L’essere umano ha bisogno di sognare, avere mete a cui tendere, reali o meno. Le mitologie di ogni popolo sono ricche di luoghi immaginari dove la vita scorre felice e, soprattutto, lontana dai problemi di ogni giorno. Sin dall’antichità esiste una vera e propria letteratura “paradisiaca”, tradizione continuata sino ad oggi. Forse la fuga nel sogno è uno dei motori stessi della creazione artistica, ma a volte accade che qualcuno i sogni voglia realizzarli, renderli concreti magari per sfruttarne commercialmente l’aurea mitica che li circonda, come sembra essere il caso di Shangri-La. Tuttavia a volte i sogni, come bolle di sapone, svaniscono nel nulla.

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Camion per la rimozione dei detriti

Shangri-la è il nome di una cittadina nella regione cinese dello Yunnan, in precedenza conosciuta come Zhongdian (中甸). Situata a quasi 4500 metri Shangri-La, la cui popolazione è sia tibetana che han, con la presenza di diverse etnie minori quali Naxi, Bai, Yi e Lisu, è una vera porta che dallo Yunnan conduce in Tibet. Fermo restando la bellezza dei panorami che si posso ammirare salendo verso Shangri-La (spesso ancora chiamata Zhongdian) vi sono altri motivi d’interesse, legati al cambio di nome avvenuto nel 2001 per mano del governo cinese. Una cittadina inoltre legata in maniera inestricabile ad un libro, finzione che si fa realtà.

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Zhongdian dall’alto

Il libro in questione è Orizzonte Perduto, scritto da James Hilton nel lontano 1933. Nella sua opera Hilton, partendo da racconti del XVII sec. come quelli del gesuita Antonio Andrade, descrive una terra mitica nascosta tra le valli dell’Himalaya dove regnano pace e tranquillità: il regno di Shambhala, da cui Shangri-La. Questa terra felice era organizzata secondo una comunità lamaista, ma di religione nestoriana, dove le debolezze umane non trovavano spazio. La vita a Shangri-La trascorreva nella ricerca dell’elevazione personale, tra arte e scienze, mentre la produzione materiale era limita alle misura strettamente necessaria per il sostentamento.

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Monumento con scritta in tibetano

Il successo dell’opera fu enorme, al punto che avventurieri ed esploratori partirono alla ricerca di questo regno favoloso; il mito di Shangri-La era nato. Sulla localizzazione del luogo raccontato da Hilton si accesero numerosi dibattiti, molti posti rivendicavano di essere la vera Shangri-La. Nel frattempo Zhongdian, fino allora in territorio tibetano, dopo il 1954 divenne parte della regione dello Yunnan, cambiando finalmente nome nel 2001. Il cambio voluto dal governo cinese fu un’operazione dichiaratamente di marketing, con l’intento di rendere Shangri-La una meta turistica come la vicina, e più accessibile, Lijiang. A detta di Pechino la mitica Shangri-La era stata trovata.

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Uno yak in attesa di turisti

Ma il sogno è sfumato la notte dell’11 gennaio 2014, quando un incendio distrusse gran parte della città vecchia, una delle più importanti attrazioni turistiche di Shangri-La. Il fatto che le costruzioni fossero perlopiù in legno ha reso drammatiche le conseguenze del rogo, radendo praticamente al suolo questa parte di città. Un paesaggio davvero spettrale dove prima era possibile assaporare un po’ di aria tibetana, senza la difficoltà di attraversare i confini del Tibet propriamente detto. Recarsi oggi a Shangri-La può comunque essere un’esperienza molto interessante grazie alla bellezza della zona, ma il suo fascino è ora molto diverso da quello che in passato ne ha fatto un’importante meta turistica.

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Di nuovo quella che fu la città vecchia di Shangri-La
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