La Thailandia ad un punto di svolta?

Grand_Palace_Bangkok,_Thailand

Bangkok – Palazzo reale

Ad una prima lettura quanto avviene in Thailandia sembra molto semplice: una giunta militare ha preso il potere per reprimere le richieste di democrazia provenienti dalla popolazione. Ma le prime letture spesso sbagliano, soprattutto se fatte utilizzando categorie occidentali. La realtà è invece molto più complessa e composta da mille sfaccettature, mille rivoli difficilmente riconducibili ad un unico alveo. Il colpo di stato, definizione questa mai chiaramente definita, è il punto di arrivo di una situazione politica e sociale che si protrae da anni, oggi aggravata da una possibile crisi dinastica. Rispetto al colpo di stato del 2006 la Thailandia è probabilmente cambiata, trovandosi oggi di fronte ad un vero e proprio bivio.

Quando si parla di vita politica thailandese un nome si impone su tutti: Thaksin Shinawatra, potentissimo uomo d’affari, ex-primo ministro della Thailandia e fratello di Yingluck Shinawatra, primo ministro deposto dalla giunta militare attualmente al potere. Tuttavia personalizzare lo scontro in atto nel paese, polarizzandolo nelle figure di Thaksin e del re Bhumibol Adulyadej (Rama IX), significa non vedere la situazione thailandese nel suo complesso. Lo scontro è tra due veri e propri modelli sociali e culturali, con i militari a tentare di guidare gli eventi verso uno dei due modelli, con l’appoggio di parte della casa reale, divisa al suo interno e preoccupata da quanto potrebbe succedere una volta morto il re.

In Thailandia sembra infatti essere in corso una vera e propria crisi dinastica, visto che le condizioni di salute del re non sembrano essere assolutamente buone. Rama IX è uno dei monarchi più longevi al mondo, essendo salito al trono nel 1946, nonchè possessore di una ricchezza enorme, stimata in circa 41bilioni di dollari. Il re ha un potere immenso, politico, economico ed ideologico. La vita thailandese ruota intorno al sovrano, che di fatto controlla l’intero paese approvando o meno le più alte cariche, militari o civili che siano. L’obiettivo della giunta militare, secondo alcuni analisti, sarebbe proprio quello di gestire l’interregno pilotando la successione al trono.

L’erede designato non è amato dalla stessa famiglia reale, essendo ritenuto troppo vicino a Thaksin Shinawatra. Se il principe Vajiralongkorn salisse al trono l’opposizione oltre che dell’elettorato acquisirebbe di fatto il controllo della monarchia. Tuttavia la posizione dell’erede al trono è abbastanza debole, non avendo un forte appoggio nella popolazione, il che si somma ad una debole tradizione per quanto riguarda i criteri della successione. I militari ed i realisti a Vajiralongkorn preferiscono la principessa Sirindhorn, ma sia che loro che i sostenitori dell’opposizione sono al momento in attesa degli eventi. Tutti stanno comunque preparandosi per lo scontro che con tutta probabilità seguirà la morte di Rama IX.

La questione dinastica va tuttavia inserita in un contesto più ampio, nello scenario di una Thailandia che negli ultimi anni ha visto una crescita economica delle classi più basse, quelle che maggiormente sostengono Thaksin, a fronte di una burocrazia incapace di evolvere. Ad affrontarsi sono due vere e proprie visioni della realtà: una dinamica che vede l’origine del potere nelle tornate elettorali, e quindi nella popolazione, ed un’altra che invece lo ritiene discendere direttamente dal re. I militari e la burocrazia ritengono sè stessi amministratori di un potere non loro ma delegato invece dal sovrano, con gravi conseguenze nella gestione di una società dinamica e moderna.

Nonostante i tentativi di Thaksin Shinawatra, ai tempi in cui fu primo ministro, di migliorare l’efficienza del settore pubblico creando una cultura manageriale, tra questo settore e quello privato esiste ormai un vero e proprio abisso ideologico, accentuato da una visione religiosa buddhista che vede nel re un bodhisatta, un essere illuminato che mosso da compassione resta sulla terra per aiutare gli altri esseri a raggiungere uno stato superiore. Da ciò deriva una visione sociale dove il bene sta in cima alla piramide ed il male invece in basso. Secondo questa teoria i contadini, spesso elettori di Thaksin, sono costretti ad un basso livello sociale per mancanza di meriti nelle vite precedenti; anche da qui le resistenze ad un cambiamento radicale della realtà thailandese.

La giunta militare si trova a dover fare i conti con tutto questo, senza supporto popolare e con una crescita economica rivelatasi la più bassa di tutti i paesi ASEAN. Una delle principali fonti di introiti, il turismo, è in calo e sulla scena internazionale i militari hanno alienato al paese l’appoggio di Stati Uniti, Unione Europea e Giappone, da qui un tentativo di avvicinamento alla Cina. L’accentramento del potere nelle mani del leader della giunta, insieme al divieto di parlare anche solo delle condizioni del re, pena l’accusa di lesa maestà, sembrano essere sintomi di debolezza ma in ogni caso tutto resta sospeso, insieme alla vita di re Rama IX.

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. tizianomatteucci
    Ott 27, 2014 @ 14:45:52

    Nel post “Siamo tutti thailandesi”, scrivi: “Quello che risulta particolarmente interessante, più che la composizione sociale delle proteste thailandesi, è la dinamica degli eventi.” … a me pare piu’ interessante la composizione sociale/umana e quindi la politica intesa come gestione della cosa pubblica…. quindi non diamo “colpe” al buddhismo (diciamo, genericamente, alla cultura), le colpe sono da assegnare a chi gestisce il sistema educativo (e religioso). Qui come in italia. Anche se qui, a differenza dell’Italia, è iniziata da poco l’uscita dal medio evo… ci sarebbe da dire anche su primo,secondo, terzo o quarto mondo, rilevazioni di benessere economiche e non sociale … ma lasciamo perdere. .

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