L’Europa sotto assedio, le nuove orde di barbari che minacciano la civiltà e l’Occidente invaso. Sono alcune delle frasi che si sentono prmonunciare da più parti quando si parla di fenomeni immigratori, ma è davvero così? No, anche se gli occidentali sembrano averlo dimenticato, io l’ho riscoperto in un mercatino di periferia, dove tra arnesi arrugginiti, immigrati che vendono scarpe spaiate ed antiquari vari ci sono anche molti libri, sparsi per terra ed accastatati. Tra questi ho trovato Storia dell’Asia orientale di Enrica Collotti Pischel.

Personalmente sono molto legato a questa storica ormai purtroppo scomparsa nel 2003. Non ho mai seguito i suoi corsi alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, ma ho avuto occasione di conoscerla quando sono andato a chiederle il riconoscimento di due corsi sostenuti a Lione in occasione del programma Erasmus. Enrica Collotti Pischel era una di quelle figure cresciute nella Storia, figlia di un’avvocato militante in Giustizia e Libertà e di una storica dell’arte, ma anche moglie di un altro storico, Enzo Collotti. La cultura vera; non il brodino annacquato che sono gli intellettuali di oggi.

I presunti violatori dei sacri confini occidentali di oggi vengono perlopiù dall’Africa, il libro della Collotti Pischel tratta invece dell’Asia ma la sostanza non cambia: l’Occidente ha profondamente modificato la Storia mondiale intervenendo in altre parti del pianeta, sfruttandole per i suoi interessi e modificando, forse irreparabilmente, le culture originarie. Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, la situazione africana non è paragonabile a quella asiatica, la colonizzazione non ha avuto ovunque gli stessi effetti, sovrapponendosi a civiltà differenti ognuna con i suoi anticorpi.

Questa Storia dell’Asia orientale si concentra sul periodo 1850-1949 focalizzandosi proprio sui processi di risposta alla colonizzazione occidentale. Molto di quanto avvenuto poi in Asia è figlio, diretto o indiretto, delle ideologie dei colonizzatori, anche l’imperialismo giapponese può essere visto come un tentativo di evitare la sorte della vicina Cina, letteralmente azzannata dalle grandi potenze. Per fare questo il Giappone ha dovuto cambiare, anche imitando il nemico da cui voleva difendersi. Proprio il senso dell’urgenza, per i paesi asiatici, di attuare meccanismi difensivi è una costante di tutto il libro.

La Collotti Pischel era una storica della Cina, in particolare della rivoluzione guidata da Mao. Le pagine dedicate allo scontro tra comunisti e nazionalisti del Guomindang sono avvincenti, le dinamiche interne vengono messe in luce magistralmente, davvero tra le pagine migliori del libro. Sembra proprio che da un certo punto in poi tutte le vicende asiatiche abbiano avuto l’Occidente come deus ex-machina, quasi come se sfuggirne fosse impossibile. Ed oggi? Sono possibili altri modelli che non siano quelli occidentali? Questa la grande sfida che si presenta in tutta la sua potenza.

Un libro interessante, dalle tematiche molto più ampie di quanto apparrebbe a prima vista. Uno strumento importante per capire il presente, tanto più oggi che in Asia si gioca il destino del pianeta, dove le diverse opzioni del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e della Trans-Pacific Partnership (TPP) si stanno combattendo per decidere del futuro della regione. Ma soprattutto un libro che ci ricorda come l’Occidente non abbia nessun diritto di fare la vittima assediata dai cattivi che vengono da fuori: ogni gesto ha le sue conseguenze.

Fonte immagine: Wikicommon

Annunci