In difesa della Storia, contro il fondamentalismo senza tempo

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Il mondo, questo sconosciuto

Quello che stupisce, delle reazioni agli attentati del fondamentalismo islamico, è l’incapacità di razionalizzare e tentare di capire cosa sia successo. Tutto ciò deriva dal fatto che le popolazioni occidentali sono state private del loro passato, della loro Storia, abituate ormai a vivere in un presente senza tempo, ma anche senza luogo, incapaci quindi di contestualizzare quanto avviene al di fuori della loro isola (sempre meno) felice. Si parla, spesso si blatera, di radici europee ma senza conocere la Storia queste radici sono solo slogan. La Storia è molto pericolosa, perché rende liberi di pensare.

I criteri su cui si fonda la nostra società sono ormai dettati solo dal denaro, la Storia non ha una “redditività” immediata, quindi non conta nulla, meglio concentrarsi sull’insegnare ai giovani una professione, dare loro un ruolo come ingranaggio nella grande macchina del sistema produttivo, certi che così da quei ragazzi non verranno problemi, una volta assicurato loro il potere d’acquisto per permettersi lo svago. Ecco, il potere d’acquisto, questo patto tra governati e governanti che non regge più, che rende pressante l’esigenza di trasformare il consumatore in soldato, cambiandone l’orizzonte.

Eppure basterebbe poco per capire come quello che succede sia qualcosa di già visto. Le analogie storiche sono bandite, meglio non fare troppi collegamenti col passato, eppure se prese con le giuste dosi possono insegnare molto. Quanto visto dopo gli attentati di Parigi non è molto diverso da quanto avvenuto dopo la Prima guerra mondiale, ossia la gestione del culto della memoria per creare uno spirito di unità. Ogni paese d’Italia ha il suo monumento ai caduti, il segno di una tentata unione nazionale che giustificasse e rendesse accettabile il massacro allora appena concluso.

Basterebbe poco anche per capire cosa accade nello scenario delle relazioni internazionali, da sempre la Russia ha come obiettivo lo sbocco ad un mare caldo che non ghiacchi d’inverno, da sempre la Gran Bretagna si interessa di Europa solo per evitare un continente unito davanti alle sue coste, da sempre Francia e Germania sono in lotta per il predominio europeo, alleandosi a turno con la Russia del momento. Infine da sempre gli Stati Uniti sono alle prese con la propria politica interna, tesa tra interventismo ed isolazionismo. Come direbbe un grande italiano del passato “corsi e ricorsi storici”.

La Storia non va insegnata, rischia di incrinare l’unità del dolore che si vuole creare, ma controllare un popolo che fino a poco prima si è comprato con il benessere non è facile, la democrazia per gestire un esercito deve farsi autoritaria, creare divisioni nette tra amici e nemici, evitare che voci contrarie si alzino per far notare come in questo momento l’atteggiamento verso il fondamentalismo sia del tutto sbagliato a partire dalla stessa comprensione di chi siano i nemici, come sia assolutamente necessario riflettere su cosa significhi essere europei prima che la polveriera, ormai innescata, esploda del tutto.

Non è un caso che sempre più l’attenzione dei vari governi si concentri sempre più sul controllo della rete, questo spazio di libertà (molto spesso usato malissimo) a tratti ingestibile. Quello che sta avvenendo nel Xinjiang, una turbolenta regione cinese, potrebbe essere istruttivo. Pechino ha deciso di monitorare ogni account assegnando dei punteggi per ogni azione compiuta, parlare o scrivere di cose sgradite porta a punteggi negativi e quindi al taglio della linea di telefonia mobile. Nessuno vorrà avere amici “cattivi”, tutti diventano censori e la voce discorde finirà con l’essere del tutto isolata.

L’Europa sta affondando nella sua incapacità di farsi unione, di abbandonare vecchie logiche e vecchi alleati. Un’Europa veramente unita toccherebbe molti interessi e troppe persone sono pronte a tutto pur di non perdere i propri privilegi. L’ISIS è un problema che si potrebbe risolvere con posizioni comuni, anche coinvolgendo l’assoluta maggioranza del mondo islamico che non segue questi finti predicatori, in parte figli dell’eterno presente di un mondo globalizzato. Il fondamentalismo dice di battersi anche per difendere quelle che ritiene essere le radici del mondo islamico, non conoscendole.

Oggi più che mai è necessario resistere, informarsi è il primo passo per farlo. Purtroppo vari studi hanno classificato l’Italia come avente tra i peggiori organi di informazione del mondo occidentale, quindi bisogna anche imparare a leggere in inglese, francese o tedesco. Nel nostro paese è in corso un processo di analfabetismo di ritorno, potrebbe non essere un dramma così grosso per qualcuno, pronto a piangere lacrime su vittime per le cui morti il fondamentalismo islamico è stato (forse) solo l’esecutore. Se un popolo senza eroi è un popolo felice, un popolo senza Storia è un popolo condannato.

Fonte immagine: Wikicommons

4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. tizianomatteucci
    Dic 01, 2015 @ 14:03:28

    Giusta analisi (da storico), la rete da sola non crea “cultura” – inteso come l’assieme delle conoscenze di ciascuno di noi – ma, quando c’è libera connessione (consultazione), può distribuirla.
    Ma senza “cultura” neppur ti connetti alla rete per imparare.
    Quindi direi che, come dici giustamente, quel che manca (o meglio: viene fatto mancare) è la cultura.

    Rispondi

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