Un negro è sempre un negro

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Raccogliere arance per 15€ al giorno (photo: EPA/FRANCO CUFAR)

Creare parallelismi tra fatti di storia o di cronaca non è mai buona cosa, le circostanze ed i protagonisti sono diversi. Il rischio è quello di generalizzare a cadere nello stereotipo. Al contrario è molto interessante confrontare le reazioni delle stesse persone a fatti diversi. Non è passato molto tempo da quando il mondo occidentale (ed una parte di quello non occidentale) si è ritrovato unito, deciso e combattivo in occasioni dell’assalto alla testata francese Charlie Hebdo. Decine di governanti hanno sfilato insieme per dire, ecco… per dire cosa? Ma soprattutto cosa c’entra questo con quanto successo in Kenya? Si, perché ora parleremo dei poveri negretti africani, senza peraltro chiedere nessuna offerta.

L’Africa non è mai stata molto amata dai media di informazione, non interessa, non fa notizia, non fa mercato. Del continente nero va bene parlare quando si devono raccogliere fondi per mostrare che l’Occidente è buono, che pensa al futuro del pianeta e dei popoli più sfortunati. Ovviamente fortuna e sfortuna sono calcolate con criteri occidentali, gli stessi criteri che portano ad elargire briciole di ricchezza a popoli non ancora ritenuti pronti per diventare consumatori. L’Africa non compra, anzi spreca ricchezze, quindi meglio portare quelle ricchezze dove potranno essere valorizzate e trasformate in tecnologia e beni di consumo. Per l’Africa si fanno le raccolte fondi, più che sufficiente.

In Kenya sono state uccise centinaia di studenti, ma non importa tanto sono morti in Africa. Il fatto che in Nigeria un movimento fondamentalista come Boko Haram abbia una media di mille assassinii all’anno non conta, che siano arrivati a dichiarare guerra agli stati confinanti con la Nigeria, loro terra d’origine, conta anche meno. L’Africa stia vivendo nell’orrore, quello stesso orrore che in Occidente si trova solo al cinema per una serata di paura dopo una pizza con gli amici, oppure nei libri. Quell’orrore non appartiene a noi. Boko Haram anche giuridicamente ha molto più legittimità ad essere definito terrorista dello Stato Islamico, ma contro Boko Haram i potenti non sfilano.

Il corteo dopo l’attentato parigino ha chiaramente mostrato che la lotta al terrore è un problema di spazio, non di ideali. Di solito quando un governante, ossia colui che ha il monopolio della forza, parla di libertà significa che sta armando il fucile. In ogni caso il grande, vero ideale che si oppone al terrorismo è la difesa del proprio stile di vita. Se il terrorismo colpisce altrove è meno terrorismo. In Kenya hanno ucciso centinaia di giovani, ossia buona parte delle speranze del futuro di un paese. Gli stessi giovani su cui l’Occidente punta a parole, salvo poi relegarli ai margini della società, ovviamente non se questi giovani nascono in una famiglia dall’alto “potere contrattuale” con soldi o elevata posizione sociale.

Il progresso occidentale non è inclusivo, basandosi su risorse limitate non può espandersi all’infinito e qualcuno deve rimanerne fuori, l’Africa non può rientrarvi. Certo siamo nell’era della globalizzazione ed ogni paese ha i suoi ricchi, loro sono benvenuti nel club dell’Occidente ma le masse no. Le masse devono restare impoverite ed ubbidienti, manovalanza su cui fondare la ricchezza degli agiati. Ogni paese ha le sue masse, anche il nostro, e questo non ci piace, ci fa diventare cattivi. L’africano va odiato non in quanto simbolo del nostro passato coloniale, concetto caro ai masochisti intellettuali, ma in quanto nostro possibile futuro. Oggi il populismo ha vita facile, la paura genera mostri.

Se si guarda la rete, vero moloch moderno, l’Africa è amata, apprezzata e “piaciuta” ma senza africani. Africa significa tramonti, elefanti oppure villaggi di poveri sorridenti. Le anime belle, che si credono innocenti, sono pronte a condividere foto di bambini denutriti e votare poi partiti razzisti, delegando agli altri il lavoro sporco, loro sono anime belle e devono sempre credersi innocenti. Le anime belle sono anche quelle che rispondono quando i media chiamano, pronte a dire “Je suis Charlie” senza nemmeno sapere cosa sia e cosa rappresenti quella rivista. Ma dirsi africani no, loro sono negri, loro non fanno parte del nostro mondo, loro sono destinati ad essere poveri.

Voi, voi che iniziate le frasi con “io non sono razzista ma…”, voi che non siete pronti a rinunciare a nulla, voi che perdete ogni briciolo di dignità in nome della sicurezza, proprio voi: che siate maledetti!

Fonte immagine: dw.de

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