Il Turkmenistan è probabilmente uno dei paesi più amati dai lettori di questo blog, il suo essere quasi sconosciuto dona a questo angolo di Asia Centrale un’attrazione magnetica, inoltre la sua posizione strategica, tra Iran e Uzbekistan, lo rende quasi inevitabile per chi voglia viaggiare la regione in auto oppure in moto. L’impermeabilità delle sue frontiere rappresenta allo stesso tempo la sua forza, il fascino dell’ignoto e la sua debolezza. La vita del Turkmenistan è talmente dominata dai voleri del suo Presidente da rendere difficile capire come il paese affronterà la crisi che lo attanaglia.

Sì, il Turkmenistan è in crisi. Il crollo del prezzo del greggio è stato un duro colpo per l’economia turkmena, che ha visto radicalmente mutato il suo tasso di crescita arrivato, tra 2010 e 2014, ad una media dell’11% annuo. I risultati, oltre che sulle casse statali, si sono visti sulla vita della popolazione con l’aumento di gas, luce ed acqua, la svalutazione della moneta locale ed il rincaro dei generi alimentari di circa il 28%. In questa situazione il Presidente Gurbanguly Berdimuhamedov ha iniziato a parlare del turismo come una risorsa fondamentale per il paese.

I luoghi da visitare in Turkmenistan non mancano, dal cratere di Darwaza alle antiche città di Merv e Urgench sino alle remote zone caspiche. Tuttavia la politica di rilascio dei visti è pessima, tanto da rendere molto difficile riuscire ad entrare nel paese, come ben sanno i lettori che spesso ci scrivono in cerca d’aiuto. Nel corso degli ultimi decenni il turismo in Turkmenistan è letteralmente sparito, precipitando dai 350mila arrivi annuali ai meno di 20mila degli ultimi anni. Avere dati certi non è semplice, le autorità turkmene dicono semplicemente che si tratta del paese più ricco e felice del mondo.

Gurbanguly Berdimuhamedov ha comunque deciso che le cose devono cambiare, criticando la compagnia aerea nazionale per la mancanza di collegamenti, facendo costruire il più grande aeroporto dell’Asia Centrale e cantando lui stesso l’inno per i prossimi Giochi indoor e di arti marziali che si terranno nel prossimo settembre. Proprio l’onnipresenza del suo leader potrebbe essere il freno più grande a qualsiasi progetto di sviluppo per il Turkmenistan. Il sistema turkmeno funziona infatti come cassa di risonanza, incapace di prendere autonomamente qualunque decisione.

Il discorso programmatico di inizio anno del Presidente ha posto obiettivi ambiziosi al paese, un discorso tenuto di fronte ad un governo sciolto dopo pochi giorni dallo stesso Berdimuhamedov. Nel frattempo la crisi economica non si attenua, a farne le spese Yashigeldy Kakayev ormai ex-ministro per gli affari energertici. La Russia ha smesso di comprare gas turkmeno a gennaio, la Cina ha dimezzato il progetto di un importante gasdotto – i cui incassi in ogni caso serviranno a ripagare dei prestiti fatti al Turkmenistan – mentre l’Iran del dopo sanzioni è ora un temibile concorrente.

In una situazione del genere risulta ovvia l’esigenza di diversificare le entrate del paese, pensando immediatamente al turismo come settore su cui puntare. Eppure il Turkmenistan non ha il richiamo storico dell’Uzbekistan, non ha i paesaggi del Tagikistan, senza contare l’isolamento compiaciuto in cui si è chiuso per godere dei suoi “petroldollari”. Ora tuttavia le cose sono cambiate, l’eccentricità turkmena ben rappresentata dalla capitale deve attirare più di qualche temerario viaggiatore, ora servono progetti e piani ma, soprattutto, concretezza e realismo lontani dal culto della personalità.

Come detto il Turkmenistan è un paese che merita di essere visitato – saremo felici di dare una mano a chi lo voglia fare – ma rischia davvero di diventare prigioniero di se stesso e del suo regime autocratico. Viaggiare nel deserto del Karakum alla volta della Porta dell’inferno è un’emozione unica, così come osservare perplessi i marmi Ashgabat o scoprire Avaza trasformata in Las Vegas. Nonostante i proclami per ora il Turkmenistan resta impenetrabile, proprio come le sue frontiere, le stesse che dovrebbero varcare i turisti tanto agognati dalle autorità.

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Fonte immagine: https://jamestown.org

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