Dice un proverbio che “un mongolo senza cavallo è come un uccello senza ali”. Questo animale è infatti fondamentale nella cultura e nella società mongola, tanto più considerando le origini nomadi di questo popolo. In Mongolia i cavalli sono diversi milioni, più della stessa popolazione del paese. I cavalli mongoli fecero la fortuna dell’esercito di Gengis Khan e sono presenti anche nel folklore, ad esempio nella narrazione epica dello Jangar. Uno dei più importanti strumenti musicali della tradizione mongola, il morin khuur, considerato un vero e proprio simbolo della nazione, è strettamente legato ai cavalli sia nella forma che nel suono. Viaggiare in mongolia significa fare ripetuti incontri con branchi di cavalli lasciati quasi allo stato brado. In realtà questi animali hanno un proprietario, essendo quelli selvatici poco numerosi, riconoscibile dal marchio sull’animale. Il furto dei cavalli è in Mongolia un crimine molto grave e severamente punito. Infine va ricordato come nel tengrismo, credo religioso mongolo di tipo sciamanico, il cavallo rappresenta l’anima delle persone, chiamata proprio “cavallo del vento”.

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