Roghi ad Angkor

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Fonte immagine http://pixabay.com/

Un racconto ritrovato, scritto per un vecchio blog di narrativa. Una divagazione dal consueto di Farfalle&Trincee. Buona lettura!

“…Bayon chiama mondo, Bayon chiama mondo… mi sentite? Qui la situazione si sta facendo pesa, i thailandesi sono ormai alle porte di Battambang, quei simpaticoni dei vietnamiti si stanno avvicinando a tappe forzate, e noi poveri occidentali culi-bianchi difendiamo la pellaccia. Le bande di irregolari cambogiani, alti un metro e una banana ma armati come dei diavoli dell’inferno, non ci danno tregua. E quindi si lotta per salvare il culo.

Mandateci dei cazzo di bombardieri e radete al suolo questa cazzo di foresta, invece che stare seduti col culo al caldo sulle vostre fottute poltrone di pelle, venite a farvi un giro da queste parti: “It’s Cambodia, my friend”. Pub street è in fiamme, e i cambogiani hanno deciso di ricordarsi di essere stati dei Khmer rossi, quando fino a ieri la maggior parte di loro era solo una masnada di minchioni in motorino, ed il fatto che ci siamo asserragliati nei loro fottuti templi li manda letteralmente in bestia. Alla faccia delle comitive di cinesi che fino a ieri infestavano questo posto: piccolo tour, grande tour, si fottano tutti.

Ormai non abbiamo più munizioni, tra qualche giorno dovremmo combattere a colpi di papaya, ed abbiamo avuto diverse perdite. Steve, il palestrato californiano è andato, kaputt, gli ha sparato in testa un thailandese mezzo cinese. Quando è esploso sembrava un cocomero, praticamente è rimasto un ammasso di muscoli senza cervello, esattamente come era prima. Poi ci sono i francesi, che muoiono come mosche, quei mangiarane non hanno capito che avere obbligato, un secolo fa, i cambogiani a coltivare zucchero per le vecchie zoccole parigine non significa poter andare a protestare contro un Ak-47 puntato, peggio per loro.

Abbiamo anche un paio di pollastrelle che si stanno dando da fare mica male. Fiona, una tenera studentessa biondina di Goteborg, che fino a ieri abbassava gli occhi anche quando chiedeva una tazza di latte, ha scoperto che le piace far impazzire gli uomini, di dolore. Dovreste vederla come tortura i miliziani che le cadono tra le mani, ma bisognerà farci un discorsetto, non a tutti piace vedere cuori strappati a mani nude, dannata psicopatica. E come se non bastasse ha fatto amicizia con Mei Lai, una cinese del Sichuan, ormai diventata per tutti “la fuochista”. Mei Lai si è presa con tutto quello che fa bum, non fa altro che confezionare simpatici pacchetti regalo esplosivi, manca poco che metta a fuoco mezza Cambogia.

Per ora siamo vivi, sempre più malridotti ma vivi. Il nostro obiettivo è il Laos, vogliamo raggiungere il Mekong e risalirlo, ma è dannatamente dura. Dobbiamo arrivare a Stung Treng prima che i vietnamiti prendano Ban Lung o siamo fottuti. Kratie resiste ed al momento è un porto sicuro, ma è troppo a sud, noi vogliamo il Laos, non avere i Thai al culo come cani del demonio. Vogliamo arrivare al Mekong, e poi risalire in Laos, ma ve l’ho già detto, e puntare su Udomxai oppure Muang Xai, chiamatela come volete. Abbiamo appuntamento con i birmani, il nostro salvacondotto. Saremo al centro del nulla al confine con paesi uno peggio dell’altro, in una delle zone più senzadio del mondo, ma almeno saremo tranquilli.

Adesso basta, Mei Lai mi aspetta, quella ragazza ormai è la mia unica ragione per stare in questo inferno. La mia piccola fiammiferaia, ultimamente puzza un po’ di benzina ma vi assicuro che lei sa come far dimenticare le sofferenze ad un vecchio occidentale stanco di tutto.

…Bayon chiama mondo, Bayon chiama mondo… passo e chiudo.”

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