Una delle costanti della Storia della Cina è senza dubbio lo scoppio di rivolte contro l’ordine costituito. Chiunque si avvicini alla cultura ufficiale cinese noterà come questa sia impregnata del concetto di armonia, eppure le vicende storiche che hanno portato alla Cina di oggi non sono per nulla caratterizzate da uno sviluppo armonioso. Al contrario la Storia cinese è Storia di strappi e sommovimenti, dove una parte di primissimo piano spetta proprio alle rivolte, per lo più contadine o comunque degli strati popolari della società. Di particolare importanza fu quella Taiping (1851 – 1864).

A favorire la diffusione delle rivolte vi erano diversi fattori, su tutti l’esistenza delle società segrete. Nate come società a carattere locale che si occupavano della salvaguardie della popolazione più povera e marginale, nei tempi di crisi erano un fortissimo ricettacolo di malcontento e sovversione. Quasi sempre dietro una rivolta c’era una società segreta, quasi tutte riconducibili a società più grandi: la Società del Cielo e della Terra nel meridione e la Società del Loto Bianco nella Cina settentrionale. Proprio a quest’ultima può ricondursi la rivolta Taiping, forse la più importante della Storia cinese.

Il XIX secolo fu per la Cina un secolo durissimo, la cui crisi si era già annunciata nel secolo precedente. L’eccessivo incremento demografico, la crisi economica, la corruzione sempre più diffusa tra le autorità e l’odio crescente verso la dinastia straniera dei Qing, tutto questo contribuì a rendere la situazione esplosiva, a cui si aggiunse la sempre più pressante presenza occidentale. La rivolta Taiping ereditò tutto questo, basti dire che il profeta che guidava le schiere ribelli, dopo essere stato più volte bocciato agli esami di stato si ispirò al cristianesimo per elaborare il suo messaggio di uguaglianza e giustizia.

Nella cultura cinese l’imperatore non è divino, ma l’affidatario del mandato del cielo, un mandato che può essere perso. Se l’Occidente ha elaborato il concetto di ribellione al tiranno ingiusto, la Cina è caratterizzata invece dalla ricerca dei segnali che confermino la fiducia riposta dal cielo nel sovrano. Ogni pretendente al titolo imperiale doveva dimostrare di avere il favore del cielo, da qui una grande importanza per eventi naturali come eclissi, comete, alluvioni ed altri eventi naturali. Una teoria del potere che lascia una porta aperta proprio alla rivolta, nonché allo sviluppo di scienze come l’astronomia.

Come detto il XIX secolo fu per la Cina caratterizzato dalla presenza occidentale, uno dei lati più affascinanti della rivolta Taiping è la presenza di numerosi occidentali che scelsero di combattere con i ribelli. Accanto a personaggi come Agustus F. Lindley che scrisse opere monumentali sulla sua esperienza con i Taiping, troviamo personaggi oscuri, come l’ufficiale sardo che compare, insieme ad un ufficiale corso, a pagina 153 de La Rivolta dei Taiping scritta da Jacques Reclus. Chi erano? Erano giunti in Cina insieme o si conobbero durante la rivolta? Erano forse amanti come i protagonisti di Cristiani di Allah, splendido libro di Massimo Carlotto?

La rivolta Taiping fece tremare il potere imperiale ma fu sconfitta anche grazie all’aiuto occidentale che, a differenza dei disertori più o meno idealisti, scelse di difendere l’impero per proteggere i propri interessi commerciali. I Taiping sconfitti presero la via della diaspora, diffondendo le società segrete anche al di fuori dei confini cinesi e chiudendo una pagina tra le più affascinanti della Storia cinese. Come non pensare ai vecchi Taiping, vinti e lontani dal suolo patrio, come gli eroi risorgimentali di cui la Storia ottocentesca occidentale non è avara?

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