Churramabad, un’epopea tagika

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Venditore di frutta secca – Tagikistan. Fonte Wikicommons

Churramabad, di Andrej Volos è un libro bellissimo, scritto da un autore straordinario. Basterebbe questo per terminare la recensione ed invitarvi alla lettura, tuttavia i motivi di interesse sono molti e vale assolutamente la pena di parlarne brevemente. Trovare un libro in lingua italiana che parli di Tagikistan è cosa rara, se poi il libro in questione non è dedicato ad un pubblico di specialisti è cosa ancor più rara. Un libro voluminoso, circa 600 pagine, ma che si legge in un fiato, grazie anche alla capacità narrativa di Volos, una stella di prim’ordine nel panorama letterario internazionale.

Churramabad è una raccolta di racconti, tutti legati da un filo conduttore che si dipana in varie trame, vale a dire la storia del Tagikistan. Le sue pagine ci fanno percorrere quasi un secolo di storia tagika, dagli anni venti del novecento fino alle tragiche vicende della guerra civile, immediatamente dopo il crollo dell’URSS e l’indipendenza della repubblica centroasiatica. Volos narra gli avvenimenti storici attraverso il filtro della quotidianità, delle faccende giornaliere del popolo tagiko, sia nella capitale – una Dushanbe diventata Churramabad – sia nelle valli e sui monti del paese.

Volos riesce a scrivere una vera e propria epopea popolare, creando un’opera che ricorda molto un altro grande libro: Il Ponte sulla Drina, di Ivo Andric. Simili sono il lento ed incessante scorrere del tempo e l’atmosfera quasi onirica in cui sono avvolti i protagonisti, tuttavia Volos ha un’anima russa e si vede. Churramabad rimanda infatti anche ai capolavori della letteratura russa, in cui sulle vicende aleggia una sorta di ineluttabilità del disegno divino. Basti pensare a Dostoevsky i cui protagonisti trascendono il loro essere  facendosi allegorie universali, portatori di disegni divini inaccessibili all’essere umano, rassegnato a subirli.

La scrittura di Volos, vero e proprio incrocio di mondi, è estremamente personale, così come un altro grande tema del libro: ossia quello del rimpatrio dei russi dal Tagikistan, una volta diventato questo indipendente. Dopo la fine dell’Unione Sovietica, l’Asia Centrale vide migliaia di russi tornare in una madrepatria dove molti di loro non erano nemmeno nati. Il ritorno di questi profughi fu difficile sia per la Russia, che dovette accoglierli, sia per le repubbliche centroasiatiche, che persero gran parte delle figure professionali più qualificate, con grave danno anche economico.

Churramabad racconta tutto questo, con la convivenza tra etnie diverse spazzata via dall’interesse di alcuni potenti e da rancori mai sopiti, il tutto ben caratterizzato dai giovani urlanti nelle strade, che tornano in diversi episodi del libro. Ogni capitolo di Churramabad è una finestra sul Tagikistan ma anche sul tentativo di conciliare le diversità, un aspetto sul quale oggi come non mai si dovrebbe sentire il bisogno di riflettere. Il libro di Volos,  autore del quale avevamo già parlato su questo blog è davvero un libro da leggere sia che siate interessati al Tagikistan sia che non abbiate la più pallida idea di dove collocarlo sul mappamondo.

In ogni caso il Tagikistan è sopra l’Afghanistan, altro paese poco conosciuto se non per le tristi vicende contemporanee. Un paese spesso strumentalizzato e accomunato al Tagikistan, oltre che dagli aspetti culturali, anche dal fatto che in Italia esiste poca letteratura a riguardo. Un buon libro per partire alla sua scoperta è Afghanistan, profilo storico di una cultura, di Marika Guerrini. Diciamo buono ma non ottimo, visto che l’amore dell’autrice per quel meraviglioso paese la porta ad avere uno stile forse troppo discorsivo ed enfatico. Ma si sa, non tutte le ciambelle vengono col buco, eppure restano buone da mangiare!

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10 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mirkhond
    Gen 19, 2015 @ 11:34:57

    Come ti sei trovato in Tagikistan?
    Ma non sarebbe più corretto Khurramabad?

    Rispondi

    • Piotr
      Gen 19, 2015 @ 12:21:52

      Sulla questione della correttezza nello scrivere ti ha risposto il molto piu’ competente Hasburgicus sul blog di Miguel 🙂 Per il resto mi sono trovato benissimo, tanto che di quel paese mi sono davvero innamorato.

      Rispondi

  2. mirkhond
    Gen 19, 2015 @ 13:10:23

    Come comunicavi con loro?
    In Inglese? Russo? Farsi? Italiano? 🙂

    Rispondi

  3. roberto
    Gen 19, 2015 @ 13:23:05

    ottima segnalazione, grazie!
    ho un’amica che ha vissuto per un paio di anni a dushanbe (uso questo nome che era quello in voga allora) e mi ha fatto vedere delle foto straordinarie del tajikistan! me ne è rimasta una grandissima curiosità
    dovresti provare a vedere se trovi su youtube una trasmissione che si chiama “les routes de l’impossible” che ha dedicato una puntata affascinante a non so quale pazzesca “autostrada” tadjika

    Rispondi

    • Piotr
      Gen 19, 2015 @ 14:05:02

      Grazie del commento e della segnalazione. Tagikistan e autostrade sono due parole che non vanno bene insieme! Penso si tratti dell’ M-41 chiamata anche autostrada del Pamir. L’ho fatto e ci ho pure rotto la macchina! 😀

      Rispondi

  4. roberto
    Gen 19, 2015 @ 14:30:20

    esatto! era proprio quella che chiamavano “pamir highway”!
    in effetti non aveva molto dell’autostrada. comunque di quella trasmissione quello che è bello è il ritratto dei camionisti, dei veri eroi

    Rispondi

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