Un paese di merda: l’Italia

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Fonte immagine deviantart.net

Avrei potuto usare altri titoli come “analisi della crisi del paese Italia”, “esegesi dell’italiano medio” oppure ancora “Italia, cosa succede?”. Invece ho usato la parola merda, si chiama marketing, lo stesso procedimento per cui i giornali riempiono i loro siti di vip nude, per cui la pubblicità ha spesso un sottile rimando al sesso, insomma il modo con cui ci facciamo prendere quotidianamente per il culo, ringraziando. I giornali prendono soldi degli sponsor in base ai click, le tette fanno molti click. Di quello che succede in realtà non interessa a nessuno, meno che mai a chi governa il paese. In Italia stiamo vivendo nel virtuale più sfrenato, senza più la minima capacità di analisi del reale.

Siamo narcotizzati, al governo c’è una persona che fino a qualche decennio fa sarebbe stata presa per le orecchie e spostata in un angolo della scena politica. Siamo tornati agli slogan, ma senza balcone. E noi vogliamo tanto tanto tanto gli slogan, ci permettono di delegare, di chiuderci nel nostro privato. Ma cos’è oggi il nostro privato? Una corsa infinita a rincorrere il tempo per non si sa quali motivi, con figli rincoglioniti dalla tecnologia, bravissimi a convididere il loro nulla in tutto il pianeta, in tempo zero. Stiamo arrancando per non accettare la banalità delle cose: ci siamo impoveriti, soprattutto culturalmente.

I media ripetono il mantra della creazione di posti di lavoro. Ma se nessuno compra a cosa serve aumentare la produzione se non ad accentuare la crisi? Si potrebbe produrre per l’esportazione, non sarebbe male diventare un paese di quello che fu il terzo mondo, che oggi ci guarda dall’alto in basso e limita l’accesso a noi morti di fame. No! Noi siamo l’Italia, la grande Italia. Guai solo a riflettere su certi temi, magari cercando una strada. L’Italia grande non lo è mai stata, ma le guerre perse sono cancellate dall’immagine di Tardelli. Pertini meno dato che era troppo ideologizzato, il calcio è meglio della politica come diversivo. Ma quindi dove va l’italia? Per ora in motel e posti bui dove compiere tradimenti, ormai l’unica vera arma contro una vita piatta.

Dove vasa l’Italia essuno l’ha capito. Matteo Renzi ormai sembra Beppe Grillo, due persone che parlano a lungo e con foga di cose che non conoscono. Il figlio prodigio del comunismo italiano, con la sua riscoperta del centralismo democratico che Lenin gli darebbe una pacca sulla spalla se non fosse che Lenin probabilmente odiava Happy Days, parla parla parla e fa promesse. Gli italiani non ascoltano ma prendono 80euro dimenticando come sempre di chiedersi da dove arrivano: “fatti li cazzi tua!”. Dell’Italia non interessa a nessuno, meno che mai agli italiani che uniti non sono mai stati. Meglio scappare all’estero, una fuga pure quella. Colta, etica, motivata ma sempre fuga è, pure un pò paracula.

L’Italia dovrebbe implodere, un paese inutile capace solo di lamentarsi cercando di fregare il prossimo. Potremmo essere un faro per i paesi pezzenti del pianeta, potremmo essere quelli che alle cene importanti vanno alla porta per informare i non invitati su quanto succede. Invece siamo pronti a raccogliere le briciole dal pavimento, minacciando – come in un film di Moretti – di andarcene, ma senza mai varcare la soglia. Quasi che i balconi viene da rimpiangerli davvero. Come allora oggi è in corso un’orgia di parole, prendendo pure morti a casaccio per creare un orgoglio nazionale. Ma de che? Orgoglio di auto prese a rate che non si riesce a mantenere? Di speculazione edilizia che costruisce case invendute? O dell’allarme per immigrati che tra l’altro in Italia non ci vogliono stare, giusto come capro espiatorio?

Un vecchio che non ammette il prensionamento tesse le lodi di un giornalista morto in procinto di essere assunto da una catena inglese, visto che le porte in Italia non si aprono tanto facilmente; prima ancora di un tifoso che in un’altra domenica sarebbe stato etichettato come teppista invece che come eroe. Il giornalismo italiano è tra le sciagure del paese, pronto a servire gli interessi di turno senza remore. Venezia costa troppo, la gente non riesce a stare più di una giornata, abbassare i prezzi? No, mettere un ticket sulla gita di un singolo giorno. Questa è l’Italia. Un paese che ha già scelto di piegarsi ai nuovi ricchi da qualunque parte essi vengano, ma pretendendo di essere rispettata in quanto grande paese. Ovviamente a spese delle persone meno abbienti, tanto hanno votato Renzi pure loro e quindi sono d’accordo.

Cara vecchia Italia, ma vaffanculo va!

p.s. Ovviamente tutto quello di cui sopra non lede la mia fiducia nel Patto del Nazareno

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. fausto
    Ago 22, 2014 @ 19:12:35

    Quella del ticket a Venezia me l’ero persa. Evidentemente noi pezzenti siamo davvero fastidiosi: eppure io posso garantire di non avere mai sporcato come un piccione, nelle mie due o tre visite alla città lagunare.

    Chissà quali bagarinaggi verranno inventati per aggirarlo. Voglio provare di persona, se la cosa va in porto….

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