La costruzione della bolla, siamo tutti musulmani

sisifo

Il mito di Sisifo

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche

(Allen Ginsberg)

Scrivere di quello che è sucesso a Parigi non è facile, ma anche facilissimo. L’attacco alla rivista Charlie Hebdo può essere letto da diversi punti di vista; il primo che sorge spontaneo è quello cronachistico, ossia i fatti nudi e crudi ma forse è il meno interessante, a meno che non si voglia trovare un complotto anche qui, forse nella carta d’identità ritrovata nella macchina degli assalitori, nonostante la loro preparazione militare. Altro aspetto, qui molto più interessante, è quello legato all’immaginario, alle conseguenze che seguiranno il triste episodio, che purtroppo non sembrano certo rosee. In gioco non c’è la libertà dell’Occidente, ma il suo modello sociale, il nostro.

La negazione del dolore

La morte fa paura, la nostra società edonista, basata sui consumi, ha rimosso quella che è la naturale fine del percorso vitale. Oggi non si può accettare che la morte sopraggiunga, perdipiù inaspettata, quindi gli attentati spaventano, sono uno stupro alla nostra vita presunta felice, non c’è più spazio per il dolore e l’imprevisto. Poco importa che a non voler morire sia una civiltà sempre più vecchia, in cui proprio gli anziani sono relegati in un angolo, sempre più emarginati. Il mondo è dei giovani, slogan molto apprezzato da chi giovane, non lo è più. In questa opera di rimozione fondamentali sono i social network, con la loro atemporalità spesso un po’ banale. Gli attentatori sono gli adulti, gli orchi cattivi che irrompono nel nostro mondo fatato sempre più virtuale ed infantile.

La negazione della complessità

Prorpio i social network hanno un ruolo assolutamente primario nel semplificare le cose, nell’arena virtuale le opinioni contrarie sono gestibilissime, basta non mettere “mi piace”. In internet si vive con leggerezza, senza troppo approfondimento, potendo dire tutto e il contrario di tutto, senza il fastidio del confronto con l’altro. ISIS, Al-Qaeda, Islam tutto viene mischiato nel pentolone della rete, dove chiunque si arroga ormai il diritto di dire qualcosa, non importa cosa. La rete è veloce, immediata, spontanea, l’esatto opposto della riflessione e della ponderazione, ossia gli strumenti con cui affrontare fatti drammatici come quelli dove muore qualcuno, ma chi sia davvero quel qualcuno poco importa. Nella nostra società contano le immagini, quello che sono diventati i giornalisti uccisi; immagini da condividere.

La negazione del diritto

Il coro di voci che si leva dal ventre dell’Occidente invoca la forca, non importa se a ragione oppure a torto. È in corso la distruzione dello stato di diritto, il ruolo delle autorità non viene riconosciuto, la giustizia diventa cosa personale. Se poi aggiungiamo il clima di sfiducia verso la politica ne consegue che il terreno è pronto alla fine del principio democratico ed alla cavalcata di scaltri populisti. Gli eventi di Parigi rischiano di saldare un’alleanza tra la destra xenofoba e la sinistra laica, buonista fino a quando non viene toccata su questioni che la riguardano da vicino. La questione del cambiamento culturale dell’Occidente viene risolta così, in uno schieramento di campo, che tenta di turare la falla dell’incapacità nell’adeguare le basi stesse della società ad una realtà il cui cambiamento si è radicalmente accelerato.

La negazione della libertà

Si invoca la libertà, ma quale libertà? Quella di essere arruolati contro un nemico che non ho scelto non mi interessa, sarò sempre un disertore. Sinceramente non mi sento di dire “siamo tutti Charlie Hebdo”, primo perché non so disegnare e secondo perché sono vivo. Questo culto degli scomparsi mi ricorda sinistramente il rituale fascista del “presente!”. Preferisco guardare avanti, al mondo che verrà e mi sento molto più vicino ai musulmani, sempre più criminalizzati per via di una scheggia impazzita che con l’Islam ha poco da spartire, mentre ne ha molto con interessi economici anche occidentali. No, questa guerra non è la mia! Io so di non sapere ma non cerco maestri, preferisco imparare dai miei errori, senza paura di affrontare la vita e senza bisogno di delegare la difesa del mio potere d’acquisto. Esistono molte libertà, senza la loro convivenza non vi può essere consorzio civile. Ma serve anche fare un passo indietro per rispettare le libertà altrui, oppure esiste una scala gerarchica delle libertà?

L’Occidente deve fare i conti con sè stesso, finalmente guardarsi in faccia, accettare le proprie radici. O sarà una società multiculturale o non sarà, che i volenterosi carnefici si mettano l’animo in pace, oppure che prendano le armi per una battaglia antistorica ed antieconomica. Tanto nelle confortevoli cittadelle difese dalla polizia non ci saranno loro, ma i capi che si saranno scelti. Se tutti quelli che parlano prendessero le armi meriterebbero più rispetto, ora sono solo aspiranti boia, senza nemmeno le palle di guardare in faccia il nemico, quello vero, quello che altri islamici combattono per conto, di fatto, dell’Occidente. L’ISIS vi aspetta, i voli per la Siria pure. Buona fortuna!

Fonte immagine Pensieroerealtà

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