“gli anarchici vestono di nero perché sono in lutto per la morte di Dio”

(Anonimo)

Questo non è un blog di viaggio, è un blog dove il viaggio è una componente importante per la comprensione della realtà circostante, delle sue mille trame e della sua complessità. A volte su queste pagine si materializzano riflessioni tra le più svariate, dalla coda in posta come spinta alla fuga verso l’estero, sino al panorama politico odierno. Trattando spesso di Asia Centrale, l’Islam è un tema ricorrente, un tema con il quale tutti siamo volenti o nolenti costretti a fare i conti, a meno che non ci si voglia rinchiudere dietro muri o fingere di non vedere. Ma cosa c’entra l’anarchia con tutto questo?

Islam ed anarchia hanno diversi aspetti in comune. Innanzitutto sono stati, in tempi diversi, emblema del grande pericolo incombente sulla società. Sempre in tempi diversi se ne è spesso parlato a sproposito, con vere e proprie campagne disinformative se non diffamatorie, la prima arma per combattere il nemico è banalmente la sua rappresentazione: l’anarchia è diventata sinonimo di caos e l’Islam è per lo più percepito come una religione repressiva ed intollerante. Certo, sono mondi complessi e variegati, ma qui non affronteremo tutte le loro sfaccettature, non è questo che ci interessa ora.

Ma davvero queste idee dalla lunga tradizione sono una minaccia per la società? Forse lo sono più per il potere che gestisce la società. Il potere è il monopolio della forza, basti pensare ai tribunali oppure alle forze dell’ordine, con due compiti sociali fondamentali: difendere i membri della società dai nemici ed assicurare loro prosperità. Se il potere non riesce o non vuole garantire la prosperità insisterà sulla lotta contro il minaccioso nemico, in tal modo la mancata prosperità sarà giustificata. Questo è quello che sta avvenendo in Asia Centrale, dove gli autocrati sbandierano il pericolo islamico per restare in sella.

Chiunque pratichi l’Islam viene visto come a rischio di radicalizzazione, senza tuttavia verificare la reale presa dell’estremismo sulla popolazione. La mancata analisi porta al combattere un nemico visto tramite stereotipi, mentre la crisi economica, la mancata prosperità, porta ad una lotta tra potere, islamici radicali e musulmani moderati che tentano di alleviare le sofferenze della popolazione, creandosi allo stesso tempo un seguito. I moderati e le ONG sono quindi ostacolati anche dal potere per evitare che possano emergere lacune e mancanze, impedendo inoltre lo sviluppo di ogni possibile alternativa. Siamo sicuri sia solo un caso centroasiatico?

Tornando al nostro discorso possiamo dire che i percorsi di Islam ed anarchia si siano più volte intrecciati. Diversi esponenti del mondo anarchico hanno visto nell’Islam qualcosa di compatibile con la loro ansia di cambiamento sociale, in qualunque forma questo fosse espresso. Nello sviluppo di questo percorso grande importanza ebbero l’Egitto dove numerosi anarchici si trovarono esuli, anche combattendovi come Errico Malatesta, e le guerre contro il colonialismo dove anarchici e musulamani lottarono insieme. Tra gli anarchici che hanno abbracciato l’Islam la più famosa è forse Leda Rafanelli, a cui Enrico Ferri dedicò un notevole saggio.

La Rafanelli non fu certo l’unica, tra gli anarchici convertiti troviamo Henri-Gustave Jossot che conobbe l’Islam in Tunisia e Ivan Aguéli, che tuttavia arrivò a schierarsi politicamente al fianco del Sultano in quanto difensore dell’Islam ortodosso. Più vicini a noi abbiamo le estremamente interessanti posizioni di Mohamed Jean Veneuse, potete leggere qui il suo Anarca-Islam, Abdenur Prado ed Hakim Bey, divenuto famoso per il concetto di TAZ e profondamente influenzato dal sufismo. Questa dottrina islamica è stata forse quella che più ha affascinato gli anarchici, che vi hanno trovato molti punti di contatto con le loro idee.

Il sufismo, che in vari luoghi tra cui l’Asia Centrale è spesso visto come pericolosa alternativa all’ortodossia ufficiale, ci porta a importanti punti di convergenza tra Islam ed anarchia, ossia l’opposizione al potere ritenuto illegittimo e l’egualitarismo che caratterizza queste idee. I musulmani non hanno una gerarchia religiosa che formi una vera e propria Chiesa, sono fedeli al cospetto di Allah, come gli anarchici sono soli di fronte ad un sistema sociale che rifiutano. La Storia dell’Islam è costellata di rivolte all’autorità del momento, basti pensare ai Kagiriti ed alle numerose diatribe sulla corretta interpretazione del Corano.

L’anarchico ed il musulmano sono persone spinte da una grande fede, dalla volontà di miglioramento individuale, che rappresenta anche il vero significato della parola jihad. Sia l’anarchia che l’Islam tendono a responsabilizzare, nella religione musulmana è completamente assente l’idea di intercessione e non esiste purgatorio. Certamente esistono anarchici e musulmani che portano all’estremo le loro dottrine, ma resta il fatto che si tratta di due modi di affrontare la vita profondamente sovversivi, non solo della struttura sociale ma soprattutto della visione del ruolo dell’individuo all’interno della società.

Islam ed anarchia sono quindi una minaccia per la società? Probabilmente, come detto, lo sono più per il potere che per la società. Ma non quando si presentano come distruttori, secondo gli stereotipi utilizzati per demonizzarli, piuttosto quando diventano una potente alternativa sociale facendosi modello di vita, una vita in cui l’individuo si assume le sue responsabilità e rifiuta la delega a chicchessia. Sulla delega si regge praticamente tutta la struttura sociale moderna, sia anarchici che musulmani sono accusati di essere antiquati, medievali, fuori tempo. Si, forse possono davvero essere una minaccia per molti.

Una postilla necessaria: non abbiamo la pretesa di dire verità su argomenti così complessi, abbiamo solo voluto condividere una riflessione. Qualsiasi contributo costruttivo sarà quindi benvenuto.

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