk è stato per secoli, ed è ancora, parte integrante delle decorazioni asiatiche raffigurato sui tappeti, negli abiti e altrove.

Altro ritrovamento di grande valore venne fatto nel 1994 nella vicina Ukok, quando dalla terra gelata emerse la mummia di una principessa guerriera, che venne chiamata “la vergine del ghiaccio”. La donna, sepolta con sei cavalli e dell’età stabilita essere di 25 anni, ha dei tatuaggi nello stesso stile del guerriero di Pazyryk, anzi uno sembra essere addirittura essere uguale e fatto dalla stessa mano! Dopo l’inumazione, gli abitanti dei villaggi vicini protestarono sostenendo che turbare lo spirito della principessa fosse all’origine dei terremoti e delle alluvioni avvenuti nella regione.

Se oggi possediamo gli strumenti tecnologici che rendono il fare un tatuaggio alla portata più o meno di tutti, sebbene con diversi risultati, gli studiosi dibattono su quali fossero le tecniche utilizzate dalle popolazioni nomadi. Per quanto riguarda la cultura di Pazyryk un contributo importante è stato il ritrovamento, sempre nel 1947, di una silhouette in feltro identica ad uno dei tatuaggi del guerriero. Quindi non sarebbero stati usati aghi in osso oppure in metallo, il tatuaggio sarebbe stato invece impresso per trasferimento dal feltro bagnato ed impregnato di colorante naturale.

Il mondo rivelatoci dai kurgan, i tumuli funerari sciti, è un mondo affascinante che ha ancora molto da dirci su quella che era la vita lungo la Via della seta.

Per approfondire:

AA.VV., Nomads and Networks: The Ancient Art and Culture of Kazakhstan

Trent Aitken Smith, The Tattoo Dictionary

Lars Krutak, Spiritual Skin: Magical Tattoo

Alessandra Castellani, Storia sociale dei tatuaggi

Fonte immagine: The Strange Continent
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