Senza musica non c’è vita

La musica è una componente fondamentale della vita di ogni persona, un mondo silenzioso rischia di essere un mondo che non può esprimersi. Quella che ci interessa qui non è la musica ufficiale, quella degli inni e della retorica. Quella che amiamo è la musica che viene dal basso, quella suonata negli scantinati e spesso improvvissata. Anche nei contesti più difficili i ragazzi si cimentano con le note, dando sfogo a quello che sentono, anche in Afghanistan dove esiste una vera e propria scena rap, della quale fanno parte anche donne, giusto per sottolineare come gli stereotipi siano spesso sbagliati.

La musica è incontro di culture, persone che non parlano la stessa lingua possono suonare insieme, un vero linguaggio universale. Parlando di culture il Xinjiang è un vero e proprio crocevia, un luogo dove Oriente ed Occidente si incontrano, dove la Cina sfuma nell’Asia Centrale. In questo documentario vediamo i giovani uighuri reinterpretare la loro musica tradizionale alla luce del pop contemporaneo. Mentre del Xinjiang si parla sempre più come possibile culla di un radicalismo islamico cinese, questi ragazzi ci mostrano che loro vogliono solo vivere la loro vita, come i ragazzi di ogni parte del mondo.

La musica è anche testimonianza, ricordo di qualcosa che non è più. Senza le canzoni popolari, ad esempio, perderemmo gran parte della conoscenza del nostro passato. I gusti cambiano, le mode passano e quelle che erano le hit di un tempo possono non piacere oggi. Eppure resta il fatto che le canzoni di una volta sono uno strumento indispensabile per capire da dove veniamo, come eravamo un tempo e cosa siamo diventati. In questo documentario si mostra una Cambogia spazzata via dalla furia dei khmer rossi, una Cambogia beat che guardava oltre l’oceano, una Cambogia cancellata.

Infine la musica è mistero, lo stesso che nell’antichità era ritenuto essere prodotto dal movimento dell’universo. Senza voler affrontare il concetto filosofico delle sfere celesti va comunque detto che una cover in cinese del gruppo emiliano dei CCCP resta un enigma affascinante. La musica valica ogni frontiera, facendosi beffe di ogni autorità. Come le mode anche i miti passano e sarebbe interessante sapere se il ragazzo che canta abbia notizia della svolta integralista cattolica di Giovanni Lindo Ferretti. Inutile dire che questo video rinconcilia con la bellezza della vita, con un certo sapore leopardiano.

Nella speranza che documentari come quelli mostrati sopra possano diventare accessibili a tutti, non resta che augurare a tutti buon ascolto, qualunque sia la vostra musica preferita, non smettete di ascoltarla!

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Giu 04, 2015 @ 21:41:21

    “Mentre del Xinjiang si parla sempre più come possibile culla di un radicalismo islamico cinese, questi ragazzi ci mostrano che loro vogliono solo vivere la loro vita, come i ragazzi di ogni parte del mondo.”

    In sostanza inseguono solo l’omologazione occidentale, evidentemente assai più seducente di quel che si pensi da alcuni qua.
    Francamente è qualcosa che mi intristisce…..

    Rispondi

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