Senza Codice: intervista ad Angelo Calianno, reporter viaggiatore

medellin

Medellin, Colombia – Foto di Angelo Calianno

Quella che pubblichiamo oggi è un’intervista ad un reporter viaggiatore, una persona che ha deciso di raccontare il mondo perché non gli piaceva come veniva raccontato dagli altri. Siamo molto felici di ospitare Angelo su questo blog, in quanto Farfalle e Trincee nelle sue mille anime è anche questo: un luogo che vuole dare voce a chi rifiuta di schierarsi passivamente dietro non importa quale invalicabile linea di comfort. Voci isolate difficili da udire, ma che hanno parole pesanti come macigni da affidare al vento. Oggi più che mai bisogna accettare lo sradicamento che ci permetta di trovare le radici dentro di noi, per restare saldi nella bufera in cui viviamo. Per queste ed altre ragioni siamo felici di ospitare Angelo e Senza Codice, il suo sito di informazione libera ed indipendente.

-Ciao Angelo, innanzitutto una domanda classica ma non banale, chi sei?

Sono un “ragazzo” di 37 anni, sono di origine pugliese e da quando posso ricordare di avere una coscienza, il viaggio ha sempre avuto una parte centrale nella mia vita.
Ho trovato qualsiasi scusa per conoscere il mondo, sono partito per mare su una nave a 19 anni,lavorandoci per un po’, a 20 sono partito verso il nord dell’Inghilterra per lavorare e studiare e a 22 il primo grande viaggio in solitaria, zaino in spalla tra Botswana e Zimbawe. Ad un certo punto il viaggio si è trasformato in qualcosa di più forte, vedere i luoghi non mi bastava più, volevo anche raccontarli perché troppo stridente era il contrasto tra quello che vedevo io e quello che le persone pensavano di sapere e così scrivendo, all’inizio semplici racconti di viaggio in alcuni siti internet dedicati ad i viaggi, e poi in maniera più professionale, ho cominciato questo cammino.
Dopo aver vissuto in vari luoghi e provato anche lavori “normali”, tipo quelli di ufficio, giusto per confermare la mia avversione alla sedentarietà, oggi divido la mia vita facendo la Guida Turistica in Italia, cosa che mi è naturalmente facile per i miei studi e perché mi permette di gestirmi il tempo come voglio e anche di raccontare in un certo senso, anche delle storie, in questo caso le nostre agli stranieri. La seconda parte del mio anno è dedicata ai viaggi ed ai reportage, visito, soggiorno e cerco di esplorare luoghi considerati “difficili” del mondo per raccontarne le storie.

-Cosa significa oggi occuparsi di zone del mondo poco conosciute ai più?

Di getto ti risponderei che per me è la cosa più naturale del mondo, per molti metto a repentaglio la mia vita per niente, in realtà il discorso e la percezione di sicurezza è, diciamo,  più complicato e meriterebbe un discorso a parte.
Per me occuparsi di queste zone vuol dire non isolare luoghi che stiamo lasciando soli, in un momento in cui l’informazione è globale sembra quasi che se una cosa non la leggi, questa non esista. Questi luoghi vivono già difficoltà di base, povertà, conflitti, persecuzioni, alcuni Stati non sono nemmeno riconosciuti legalmente, come il Somaliland dove ho lavorato, non parlare di questi luoghi per me sarebbe come abbandonarli una seconda volta. Per le stesse ragioni è molto complicato accedervi, documenti, controlli e tanta pazienza, personalmente però anche con mille difficoltà, ne varrà sempre, sempre la pena.

-C’è spazio oggi per un’informazione indipendente? Se sì come è possibile “correre da soli”?

Lo spazio c’è, ancora potenziale al momento ma c’è, in Italia poi molto limitato ma sta crescendo.
Molti dei giornali noti e più importanti sono diventati troppo schierati e mediocri, si investe poco nel giornalismo che tratta l’estero e spessissimo l’informazione indipendente è un copia e incolla da altre testate straniere.
Ci vorrà tempo ma penso, anche grazie ad internet, che oggi l’attenzione e la ricerca di notizie stia crescendo, penso che molti siano stanchi di leggere e ascoltare informazioni dallo stesso punto di vista, questo farà crescere questa voglia di sapere, troppo lentamente forse ma succederà.
Correre da soli è possibile parzialmente, se non si dispone di molte risorse economiche, l’appoggio di testate più grandi è fondamentale per risorse e visibilità. Negli Stati Uniti il blogger indipendente è un vero e proprio lavoro, in Italia siamo agli arbori sotto questo punto di vista, ma tantissimi giornali e riviste del passato sono nate così, con perseveranza e voglia di raccontare qualcosa di diverso.

-Come sai qui ci occupiamo molto di Asia Centrale, Mongolia ed Iran. Cosa pensi di questi paesi?

Non conosco la Mongolia, sono tornato da poco dal Bangladesh, mia prima vera esperienza asiatica dopo anni di Africa, Medioriente e America Latina, conosco però benissimo l’ Iran.
Su l’Iran posso dirti che di certo è uno dei paesi più belli che io abbia mai visitato, di certo uno di quelli in cui mi sono sentito più accolto. Questa gente dal 1979 ad oggi sta vivendo sotto un regime ma la sua anima non è stata cancellata, la cultura, l’accoglienza, la storia e la bellezza sono ancora tutte lì, tutto è reso offuscato ai nostri occhi dalla politica e da quel 5% di fondamentalisti, ma il livello di educazione e cultura che ho trovato lì mi è capitato raramente di incontrarlo nel mondo, mi colpì molto che quasi tutti, addirittura i tassisti per strada, cantavano e recitavano le poesie di Hafez a memoria.

-Infine un pensiero, un saluto od uno sfogo. E da parte mia un grande ringraziamento per questa intervista.

Il mio pensiero è anche uno sfogo e una richiesta. Dal punto di vista dell’informazione e della conoscenza a mio avviso stiamo diventando un popolo molto pigro. C’è una splendida, ma purtroppo bassa, percentuale di gente curiosa e attenta, che ha voglia di saperne di più, come quelli che magari staranno leggendo questa intervista. Ma troppi sono ancora quelli che ricevono le notizie su quello che accade nel mondo passivamente.
Soprattutto oggi con facebook, twitter e tutti i social media, si tende a condividere qualcosa non sapendo se sia vero o falso. Molti lo ignorano ma queste azioni sono pericolosissime, la disinformazione è uno degli atti più diseducativi della storia, non a caso in passato (e in molte nazioni ancora oggi) veniva usato dai regimi totalitari, e a parte questo, distrugge completamente il lavoro che proviamo a fare noi.
La mia preghiera è quella di controllare sempre una fonte, se non si è sicuri controllate la stessa notizia in articoli diversi o chiedere a chi ne  sa di più, è vero ci vuole più tempo  ma proviamo a trovarne, altrimenti meglio star fermi, non condividere e imparare. La grandissima disinformazione e le “fake news” ci stanno rendendo sordi e anestetizzati, forse è ora di reagire culturalmente a tutto questo.
La cosa che posso augurare a chi legge, salutandovi, è quella di visitare i luoghi che sognate e che vi attirano o che avete sempre studiato, di provare a vedere la storia con i vostri stessi occhi superando le barriere della paura del viaggiare e di chi addita le vostre scelte come incomprensibili, ognuno sogna una sua strada e nessuno dovrebbe permettersi di criticare le vostre scelte personali, per quanto folli possano sembrare ai più.
Come scrisse Emanuele Trevi: “cerca la tua strada, oppure perdila di più, perdila meglio”
Grazie mille a te per questo spazio e in bocca al lupo per questa avventura.

Leggi Senza Codice, il sito di informazione libera ed indipendete creato da Angelo!

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