Una questione di qualità

779 Korla

Partenze remote – Korla

“…salgono verso l’alto i monaci…”

In viaggio – C.S.I.

Chi dice che viaggiare significa libertà spesso dice il falso. Viaggiare significa aprire gli occhi su quello che ci circonda, significa complicarsi la vita, significa circondarsi di confini etnici, culturali, spaziali e temporali. Il viaggio felice è spesso il viaggio legittimo di chi ha una quotidianità alla quale tornare oppure quello illegittimo di chi viaggia facendo scatti colonialisti che nutrono l’ego, non capendo nulla di quello che sta attorno. Di questa gente è piena la rete, purtroppo. Ma in sostanza oggi è tutto sempre più una questione di confini. La fuga diventa necessaria ma verso dove?

Non certo una fuga che valichi i confini, superato un muro se ne para davanti un altro. La globalizzazione ha sostituito i confini spaziali con quelli economici e culturali. Il risultato è un mondo diviso in classi di appartenenza transnazionali. Ricchi con ricchi e poveri con poveri. Mentre si unisce l’Europa per le merci la si chiude per i bisogni. I confini sono saltati, tentare di puntellarli con muri o leggi è soltanto un inutile tentativo di opporsi ad un processo storico inarrestabile. Tutto è rimesso in discussione, bisogna solo prenderne atto ed accettare che il mondo è cambiato, anche solo rispetto a pochi decenni fa.

I confini opprimono, obbligano alla convivenza con persone delle quali faremmo volentieri a meno. Persone ancorate alla loro fortezza Bastiani, pronte a stupirsi per una conversione o per delle parole sbagliate. Basta che queste non provengano dall’alto, allora meglio tacere. Pur di avere un confine che ci difenda siamo pronti a rinunciare completamente all’anarchica libertà del libero pensiero, ormai un residuato da rottamare. La leggerezza sembra essere la filosofia vincente di oggi, ma una leggerezza ipocrita, assolutamente in mala fede. Pronta a tutto per difendere il velo di Maya.

I confini ci obblligano inoltre a delegare praticamente tutto, fino ad arrivare al punto di condannare qualcuno all’ergastolo per un crimine non commesso. L’aveva preparato, l’aveva desiderato ma non è stato lasciato spazio ad un possibile pentimento, solo il pensare al commettere un crimine è motivo sufficiente per essere ritenuti fuori dal vivere sociale. Ma nessuno vuole vedere le dinamiche sociali, nessuno vuole lo squarcio nel cielo di carta, il pensiero spaventa, soprattutto quello altrui. Nel frattempo il popolo si fa massa, uniformato e targhetizzato, campione per statistiche commerciali.

La fuga, più che mai dirompente elemento rivoluzionario, deve avvenire verso l’alto. Verso valori  al di sopra della cloaca che ci circonda. Questa una delle grandi forze della religione islamica, modello alternativo al sistema vigente, o di un cattolicesimo che tenta di tornare severo senza essere austero. Oggi tutto è permesso, ogni trasgressione viene risputata e commercializzata, a partire dalle categorie degli oppressi, trasformati in animali da zoo utili solo a fare da vetrina ai buoni sentimenti del potere. Lo stesso potere che distrugge la culura temendola, ritendola inutile ma anche, sotto sotto, pericolosa.

Certo ogni epoca è diversa dalla precedente ma bisogna smetterla di esssere ipocriti, oggi gran parte dei giovani sono incredibilmente ignoranti, gli analfabeti di ritorno sono troppi e la democrazia è minata alle fondamenta. La libera espressione si sta rivelando un fallimento, se tutti hanno qualcosa da dire pochi hanno da dire qualcosa di interessante, il non rispetto delle autorità porta solo alla dittatura delle menti vuote. Si rimpiangono gli anarchici, quelli veri, che all’autorità sparavano consapevoli di quello che facevano. Oggi nessuno è più consapevole di niente.

Forse è il momento di chiudersi nella torre eburnea, farsi monaco nel senso più antico del termine, attendendo che questa epoca di idiozia volga al termine, confindando negli stravolgimenti che i processi storici si portano dietro. Il vero nemico non è lo Stato Islamico, molto più occidentale ed integrato di un vecchio bibliotecario, il pericolo oggi è solo quello che il tempo scorra troppo lentamente, obbligandoci a restare nei confini di un presente tremendo.

Questo post è dedicato a Abdel Majid Touil

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