L’ingresso di Marco Polo ad Hormuz

Cos’è la verità? Questa semplice domanda fa discutere da secoli. Nel campo storico la verità può coincidere con un punto di vista soggettivo, dalla versione dei fatti ritenuta vera dalla maggioranza oppure da quella che più si adatta al momento storico, perché la Storia è fatta anche di simboli: come la Via della seta, impressa nell’immaginario quasi come una lunghissima strada rettilinea e non come la rete di rotte commerciali quale era. Uno dei protagonisti della Via della seta fu sicuramente Marco polo, anche se alcuni storici avanzano qualche dubbio su Marco e la sua storia.

Uno di questi storici è la studiosa inglese Frances Wood, che espone le sue teorie in un libretto molto agevole ed interessante: Did Marco Polo go to China? La tesi della Wood è che Marco Polo in Cina non ci sia proprio arrivato ma abbia invece raccontato di quel paese usando racconti di altri viaggiatori e fonti persiane raccolte durante i suoi viaggi, che lo portarono al massimo nell’odierno Iran. L’autrice a conferma cita soprattutto le assenze nell’opera di Marco Polo, quali la Grande Muraglia, il tè oppure ancora gli errori geografici e l’impossibilità materiale di seguirne l’itinerario.

Tra gli aspetti più interessanti del libro vi è la figura, spesso poco evidenziata, di Rustichello da Pisa ovvero colui che raccolse le memorie di Marco e le mise per iscritto. Dalle pagine della Wood esce un vero e proprio ghost writer, al tempo famoso autore di romanzi cavallereschi e molto amato dal futuro Edoardo I re d’Inghilterra. Rustichello avrebbe quindi rielaborato le informazioni di Marco Polo adattandole al pubblico, esagerando alcune parti del racconto e scegliendo anche il linguaggio più adatto alla diffusione dell’opera. Un’operazione che sembra avere davvero avuto un gran successo.

Forse non del tutto convincente, il libro della Wood ha il pregio di essere piacevole e di affrontare la Via della seta da una prospettiva inconsueta. In ogni caso Marco Polo non fu il primo occidentale a percorre la Via della Seta, ma certamente fu il più famoso. Suoi precursori furono anche diversi frati in missione alla corte mongola per conto del papato, tra questi Giovanni da Pian del Carpine e Guglielmo di Rubruk, che ci hanno lasciato dei manoscritti sicuraramente meno noti de Il milione di Marco Polo ma non meno ricchi di spunti, riflessioni ed informazioni su quelle terre lontane.

Parlando di Storia e simboli, viene subito alla mente un altro grande personaggio le cui vicende sono forse date troppo per assodate: vale a dire Cristoforo Colombo. Un libro riedito da non molto tempo scritto da Umberto Bartocci – Una rotta templare alle origini del mondo moderno – rilegge la scoperta dell’America in una chiave assolutamente imprevista. L’autore utilizza una mole di materali per sostenere la tesi che Colombo fosse erede della conoscenza templare e parte di un accordo tra il papato e la casata dei Medici volto al raggiungimento di un continente già noto.

Uno dei lati più affascinanti della Storia è proprio la mutevolezza della sua lettura, il che la rende viva, ben diversa dai monumenti marmorei in cui si cerca di rinchiuderla. Sulla Storia come simbolo sono state scritte pagine splendide, tra cui numerose opere dedicate alla Prima guerra mondiale, tuttavia il pericolo è una riscrittura della Storia per fini interessati che nulla hanno a che fare con la sete di sapere. La manipolazione della Storia è una pratica purtroppo comune in tutto il mondo, dalla Romania al Vietnam passando per numerossimi altri paesi, Via della Seta compresa.

In conclusione Marco Polo continuerà a restare, magari un po’ a torto, un simbolo del contatto tra Asia ed Europa, continuerà la discussione su chi abbia importato dove gli spaghetti ed il gelato ed i turisti continueranno a visitare una casa Polo in cui forse Marco non ha mai abitato. Tuttavia libri come quello di Frances Wood, con una notevole bibliografia, aiutano a ripensare quello che sappiamo affrontando la Storia anche da altri punti di vista, compresa la visione di Marco Polo e Rustichello da Pisa come una joint venture d’altri tempi; perché la Storia deve anche far sorridere.

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